Domani si decide il futuro del Paese. Otto morti alla vigilia del voto
Scritto per noi da
Donatella Malfitano

All’uscita dell’aeroporto di Kathmandu, poster e striscioni del leader maoista
Prachanda accolgono i tanti turisti che continuano ad affluire qui in Nepal, diretti
verso le vette dell’Annapurna e dell’Everest, poco interessati all’appuntamento
storico al quale il Paese si sta presentando.
Domani, infatti, si terranno le elezioni dell’Assemblea Costituente, tappa cardine
dell’Accordo di Pace firmato nel novembre 2006 tra i Sette partiti al Governo
(Seven Party Alliance) e i ribelli Maoisti, entrati nella dialettica politica dopo un decennio di
lotta clandestina che ha fatto circa 13mila vittime. Poco prima, un movimento
di protesta generale aveva destituito il re Gyanendra e spianato la strada alla
laicizzazione del Paese. La chiamata alle urne è caduta nel vuoto già due volte,
nel 2007: a giugno per un ritardo organizzativo, poi a novembre per una pesante
ostruzione dei maoisti, i cui rappresentanti avevano poco prima abbandonato l’esecutivo
provvisorio pressando sempre più per l’ immediata abolizione della monarchia -
salvo poi rientrare dopo l’approvazione di un emendamento costituzionale finalizzato
al passaggio a repubblica federale. Questa volta l’appuntamento sarà rispettato,
anche se non mancano i problemi.
Indipendentisti, monarchici e maoisti. Gli accordi firmati un mese fa dal Governo con i gruppi indipendentisti madhesi
del Terai e con altri gruppi indigeni e regionali hanno posto fine a manifestazioni
e scioperi che rischiavano di far saltare nuovamente il voto. Il ritrovato ottimismo
si è andato tuttavia sgonfiando con l’avvio della campagna elettorale, iniziata
con toni talmente forti da costringere governo e comunità internazionale a richiamare
più volte i partiti al rispetto dei diritti umani e del codice di condotta elettorale.
Tagliati fuori dai colloqui per un’intesa con l’esecutivo, gruppi armati quali
il Fronte di liberazione popolare del Terai o i Cobra del Terai hanno ripreso
a compiere attacchi intimidatori contro i candidati e a minacciare azioni di ostruzionismo
nel giorno delle elezioni.
Poi ci sono i monarchici induisti dell’Esercito di difesa del Nepal, gruppo meno
noto che si oppone alla trasformazione del Nepal in repubblica laica, e che ha
rivendicato un attentato in una moschea nel quale sono rimaste uccise due persone. Sia i separatisti del Terai che i monarchici induisti godano del sostegno di
settori
del governo di Nuova Delhi, preoccupati che il successo della transizione nepalese
dia coraggio alla guerriglia maoista indiana.
Il durissimo scontro elettorale è spesso degenerato in omicidi politici e violenti
scontri di piazza tra i sostenitori dei principali partiti (il maoista e il Congress
Party): due candidati maoisti e una dozzina di quadri minori sono stati uccisi
in agguati, e almeno sette sostenitori maoisti sono stati uccisi tra ieri e oggi
dalla polizia che ha aperto il fuoco contro manifestazioni non autorizzate.
Sono tuttavia gli stessi maoisti, sopratutto la loro Lega giovanile, ad essere
unanimemente accusati delle violazioni più sistematiche, con attacchi ai candidati
di altri partiti e minacce agli elettori, ai quali viene detto che il voto non
sarà segreto e che chi non voterà per i maoisti sarà identificato e punito.
In mezzo la gente, tra entusiasmo e paura. I 601 membri dell’Assemblea Costituente che verranno eletti da circa 17 milioni
di nepalesi avranno il compito di scrivere la nuova Costituzione del Nepal, sancendo
nella primissima riunione il passaggio da una monarchia religiosa assoluta e unitaria
a una repubblica laica democratica e federale.
Malgrado la campagna di informazione condotta dalla Commissione Elettorale, non
è chiaro quanto i Nepalesi siano effettivamente al corrente delle finalità del
voto, soprattutto nelle zone più remote e sottosviluppate del Paese. La veemenza
con cui etnie e partiti hanno cavalcato l’onda elettorale, rivendicando questioni
di ogni tipo, ha confuso le idee dell’elettorato con attese da elezioni legislative,
se non presidenziali: il leader maoista Prachanda infatti si presenta già come
prossimo capo della Repubblica. Incerte anche le previsioni sull'affluenza: a
parte il blocco dei trasporti annunciato domani, i nepalesi si dividono tra l’entusiasmo
di chi percepisce l’importanza di questo momento storico e chi annuncia che non
andrà a votare per timore di ritorsioni e violenze.
Ma l’attenzione è già al dopo elezioni. Prachanda ha avvertito: se il suo partito non prenderà la maggioranza dei voti,
si tratterà di una cospirazione e allora “si dovrà prendere il potere con la forza”.