20/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L’Haj, il pellegrinaggio alla Mecca, viene anticipato. Guardando la Luna
fedeli in cammino per il pellegrinaggio in arabia sauditaGuardando le stelle. Da qualche parte nella zona orientale dell’Arabia Saudita un uomo guarda il cielo. Magari lo fa ogni sera, per rilassarsi. Ma questa è una sera particolare e l’uomo ha un sussulto: ha appena avvistato la luna nuova. Possiamo immaginarlo mentre corre trafelato con la sua lunga tunica bianca ad avvertire il tribunale religioso locale. Un funzionario, tirato giù dal letto in piena notte, ringrazia e corre a telefonare alla Mecca, luogo tra i più sacri per l’Islam, dove ha sede il Tribunale, l'istituzione che gestisce l’Haj, il pellegrinaggio.Uno dei cinque pilastri dell’Islam, un obbligo per tutti i musulmani che sono nelle condizioni fisiche per compierlo. Il motivo di tanta fretta è che, a causa dell’avvistamento dell’uomo nel deserto, oggi e non domani si celebra l’Eid al-Adha, la festa del sacrificio di Abramo, evento che chiude ufficialmente l’Haj. Una comunicazione ufficiale del tribunale, al quale tutti i musulmani del mondo devono attenersi, viene diffusa. Tutti i pellegrini vengono avvisati dell’anticipazione del rito finale. Il calendario islamico, che si basa sull’Egira (pellegrinaggio del Profeta alla città santa), è scandito dalle fasi della Luna.
Facile immaginare la gran confusione per allertare quasi due milioni di pellegrini che arrivano da tutto il mondo, ma in Arabia Saudita la tradizione è tutto. Nonostante le moderne tecnologie permettano di prevedere con largo anticipo le fasi lunari, nel Paese dei Saud, fa fede l’avvistamento a occhio nudo.
 
fedeli davanti alla moschea della meccaEsaltazione mistica. L’avvistamento lunare non è che un aspetto dell’Haj . Il rito, oltre al giro attorno alla Ka’aba, la sacra Pietra Nera della moschea principale della Mecca, prevede la lapidazione di Satana che avviene nella cittadina di Mina, dove c’è una stele che raffigura il maligno e viene presa a sassate. Questo momento di esaltazione profonda e di sovraffollamento pericoloso ha causato tragedie enormi: nel 1990 sono state 1426 le vittime di una calca impressionante in un tunnel. Nel 1998, per lo stesso motivo, le vittime furono 118. Negli ultimi anni la situazione pareva normalizzata, fino all’anno scorso, quando 251 pellegrini persero la vita a causa di uno sbandamento della folla che cominciò a calpestare le persone più deboli. Per garantire l’ordine pubblico, il ministero dell’Haj saudita, ha predisposto un rafforzamento delle forze dell’ordine che potranno contare, nella gestione di due milioni di visitatori, su 50 mila agenti in più.
 
fedeli attorno alla ka'abaLo spettro delle epidemie. Il sovraffollamento dei luoghi santi nei giorni del pellegrinaggio non è solo un problema organizzativo. Il ministero della Sanità, recependo un allarme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha predisposto un piano per prevenire epidemie virali. “Abbiamo stoccato quantità enormi di vaccini”, ha precisato Amin Mishkhas, direttore del dipartimento Malattie Infettive del ministero, “si teme un’epidemia di virus paragonabile alla Spagnola del 1919, all’Asiatica del 1957 e a quella di Hong Kong del 1968. I recenti allarmi, come la Sars e l’influenza aviaria, sono un rischio terribile quando si radunano milioni di persone provenienti da tutto il mondo. Temiamo soprattutto gli arrivi dal Sud-Est asiatico, dopo la tragedia dello tsunami. Del controllo di eventuali persone infette o della tutela di categorie particolarmente esposte al rischio di contagio si occuperanno direttamente i muttawif (le guide dell’Haj)”.
 

controlli di polizia per i fedeliPellegrinaggio a tutti i costi. La paura di eventuali epidemie o quella di attentati non ridurranno certamente le presenza previste per il rito sacro. Molti pellegrini, folgorati dalla fede o dalla possibilità di entrare clandestinamente in Arabia Saudita, sfruttano i visti d’ingresso collettivi per piantare le tende nel Paese dei Saud. In tutti i modi. “Ogni giorno fermiamo e arrestiamo uomini che, travestiti da donne, tentano di entrare nel Paese per l’Haj”, dichiara Khaled al-Harti, responsabile del posto i polizia di Jeddah, “arrivano famiglie con un permesso, ma scopriamo che le automobili sono piene di uomini travestiti che cercano di entrare illegalmente nel Paese. Non saprei come fare senza le mie colleghe: un uomo non potrebbe mai perquisire una donna”.

Christian Elia

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