Nonostante il boom del petrolio, il settore privato si basa ancora su manodopera importata
In
controtendenza rispetto all'impressionante crescita economica
alimentata dalle rendite record del petrolio, i governi dei paesi
arabi del Golfo Persico hanno sinora fallito nell'affrontare la
disoccupazione che affligge
i propri cittadini.
Sebbene
la maggior parte dei paesi membri del Consiglio di Cooperazione del
Golfo (Gulf Cooperation Council – Gcc) abbiano messo in atto
programmi per la formazione al lavoro dei propri cittadini,
le aziende del settore privato operanti nell'area si affidano ancora
alla forza lavoro proveniente dall'estero.

Di
fronte all'incapacità – o non volontà – delle
popolazioni locali di lavorare nel settore privato, lo stato è
ancora la principale fonte di impiego per i nativi dei paesi del Gcc,
che comprende Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati
Arabi Uniti.
L'economista
saudita Ihsan Bu Hulaiga crede che il mercato del lavoro nell'area
del Gcc abbia subito delle aberrazioni
a causa dell'apertura ai
lavoratori stranieri e a causa del pubblico impiego che è
visto, dalle popolazioni locali, come un posto di lavoro conveniente.
“In
nessun altro posto accade una cosa simile”, ha detto Bu
Hulaiga, riguardo l'influenza dei lavoratori stranieri negli stati
del Golfo, dove gli espatriati costituiscono quasi il 40
percento di una popolazione totale di circa 37 milioni di
persone.
“Non
è accettabile”, ha continuato, notando che nel 2007 l'Arabia
Saudita ha emesso la cifra record di 1.7 milioni di visti
per lavoro.
L'Arabia
Saudita, il più grande dei paesi membri del Gcc, sia in
estensione che in popolazione, e il più ricco al mondo di
riserve di petrolio, ha circa 6.5 milioni di abitanti stranieri su
una popolazione totale di quasi 24 milioni di persone.
Ma
nonostante la sua ricchezza, nel 2007, la disoccupazione tra i
sauditi era, secondo i dati ufficiali, dell'11 percento, appena un
punto percentuale in meno rispetto all'anno precedente.
Da
tradizione, negli stati del Gcc, il settore pubblico ha impiegato
quanti più nativi possibile a condizioni per il lavoratore
molto vantaggiose, se comparate con quelle del settore privato.
“L'impiego
pubblico attrae i giovani per la sua sicurezza e per il minor numero
di ore lavorative”, si è lamentato Bu Hulaiga.

Ma
poiché le imprese private generano un maggior quantità
di opportunità di lavoro, molti dei paesi del Gcc hanno
introdotto, per tale settore, delle quote di impiego a favore dei
propri cittadini. Questa politica “contraddice qualsiasi concetto
economico”, ha detto Bu Hulaiga.
La
soluzione è rendere “la forza lavoro nazionale, che è
non qualificata e più costosa (di quella straniera), più
conveniente per i datori di lavoro”, ha continuato.
“Abbiamo
una grande opportunità di qualificare i nostri giovani in
questo momento di crescita economica”. Bu
Hulaiga crede che i governi del Gcc dovrebbero rendere l'impiego
privato più appetibile per i propri cittadini fornendo
formazione e salari sussidiari, in modo da equiparare i lavoratori
del settore privato a quelli del pubblico.
Il
Kuwait agisce già in tal senso. Le aziende private pagano ai
propri impiegati il salario base prestabilito e lo stato interviene
con contributi integrativi.
A
Marzo il governo ha affermato che circa 36mila kuwaitiani sono stati
assunti da imprese private a partire dal 2003, anno in cui è
stato lanciato un programma per incoraggiare il reclutamento nel
settore privato di manodopera locale. Ha
poi aggiunto che i disoccupati sono scesi dal 7.1 percento del
2003 al 5.3 percento del 2007. Ma il settore pubblico del piccolo
emirato rimane comunque la principale fonte di impiego della
popolazione locale, assorbendo circa il 79 percento della forza
lavoro attiva nazionale composta di circa 324mila persone.
Metà
degli impiegati negli uffici pubblici rappresentano quello che
l'economista kuwaitiano Jassem Saadun ha chiamato “la
disoccupazione mascherata”. Pagare per creare tali posti di lavoro
“è un modo per distribuire i dividendi del petrolio”, ha
detto durante un seminario il mese scorso, ma ha anche avvertito che
una tale strategia non funzionerà a lungo termine. “E' una
bomba a orologeria. Il governo non sarà in grado di
impiegarli tutti”, ha aggiunto, perché i kuwaitiani
rappresentano un magro 3.9 percento degli impiegati nel settore
privato, in un paese dove i nativi
rappresentano meno di un terzo della popolazione totale, che ammonta
a 3.4 milioni di persone.

Gli
Emirati Arabi Uniti, una delle nazioni arabe più ricche, hanno
anche loro stabilito un programma similare per aiutare i propri
cittadini, una minoranza degli abitanti totali, a trovare lavoro nel
settore privato, dominato prevalentemente da stranieri. Nel 2007 il
Programma di Sviluppo per i Cittadini degli Emirati (Endp) ha
impiegato, secondo il suo direttore Azzah al-Sharhan, 2037
lavoratori, principalmente nel settore bancario e della vendita al
dettaglio. Gli Emirati Arabi Uniti non forniscono dati sulla
disoccupazione, che è stimata essere una delle più
basse tra i paesi del Gcc. I cittadini del Qatar, meno di un terzo di
circa 900mila abitanti in prevalenza stranieri, rappresentano,
secondo i dati, appena il 2 percento della forza lavoro impiegata nel
privato, a fronte di un obiettivo del 20 percento.
Ma
mentre il minuscolo emirato, ricco di gas naturale, risulta essere il
terzo al mondo per reddito pro capite, i suoi cittadini, che godono
dell'assistenza statale dalla culla alla tomba, preferiscono lavorare
nel settore pubblico. Il dato relativo alla disoccupazione in Qatar
non è disponibile.
Bahrain
e Oman sono meno benestanti per il fatto che le loro riserve di
petrolio stanno diminuendo.
La
disoccupazione nel Bahrain e diminuita drasticamente assestandosi,
secondo i dati ufficiali, intorno al 4 percento nel 2007, dopo che
nel 2005 ne era stato registrato un aumento al 15 percento su di una
forza lavoro totale di 120mila persone.
Lo
stato del Bahrain ha anche lui optato per un programma di aiuti a
coloro che sono in cerca di lavoro, gli
incaricati dal governo stanno tentando di collocarli nei posti a loro
più adatti.
Le
più recenti statistiche relative all'Oman sono del 2004, e
indicano che i cittadini senza impiego sono il 15 percento della
forza lavoro del paese.