11/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche l'Eln si allontana dal processo di pace con il governo intrapreso due anni fa
In Colombia, a combattere una guerra interna da oltre 40 anni non ci sono soltanto le Forze armate rivoluzionarie (Farc). Il paese è culla di un altro gruppo guerrigliero storico che da sempre insegue il medesimo obiettivo dei marxisti: rovesciare il potere costituito, in nome però un'altra ideologia. Molto più vicino alla visione di Cuba e alla Teologia della liberazione, tanto da essere fondata da un ex prete, Camillo Torres, l'Esercito di liberazione nazionale nasce nel 1965 e oggi conta fra i 2500 e i 3000 combattenti. Moltissimi gli infiltrati nella vita politica e sociale colombiana. L'Eln, però, da due anni (dicembre 2005) ha deciso che una pace negoziata sia l'unica uscita al conflitto e sta tentando di raggiungere un accordo con il governo Uribe. Che è sempre più difficile. È di questi giorni la notizia che la probabilità di accordarsi si fa più lontana.

ElnNiente di fatto. Dopo molte riunioni in Messico, Cuba e Venezuela, i dialoghi di pace stanno battendo la fiacca. In oltre due anni di trattative, non solo non si è raggiunto un compromesso, ma non è stato nemmeno concordato un cessate-il-fuoco, né lo stop ai sequestri. Secondo la Fondazione País Libre, l'Esercito di liberazione nazionale detiene 299 persone, per liberare le quali chiede riscatti milionari.

Doppio gioco. Le parti in campo si rimbalzano la responsabilità di un cammino proficuo verso una via d'uscita, accusandosi a vicenda. Il governo accusa l'Eln di inquinare la dimostrazione di buona volontà rapendo continuamente le persone e non sminando i campi che aveva promesso di bonificare. La guerriglia accusa il governo fare il doppio gioco: fingere di voler dialogare come pretesto per schedare i suoi uomini ed eliminarli militarmente.

eLNSempre le Farc. Nel novembre scorso, si era affacciato alla tavola della concertazione Eln-Bogotá il presidente venezuelano Hugo Chávez, promettendo interventi di mediazione proficui. Poi, il caos legato alla liberazione unilaterale dei sequestrati Farc lo ha distratto e allontanato dalla causa del secondo gruppo guerrigliero colombiano. Da allora, il pantano è tornato a salire.
A questo è seguita la decisione repentina degli elenos di strappare dal suo ruolo di portavoce Francisco Galán, principale negoziatore, per punirlo della sua uscita non preventivata di riunirsi con Uribe e dichiarare la sua rinuncia alla guerra. Il Comando Centrale dell'Eln, giudicando molto male l'iniziativa personale del suo uomo, lo ha tolto dal gioco, facendo franare un lavoro di anni.

ElnL'opinione. “Crediamo che il dialogo che Francisco Galán, dal carcere, ha costruito in 15 lunghi anni, non si possa rimpiazzare facilmente. L'unico risultato può essere quello di un isolamento maggiore dell'Eln”, ha precisato alla Bbc una commissione di garanti che gestiscono la Casa di Pace, aperta a Medellin, dove Galán trascorre parte della sua prigionia. Della stessa idea il presidente Uribe: “Ci sono tre o quattro persone dell'Eln che hanno ricevuto tutto l'appoggio del governo per avanzare verso la pace e finora l'unica cosa che hanno fatto è ingannarla pace, nonostante che gli ordini di cattura che pendevano sulle loro teste siano stati sospesi”.

Sguardo a Caracas. Un processo in profonda crisi, dunque, quello intavolato dall'Eln, e alcuni analisti pensano che l'unica maniera per sbloccarlo è coinvolgere nuovamente Chávez. “L'Eln era felice di Chávez e non si muoverà se le relazioni tra Uribe e il presidente venezuelano non si ricomporranno”, ha dichiarato a Bbc Mundo Jaime Zuluaga, professore dell'Università nazionale di Colombia, esperto del conflitto colombiano. Una soluzione lontana, viste le relazioni diplomatiche fra Bogotá e Caracas, tutt'altro che amichevoli.
 

Stella Spinelli

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