14/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nonostante il boom del petrolio, il settore privato si basa ancora su manodopera importata
In controtendenza rispetto all'impressionante crescita economica alimentata dalle rendite record del petrolio, i governi dei paesi arabi del Golfo Persico hanno sinora fallito nell'affrontare la disoccupazione che affligge i propri cittadini.
Sebbene la maggior parte dei paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gulf Cooperation Council – Gcc) abbiano messo in atto programmi per la formazione al lavoro dei propri cittadini, le aziende del settore privato operanti nell'area si affidano ancora alla forza lavoro proveniente dall'estero.

Di fronte all'incapacità – o non volontà – delle popolazioni locali di lavorare nel settore privato, lo stato è ancora la principale fonte di impiego per i nativi dei paesi del Gcc, che comprende Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
L'economista saudita Ihsan Bu Hulaiga crede che il mercato del lavoro nell'area del Gcc abbia subito delle aberrazioni a causa dell'apertura ai lavoratori stranieri e a causa del pubblico impiego che è visto, dalle popolazioni locali, come un posto di lavoro conveniente.
“In nessun altro posto accade una cosa simile”, ha detto Bu Hulaiga, riguardo l'influenza dei lavoratori stranieri negli stati del Golfo, dove gli espatriati costituiscono quasi il 40 percento di una popolazione totale di circa 37 milioni di persone.
“Non è accettabile”, ha continuato, notando che nel 2007 l'Arabia Saudita ha emesso la cifra record di 1.7 milioni di visti per lavoro.
L'Arabia Saudita, il più grande dei paesi membri del Gcc, sia in estensione che in popolazione, e il più ricco al mondo di riserve di petrolio, ha circa 6.5 milioni di abitanti stranieri su una popolazione totale di quasi 24 milioni di persone. Ma nonostante la sua ricchezza, nel 2007, la disoccupazione tra i sauditi era, secondo i dati ufficiali, dell'11 percento, appena un punto percentuale in meno rispetto all'anno precedente. Da tradizione, negli stati del Gcc, il settore pubblico ha impiegato quanti più nativi possibile a condizioni per il lavoratore molto vantaggiose, se comparate con quelle del settore privato.
“L'impiego pubblico attrae i giovani per la sua sicurezza e per il minor numero di ore lavorative”, si è lamentato Bu Hulaiga.

Ma poiché le imprese private generano un maggior quantità di opportunità di lavoro, molti dei paesi del Gcc hanno introdotto, per tale settore, delle quote di impiego a favore dei propri cittadini. Questa politica “contraddice qualsiasi concetto economico”, ha detto Bu Hulaiga. La soluzione è rendere “la forza lavoro nazionale, che è non qualificata e più costosa (di quella straniera), più conveniente per i datori di lavoro”, ha continuato.
“Abbiamo una grande opportunità di qualificare i nostri giovani in questo momento di crescita economica”. Bu Hulaiga crede che i governi del Gcc dovrebbero rendere l'impiego privato più appetibile per i propri cittadini fornendo formazione e salari sussidiari, in modo da equiparare i lavoratori del settore privato a quelli del pubblico. Il Kuwait agisce già in tal senso. Le aziende private pagano ai propri impiegati il salario base prestabilito e lo stato interviene con contributi integrativi.
A Marzo il governo ha affermato che circa 36mila kuwaitiani sono stati assunti da imprese private a partire dal 2003, anno in cui è stato lanciato un programma per incoraggiare il reclutamento nel settore privato di manodopera locale. Ha poi aggiunto che i disoccupati sono scesi dal 7.1 percento del 2003 al 5.3 percento del 2007. Ma il settore pubblico del piccolo emirato rimane comunque la principale fonte di impiego della popolazione locale, assorbendo circa il 79 percento della forza lavoro attiva nazionale composta di circa 324mila persone.
Metà degli impiegati negli uffici pubblici rappresentano quello che l'economista kuwaitiano Jassem Saadun ha chiamato “la disoccupazione mascherata”. Pagare per creare tali posti di lavoro “è un modo per distribuire i dividendi del petrolio”, ha detto durante un seminario il mese scorso, ma ha anche avvertito che una tale strategia non funzionerà a lungo termine. “E' una bomba a orologeria. Il governo non sarà in grado di impiegarli tutti”, ha aggiunto, perché i kuwaitiani rappresentano un magro 3.9 percento degli impiegati nel settore privato, in un paese dove i nativi rappresentano meno di un terzo della popolazione totale, che ammonta a 3.4 milioni di persone.

Gli Emirati Arabi Uniti, una delle nazioni arabe più ricche, hanno anche loro stabilito un programma similare per aiutare i propri cittadini, una minoranza degli abitanti totali, a trovare lavoro nel settore privato, dominato prevalentemente da stranieri. Nel 2007 il Programma di Sviluppo per i Cittadini degli Emirati (Endp) ha impiegato, secondo il suo direttore Azzah al-Sharhan, 2037 lavoratori, principalmente nel settore bancario e della vendita al dettaglio. Gli Emirati Arabi Uniti non forniscono dati sulla disoccupazione, che è stimata essere una delle più basse tra i paesi del Gcc. I cittadini del Qatar, meno di un terzo di circa 900mila abitanti in prevalenza stranieri, rappresentano, secondo i dati, appena il 2 percento della forza lavoro impiegata nel privato, a fronte di un obiettivo del 20 percento. Ma mentre il minuscolo emirato, ricco di gas naturale, risulta essere il terzo al mondo per reddito pro capite, i suoi cittadini, che godono dell'assistenza statale dalla culla alla tomba, preferiscono lavorare nel settore pubblico. Il dato relativo alla disoccupazione in Qatar non è disponibile. Bahrain e Oman sono meno benestanti per il fatto che le loro riserve di petrolio stanno diminuendo. La disoccupazione nel Bahrain e diminuita drasticamente assestandosi, secondo i dati ufficiali, intorno al 4 percento nel 2007, dopo che nel 2005 ne era stato registrato un aumento al 15 percento su di una forza lavoro totale di 120mila persone.
Lo stato del Bahrain ha anche lui optato per un programma di aiuti a coloro che sono in cerca di lavoro, gli incaricati dal governo stanno tentando di collocarli nei posti a loro più adatti.
Le più recenti statistiche relative all'Oman sono del 2004, e indicano che i cittadini senza impiego sono il 15 percento della forza lavoro del paese.

Ali Khalili
Categoria: Risorse, Migranti, Economia
Luogo: Kuwait
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