20/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



No agli aiuti per ragioni politiche. Parlano un missionario e un esperto
barche, Tamil Nadu
L’India meridionale - dopo l’Indonesia e lo Sri Lanka - è una delle zone più colpite dallo tsunami. L’onda anomala ha causato vittime e distruzione soprattutto nei piccoli villaggi costieri del Tamil Nadu, popolati per lo più da pescatori. Le palafitte in legno e le capanne di foglie di cocco non hanno resistito alla violentissima marea del 26 dicembre, che ha portato via quasi 9mila persone e lasciato senza casa altre 140mila. A 1.200 chilometri dalle coste, l’oceano ha completamente sommerso le piccole isole indiane delle Andamane e delle Nicobare. Qui i morti accertati sono circa 1.900 e moltissimi i dispersi, almeno 5.500. “Al momento la situazione è sotto controllo”, dichiara il missionario salesiano James Theophilus, che vive a Thiruchy nello stato del Tamil Nadu. “Molte persone stanno ripulendo le aree inondate e costruendo dimore temporanee. Lunedì scorso hanno riaperto alcune scuole. Per fortuna stanno arrivando i generi alimentari fondamentali, riso e acqua potabile. Restano però grandissimi problemi. Gli aiuti del governo sono in ritardo. Le autorità rifiutano i soccorsi internazionali perché dicono di poter far fronte da sole alla tragedia, ma non è vero. Intanto le persone restano in miseria e i politici – in gran parte corrotti – rubano i soldi destinati all’emergenza”.
 
spiaggia, Tamil NaduIl racconto del missionario. Padre Theophilus ha visitato due dei villaggi più colpiti. “A Manakubi – continua l’uomo - sono morte 50 persone e i 3mila abitanti sono tutti sfollati. A Vallavilai non ci sono state vittime, ma almeno mille persone sono senza un tetto e altre 8mila senza impiego. I pescatori di questa zona hanno perso le barche e le reti. Da quindici giorni non lavorano e non hanno entrate. Inoltre sono scioccati. Non vogliono più entrare in acqua. Solo alcuni uomini, cinque o dieci per ogni villaggio, hanno ricominciato a pescare con le imbarcazioni che non sono andate distrutte”.
Almeno 600 salesiani sono presenti nei Paesi sconvolti dallo tsunami. Lo rende noto il Volontariato internazionale per lo sviluppo che sta raccogliendo fondi per la costruzione di orfanotrofi e per le adozioni a distanza. Nel Tamil Nadu i missionari stanno dando ospitalità a 10mila scampati. “A Manakubi e Vallavilai – dichiara padre Theophilus -  formeremo dei gruppi per spiegare alle persone che cos’è accaduto e per aiutarle a esprimersi sulla tragedia. Cercheremo di rassicurarli, dicendo loro che l’onda anomala non tornerà prima di molti anni e anche accompagnandoli in mare”. In questi villaggi non ci sono medici e il primo ospedale è ad almeno venti chilometri di distanza.
 
Motivi geopolitici. L’indologo Marco Restelli spiega perché Nuova Delhi ha deciso di non accettare la solidarietà internazionale: “In passato l’India accoglieva di buon grado gli aiuti stranieri. Oggi invece ha detto ‘no’ per un motivo geopolitico: si sta proponendo come grande potenza e non vuole dare l’immagine di un Paese in ginocchio. E’ infatti in corsa per ottenere un seggio all’Onu e punta ad avere una partnership sempre più forte con la Cina. Negli ultimi quindici anni, in effetti, l’India ha registrato un grande sviluppo economico, ma solo il 10 per cento della popolazione ha un tenore di vita ‘europeo’, mentre un altro 50 per cento è povero. Tuttavia il Paese presenta un’accresciuta capacità di far fronte alle crisi”.
 
contadini, Tamil Nadu
Arcipelago strategico. C’è poi un’altro triste dato. “Il governo indiano vieta l’accesso degli operatori umanitari nelle isole Andamane e Nicobare, anche se sono state inondate dallo tsunami e addirittura divise a metà dal terremoto. Qui infatti si trovano basi militari e centri di spionaggio che devono rimanere isolati. Inoltre l’arcipelago è difficile da raggiungere. Gli aeroporti sono ancora impraticabili e gli elicotteri non hanno carburante a sufficienza per percorrere una tale distanza. Si è deciso dunque di portare aiuto via nave, il mezzo più lento.” Le isole hanno una collocazione strategica: da qui l’India può controllare i movimenti marittimi nel golfo del Bengala e verso lo Stretto di Malacca. Anche padre Theophilus ha notizie preoccupanti da queste isole remote: “Un amico missionario mi ha detto che sono arrivati molti aiuti dal governo, ma la situazione è tragica. Le Nicobare – dove è stato registrato il maggior numero di vittime – sono andate distrutte e le Andamane totalmente devastate. Nessuno può dire con certezza quanti siano i morti e i dispersi”.

Francesca Lancini

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