11/04/2008
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Il figlio di Gheddafi tratta e rilascia novanta membri di un gruppo libico vicino ad al-Qaeda
''Il dialogo intrapreso con i capi del gruppo combattente ha portato alla liberazione
di novanta persone che rappresentano un terzo dei membri del gruppo attualmente
in carcere''.
Questa la nota con la quale la Fondazione Gheddafi, diretta da Sayf al-Islam
Gheddafi, figlio del leader libico Mouammar, ha reso nota la scarcerazione di
un gruppo di membri del Gruppo Islamico dei Combattenti Libici (Gicl).
Gli uomini di al-Libi. Non un gruppo qualsiasi, visto che i servizi d'intelligence di mezzo mondo lo
ritengono il braccio libico di al-Qaeda. Legame, secondo le ricostruzioni ufficiali,
confermato dal fatto che il suo leader storico e fondatore Abu Layth al-Libi è
stato ucciso alla fine di gennaio da un raid aereo statunitense nel Waziristan
pakistano, da dove partecipava alla guerra in Afghanistan.
La nota della Fondazione è stata ripresa anche da al-Jazeera, secondo cui la scarcerazione dei militanti del Gicl è il frutto della trattativa
condotta personalmente da Sayf Gheddafi con gli esponenti del gruppo armato che,
nel novembre del 2007, avevano annunciato l'adesione del Gicl alla rete internazionale
di al-Qaeda.
La Fondazione, lo scorso 25 febbraio, ha annunciato l'avvio del dialogo con il
gruppo armato, prefigurando la possibilità di liberare parte dei loro militanti.
Il gruppo libico è nato a metà degli anni Novanta in Afghanistan, fondato da
alcuni reduci della guerra contro le truppe sovietiche.
La tela d Sayf. Una mossa che lascia di stucco, considerato il processo di riavvicinamento della
Libia agli Stati Uniti e all'Unione europea degli ultimi anni. Gheddafi, per anni
considerato il principale sponsor del terrorismo internazionale, dal 2003 a oggi
si è progressivamente avvicinato alle posizioni occidentali. Il Colonnello, inoltre,
è sempre stato il campione del laicismo del potere, contro le derive islamiste.
L'organizzazione dei Fratelli musulmani, la più grande formazione d'ispirazione
religiosa, è bandita in Libia e i suoi dirigenti sono stati in carcere per decenni.
Qualcosa è cambiato, dunque, nel regime di Gheddafi. Ma in realtà è il figlio
del Colonnello a voler cambiare le cose, utilizzando la Fondazione per preparare
la Libia alla sua successione al potere. Sayf è un pragmatico, formatosi in Occidente,
ma sensibile ai mutamenti che attraversano il mondo arabo e islamico. Con gli
islamisti si tratta, per spingerli dalla lotta armata alla politica e per evitare
guai peggiori, come sta accadendo in Algeria con al-Qaeda in Maghreb. Ecco allora
una prima
amnistia di massa per i Fratelli musulmani e adesso l'accordo con i novanta militanti
del Gicl che hanno accettato di abbandonare la lotta armata. Con buona pace di
Washington e Bruxelles, che sempre più dovranno abituarsi ad avere a che fare
con questo leader dall'aria intellettuale.