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Guardando le stelle. Da qualche parte nella zona orientale dell’Arabia Saudita un uomo guarda il
cielo. Magari lo fa ogni sera, per rilassarsi. Ma questa è una sera particolare
e l’uomo ha un sussulto: ha appena avvistato la luna nuova. Possiamo immaginarlo
mentre corre trafelato con la sua lunga tunica bianca ad avvertire il tribunale
religioso locale. Un funzionario, tirato giù dal letto in piena notte, ringrazia
e corre a telefonare alla Mecca, luogo tra i più sacri per l’Islam, dove ha sede
il Tribunale, l'istituzione che gestisce l’Haj, il pellegrinaggio.Uno dei cinque pilastri dell’Islam, un obbligo per tutti i
musulmani che sono nelle condizioni fisiche per compierlo. Il motivo di tanta
fretta è che, a causa dell’avvistamento dell’uomo nel deserto, oggi e non domani
si celebra l’Eid al-Adha, la festa del sacrificio di Abramo, evento che chiude ufficialmente l’Haj. Una comunicazione ufficiale del tribunale, al quale tutti i musulmani del mondo
devono attenersi, viene diffusa. Tutti i pellegrini vengono avvisati dell’anticipazione
del rito finale. Il calendario islamico, che si basa sull’Egira (pellegrinaggio del Profeta alla città santa), è scandito dalle fasi della Luna.
Esaltazione mistica. L’avvistamento lunare non è che un aspetto dell’Haj . Il rito, oltre al giro attorno alla Ka’aba, la sacra Pietra Nera della moschea principale della Mecca, prevede la lapidazione
di Satana che avviene nella cittadina di Mina, dove c’è una stele che raffigura
il maligno e viene presa a sassate. Questo momento di esaltazione profonda e di
sovraffollamento pericoloso ha causato tragedie enormi: nel 1990 sono state 1426
le vittime di una calca impressionante in un tunnel. Nel 1998, per lo stesso motivo,
le vittime furono 118. Negli ultimi anni la situazione pareva normalizzata, fino
all’anno scorso, quando 251 pellegrini persero la vita a causa di uno sbandamento
della folla che cominciò a calpestare le persone più deboli. Per garantire l’ordine
pubblico, il ministero dell’Haj saudita, ha predisposto un rafforzamento delle forze dell’ordine che potranno
contare, nella gestione di due milioni di visitatori, su 50 mila agenti in più.
Lo spettro delle epidemie. Il sovraffollamento dei luoghi santi nei giorni del pellegrinaggio non è solo
un problema organizzativo. Il ministero della Sanità, recependo un allarme dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità, ha predisposto un piano per prevenire epidemie virali.
“Abbiamo stoccato quantità enormi di vaccini”, ha precisato Amin Mishkhas, direttore
del dipartimento Malattie Infettive del ministero, “si teme un’epidemia di virus
paragonabile alla Spagnola del 1919, all’Asiatica del 1957 e a quella di Hong
Kong del 1968. I recenti allarmi, come la Sars e l’influenza aviaria, sono un
rischio terribile quando si radunano milioni di persone provenienti da tutto il
mondo. Temiamo soprattutto gli arrivi dal Sud-Est asiatico, dopo la tragedia dello
tsunami. Del controllo di eventuali persone infette o della tutela di categorie
particolarmente esposte al rischio di contagio si occuperanno direttamente i muttawif (le guide dell’Haj)”.
Pellegrinaggio a tutti i costi. La paura di eventuali epidemie o quella di attentati non ridurranno certamente
le presenza previste per il rito sacro. Molti pellegrini, folgorati dalla fede
o dalla possibilità di entrare clandestinamente in Arabia Saudita, sfruttano i
visti d’ingresso collettivi per piantare le tende nel Paese dei Saud. In tutti
i modi. “Ogni giorno fermiamo e arrestiamo uomini che, travestiti da donne, tentano
di entrare nel Paese per l’Haj”, dichiara Khaled al-Harti, responsabile del posto i polizia di Jeddah, “arrivano
famiglie con un permesso, ma scopriamo che le automobili sono piene di uomini
travestiti che cercano di entrare illegalmente nel Paese. Non saprei come fare
senza le mie colleghe: un uomo non potrebbe mai perquisire una donna”.
Christian Elia