09/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Scritto per noi da
Barbara Carcone 
 
Tra gli indios dei Caraibi, quella dei barí* è nota come una popolazione di fieri combattenti. Con tenacia si sono sempre opposti ad ogni imposizione esterna: hanno resistito con archi e frecce ai conquistadores spagnoli, orgogliosamente difeso la propria identità e le proprie tradizioni di fronte all’avanzata europea e cristiana, ma nulla hanno potuto nulla contro i petroleros. Dal loro arrivo, nei primi anni del secolo scorso, i barí sono stati decimati e cacciati dalle proprie terre, perchè ricche di giacimenti petroliferi e carbone. Quello dei barí  è stato però uno sterminio, se possibile ancora più efferato, perché a causa della loro belligeranza e indomabilità sono stati considerati per molto tempo come selvaggi violenti. Con la conseguenza che il massacro perpetuato ai loro danni  è stato ulteriormente esasperato e giustificato: ancora negli anni ’60, uccidere un barí non era considerato un grave reato.
 
Mobilitazione continuaIngerenze. La questione si complica ancora di più oggi, perchè “il popolo barí è stanziato nella punta Ovest del Paese, vicinissimo al confine con la Colombia”, spiega il Professor Ronny Velásquez, antropologo dell’Universidad Central de Venezuela (UCV), che da anni si occupa della questione degli indigeni. “In questa area gli indios sono sottoposti a pressioni esterne ancora più intense, ed il controllo dei territori che sono appartenuti loro per secoli, prescinde dalla loro volontà”. Velásquez si riferisce alle ingerenze delle compagnie petrolifere e di quelle per l’estrazione del carbone, ma anche dei ribelli colombiani, che oltrepassano il confine con il Venezuela e si stanziano nei territori boscosi e sulle montagne lungo la Sierra de Perijá. “Si tratta soprattutto di guerriglieri delle Farc - spiega il professore - che potrebbero attirare nella zona anche rappresaglie ed incursioni delle autorità governative colombiane. Ci sono poi, ovviamente, gli statunitensi", prosegue Velásquez, "tutti sappiamo cosa fanno gli Stati Uniti in America Latina". Il tutto concorre ad esasperare una situazione che si protrae da decenni.

Bambini indios venezuelaniRivoluzione di ampio respiro. Per la prima volta il governo sta cercando di cambiare le cose in modo concreto e radicale. In riferimento ai provvedimenti del presidente Chávez per aiutare gli indigeni venezuelani, il professor Velásquez  precisa: “Parlare di riforme agrarie è riduttivo e incompleto. Iniziative più o meno di facciata, note con il termine “riforme”, sono state attuate dai numerosi governi della Quarta Repubblica, precedenti all’insediamento di Hugo Chávez. Il presidente ha fatto molto di più: nell’ambito della nuova Costituzione del 1999, agli indigeni sono stati riconosciuti diritti inalienabili, base indispensabile per lo sviluppo equilibrato delle etnie presenti nel Paese, in tutti gli aspetti della vita pubblica. "La riforma agraria, la redistribuzione della terra, definita con la Ley de la Tierra del 2001, è solo una parte - precisa Velásquez - di questa rivoluzione di ampio respiro. D’altronde su 26 milioni di abitanti, un milione è rappresentato dalla popolazione indigena: una minoranza, ma consistente, che finalmente ha la possibilità di ottenere il peso che merita nella formulazione dell’identità sociale, culturale e politica del Venezuela".


Offerte inaccettabili. Tutti d’accordo sulle buone intenzioni del leader bolivariano dunque, indigeni compresi. Meno accordo sembra esserci sulle modalità pratiche della redistribuzione delle terre; il che, per i meno ingenui, potrebbe tradire mancanze di contenuto. In particolare, in riferimento alla vicenda delle comunità barí di Kumanda e Karañakaek, che a differenza delle altre nella Sierra de Perijá,  non hanno accettato le delimitazioni alla propria terra proposte dal governo. Questi terreni sono chiaramente insufficienti e inadeguate a garantire il sostentamento della popolazione delle pur modeste comunità. Ma il professor Velásquez taglia corto su questo: “Ci sarà sempre qualcuno che si opporrà o non condividerà le modalità di attuazione di un progetto di cambiamento, soprattutto se pensato in grande”.
 
Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Venezuela