11/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Hasan Daud, scrittore e giornalista sciita, racconta il suo Paese
Hasan Daud è uno scrittore e giornalista libanese. Ai tempi della guerra civile in Libano ha lavorato per il quotidiano as-Safir, poi per al-Hayat. Oggi lavora per il quotidiano al-Mustaqbal.
Nei suoi romanzi ha dipinto la Beirut post-guerra con i suoi problemi e la sua distruzione.

Perché Hariri è diventato un “simbolo” dopo il suo assassinio?
Dopo la guerra civile (1975-1990) il Libano è stato totalmente distrutto. Non c’era elettricità, né telefono né strade. Non c'era niente e i guerriglieri erano ancora lì, perché ogni libanese sai che è stato un guerrigliero, come era ancora lì la milizia palestinese assieme all’esercito siriano. Hariri ha cercato di far rinascere il Libano, di ridare alla gente una vita normale.
Hariri era amato dai libanesi già negli anni Ottanta, prima che diventasse primo ministro, i libanesi hanno incominciato a parlare di lui come se fosse un loro amico. Quando poi è entrato in politica ha iniziato a dar fastidio e allora alcuni hanno cominciato a pensare che ''questa persona bisognava farla fuori''.
Quando lo hanno ucciso per tutti è diventato un simbolo, con la sua morte è come se ci avessero detto: “E’ questa persona che voi amate? E’ questa che noi uccidiamo”.

Cosa ha significato per i libanesi la cosiddetta Primavera di Beirut? 
Aldilà delle manifestazioni che ci sono state, per me la rivoluzione dei cedri rappresenta un'occasione persa nella storia del Libano. Abbiamo perso l'occasione di unire i libanesi e di lasciarci dietro gli anni della guerra e gli odi tra confessioni. E invece siamo ritornati al confessionalismo. Ora siamo di nuovo sunniti con sunniti e sciiti con sciiti e poi i cristiani che sono divisi in due blocchi. .
Ricordo e mi fa arrabbiare molto che la comunità sciita non ha partecipato a quelle manifestazioni. Lo dico perché anche io sono uno sciita e invece ci sono andato.

Ma forse la comunità sciita non ha partecipato perché aveva una diversa idea riguardo all'autore dell’assassinio?
Questo non è un problema, questo è politica. Loro credono che siano stati gli Usa e Israele. Perché non si sono nemmeno presentati ai funerali il giorno dopo? Muore una delle personalità politiche più importanti dalla fine della guerra e loro non vengono ai funerali? C’erano tutti: destra, sinistra, partiti laici, partiti confessionale e loro no.

Ma anche loro gridavano “vogliamo la verità su Hariri” alle loro manifestazioni.
Si, ma in Libano parlano tanto poi bisogna vedere chi mette in pratica le cose. Non è vero che loro vogliono la verità. Sai che effetto hanno i politici sui libanesi? Gli fanno perdere il buonsenso. Tutta la giornata la tv martella con notizie e ogni leader ha sempre la sua giustificazione e il suo colpevole e tu stai lì ascolti e non ti fermi a pensare perché il bombardamento di notizie è tale che non ne hai il tempo.

C’è uno Stato in Libano? 
Prima della guerra c’era uno Stato, ma adesso no perché chiunque è entrato in Libano lo ha distrutto per cause diverse. In Libano ora non c’è uno Stato ci sono le confessioni che formano dei blocchi.

E la pubblica opinione dov'é?
Non esiste e di questo ne sono responsabili le confessioni, quindi ci sono “opinioni di confessioni”.

Il clientelismo fa parte dei “mali del Libano”? 
Certo! Il clientelismo è dappertutto. Se io che sono sciita voglio trovare un lavoro devo rivolgermi a un responsabile sciita che fa da tramite tra me e chi nel parlamento o nell’amministrazione rappresenta la mia comunità.

I Libanesi tra appartenenza comunitaria o ad uno Stato?
Quando sei libanese entri nella 'formula libanese': non ti senti un cittadino di uno Stato e questa formula per capirla ci vuole molto tempo. In Libano non esiste un senso di asabiyya (coesione, legame ndr)al Libano.
Non c’è nemmeno un simbolo che appartiene a tutti i libanesi. Vedi il cedro, per esempio, è amato dai cristiani e screditato dai i musulmani. Oggi sai cosa crea un asabiyya? L’eliminazione di Israele.
Tutti sono pronti a morire per Israele o per delle caricature su Mohammad, ma nessuno è disposto a morire per il Libano.
Kamal Jumblatt, Pierre Gemayel non sono martiri del Libano, ma martiri delle rispettive confessioni, la drusa e la cristiana, e anche Hariri ora è diventato lo shahid (martire) dei sunniti Questo è il nostro Paese.

Alcuni parlano di federalismo per risolvere il problema del Libano cosa ne pensa?
Non sono d’accordo. Il Libano deve imparare ad avere il senso di una nazione.

Cosa rappresenta per lei Hasan Nasrallah?
Come me, in questo momento, molti intellettuali sciiti sono in disaccordo con Nasrallah e Hezbollah. Hanno scritto degli articoli dove esprimono il loro disaccordo sull’operato e la politica di Hezbollah ma chi li tiene in conto? Si considera la comunità sciita sempre come un blocco unito ma non è così. Non siamo tutti ‘Amal o Hezbollah.

a cura di Erminia Calabrese

Categoria: Guerra, Politica, Religione
Luogo: Libano