10/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Grazie alle primarie, la piccola isola diventa importante nella sfida tra Obama e Hillary
Non ha un rappresentante con diritto di voto al Congresso, non ha voce in capitolo quando bisogna eleggere il presidente, non è uno Stato dell'Unione. Ma grazie all'infinito testa a testa tra Barack Obama e Hillary Clinton nelle primarie democratiche, Porto Rico è diventato improvvisamente importante per la politica statunitense. Pur non potendo votare alle elezioni presidenziali, in quanto abitanti di un “territorio liberamente associato agli Usa", i portoricani sono cittadini statunitensi e possono dire la loro nella selezione dei candidati. Offrendo sul piatto 63 delegati, una dote molto appetibile per i due duellanti democratici. Con la visita dell'ex presidente Bill Clinton, che ha girato l'isola nei giorni scorsi, la corsa per accaparrarsi i voti di Porto Rico nelle elezioni del primo giugno è ufficialmente iniziata.

Clinto a Porto RicoLa visita di Bill. In un tour di incontri frenetico, Clinton ha cercato di aprire la strada alla moglie, attesa qui nelle prossime settimane al pari di Obama. “Potreste effettivamente determinare il risultato di queste elezioni”, ha detto l'ex presidente davanti a un migliaio di persone a Barceloneta. “Se votate per Hillary e le date un grosso margine, lei avrà la nomination e onorerà sempre il vostro sostegno”. Clinton ha promesso migliori cure sanitarie e nuove misure contro la disoccupazione, che a Portorico si aggira intorno al 10 percento, il doppio rispetto alla media degli Usa. Ma nella corsa ai voti della popolazione locale, la moglie Hillary parte già avvantaggiata: in quanto senatrice di New York, intrattiene da anni rapporti con la più grande comunità portoricana al di fuori dell'arcipelago. E finora gli ispanici hanno votato in maggioranza per lei, senza cedere al fascino del fenomeno Obama.

Piatto prelibato. Porto Rico tiene le sue primarie ogni quattro anni, ma è tradizionalmente uno degli ultimi Stati a farlo, quando le nomination sono già state assicurate. Nella situazione venutasi a creare quest'anno – Obama è in vantaggio con 1.629 delegati contro i 1.486 di Hillary – Porto Rico è al momento il piatto più ricco dopo Pennsylvania, North Carolina e Indiana. Non sarà determinante per la nomination (nessuno dei due candidati riuscirà a conquistare i 2.025 delegati necessari solo tramite il voto popolare), ma contribuirà alle valutazioni finali che farà il partito democratico, quello è certo.

Un'altro momento della visita di ClintonDue mondi diversi. Per i due candidati è una sfida nuova. Già nella comparsata di Clinton, che mai aveva visitato Porto Rico negli otto anni alla Casa Bianca, è emersa la differenza tra due mondi diversi: lui parlava solo inglese, capito solo da una minoranza nella folla di persone accorse a vedere el presidente, che a sua volta ascoltava stranito i discorsi in spagnolo dei politici locali sullo stesso palco. A Porto Rico si dice che la politica è lo “sport nazionale”. Ma per Obama e Hillary, fare campagna qui richiederà uno sforzo di equilibrismo nel cercare di tenersi buoni i 2,5 milioni di elettori (la popolazione è di 4 milioni), divisi su tre posizioni diverse nel rapporto verso gli Usa: c'è chi vuole l'indipendenza, chi ambisce ad essere il 51esimo Stato dell'Unione, e chi tutto sommato preferisce che lo status quo non venga cambiato. La Clinton ha già promesso di voler ridefinire lo status del territorio nel suo primo mandato, e quindi piace di più ai fautori del Porto Rico alla pari con gli altri Stati. Obama è rimasto più freddino, impegnandosi a considerare tutte e tre le possibilità.
 

Alessandro Ursic

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