09/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Domani si decide il futuro del Paese. Otto morti alla vigilia del voto
Scritto per noi da
Donatella Malfitano
 
Il leader maoista, PrachandaAll’uscita dell’aeroporto di Kathmandu, poster e striscioni del leader maoista Prachanda accolgono i tanti turisti che continuano ad affluire qui in Nepal, diretti verso le vette dell’Annapurna e dell’Everest, poco interessati all’appuntamento storico al quale il Paese si sta presentando.
Domani, infatti, si terranno le elezioni dell’Assemblea Costituente, tappa cardine dell’Accordo di Pace firmato nel novembre 2006 tra i Sette partiti al Governo (Seven Party Alliance) e i ribelli Maoisti, entrati nella dialettica politica dopo un decennio di lotta clandestina che ha fatto circa 13mila vittime. Poco prima, un movimento di protesta generale aveva destituito il re Gyanendra e spianato la strada alla laicizzazione del Paese. La chiamata alle urne è caduta nel vuoto già due volte, nel 2007: a giugno per un ritardo organizzativo, poi a novembre per una pesante ostruzione dei maoisti, i cui rappresentanti avevano poco prima abbandonato l’esecutivo provvisorio pressando sempre più per l’ immediata abolizione della monarchia - salvo poi rientrare dopo l’approvazione di un emendamento costituzionale finalizzato al passaggio a repubblica federale. Questa volta l’appuntamento sarà rispettato, anche se non mancano i problemi.
 
MaoistiIndipendentisti, monarchici e maoisti. Gli accordi firmati un mese fa dal Governo con i gruppi indipendentisti madhesi del Terai e con altri gruppi indigeni e regionali hanno posto fine a manifestazioni e scioperi che rischiavano di far saltare nuovamente il voto. Il ritrovato ottimismo si è andato tuttavia sgonfiando con l’avvio della campagna elettorale, iniziata con toni talmente forti da costringere governo e comunità internazionale a richiamare più volte i partiti al rispetto dei diritti umani e del codice di condotta elettorale. Tagliati fuori dai colloqui per un’intesa con l’esecutivo, gruppi armati quali il Fronte di liberazione popolare del Terai o i Cobra del Terai hanno ripreso a compiere attacchi intimidatori contro i candidati e a minacciare azioni di ostruzionismo nel giorno delle elezioni.
Poi ci sono i monarchici induisti dell’Esercito di difesa del Nepal, gruppo meno noto che si oppone alla trasformazione del Nepal in repubblica laica, e che ha rivendicato un attentato in una moschea nel quale sono rimaste uccise due persone.  Sia i separatisti del Terai che i monarchici induisti godano del sostegno di settori del governo di Nuova Delhi, preoccupati che il successo della transizione nepalese dia coraggio alla guerriglia maoista indiana. 
Il durissimo scontro elettorale è spesso degenerato in omicidi politici e violenti scontri di piazza tra i sostenitori dei principali partiti (il maoista e il Congress Party): due candidati maoisti e una dozzina di quadri minori sono stati uccisi in agguati, e almeno sette sostenitori maoisti sono stati uccisi tra ieri e oggi dalla polizia che ha aperto il fuoco contro manifestazioni non autorizzate.
Sono tuttavia gli stessi maoisti, sopratutto la loro Lega giovanile, ad essere unanimemente accusati delle violazioni più sistematiche, con attacchi ai candidati di altri partiti e minacce agli elettori, ai quali viene detto che il voto non sarà segreto e che chi non voterà per i maoisti sarà identificato e punito.
 
Polizia a KathmanduIn mezzo la gente, tra entusiasmo e paura. I 601 membri dell’Assemblea Costituente che verranno eletti da circa 17 milioni di nepalesi avranno il compito di scrivere la nuova Costituzione del Nepal, sancendo nella primissima riunione il passaggio da una monarchia religiosa assoluta e unitaria a una repubblica laica democratica e federale.
Malgrado la campagna di informazione condotta dalla Commissione Elettorale, non è chiaro quanto i Nepalesi siano effettivamente al corrente delle finalità del voto, soprattutto nelle zone più remote e sottosviluppate del Paese. La veemenza con cui etnie e partiti hanno cavalcato l’onda elettorale, rivendicando questioni di ogni tipo, ha confuso le idee dell’elettorato con attese da elezioni legislative, se non presidenziali: il leader maoista Prachanda infatti si presenta già come prossimo capo della Repubblica. Incerte anche le previsioni sull'affluenza: a parte il blocco dei trasporti annunciato domani, i nepalesi si dividono tra l’entusiasmo di chi percepisce l’importanza di questo momento storico e chi annuncia che non andrà a votare per timore di ritorsioni e violenze.
 
Ma l’attenzione è già al dopo elezioni. Prachanda ha avvertito: se il suo partito non prenderà la maggioranza dei voti, si tratterà di una cospirazione e allora “si dovrà prendere il potere con la forza”. 
Parole chiave: nepal, Donatella Malfitano
Categoria: Elezioni
Luogo: Nepal