09/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Guardian rivela un piano di Washington per restare in Iraq sine die e senza condizioni
La data sul documento, classificato 'segreto e sensibile', è quella del 7 marzo 2008. Il contenuto giustifica la massima riservatezza: in parole povere gli Stati Uniti si preparano a restare in Iraq a tempo indeterminato, supportati dallo stesso governo iracheno che chiede a Washington di subentrare al mandato delle Nazioni Unite.

Accordi segreti. Lo rivela il Guardian, prestigioso quotidiano britannico, entrato in possesso della bozza di accordo tra il governo di Baghdad e l'amministrazione Bush. Nel documento si legge che ''gli Stati Uniti vengono autorizzati a condurre operazioni militari in Iraq e a detenere individui per ragioni di sicurezza''. Quello che fanno dal 2003, certo, ma senza alcun limite di tempo.
L'accordo utilizza l'aggettivo 'temporaneo' in riferimento alla 'carta bianca' consegnata ai militari Usa in Iraq, ma non fissa limiti di alcun tipo alle operazioni statunitensi e, pur chiarendo che gli Stati Uniti non puntano a mantenere installazioni militari permanenti in Iraq, sancisce uno stato di emergenza che potrebbe essere permanente nei fatti. Nessun vincolo è posto agli Usa: numero di uomini illimitato, libertà totale nella scelta delle armi impiegate, nessun laccio giuridico alle truppe nei rapporti con il governo iracheno e con la popolazione locale. Meccanismo, si legge nel documento, che va ritenuto esteso anche ai militari britannici.
La scadenza per l'entrata in vigore dell'accordo, sulla carta, è fissata alla fine di luglio di quest'anno, ma in realtà potrebbe esserci tempo fino alla fine di dicembre, quando scadrà il mandato delle Nazioni Unite, con conseguente caduta della foglia di fico delle risoluzioni Onu che arrivarono solo dopo che le truppe della Coalizione avevano invaso l'Iraq.

Moqtada alle urne. Le critiche al progetto non mancano, anche da parte della candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton, ma sono in particolare i partiti sunniti iracheni e i deputati sciiti vicini ad al-Sadr che promettono battaglia in Parlamento a Baghdad.
Il clima politico nel Paese, in previsione delle elezioni di ottobre, è rovente. Domani sono previste, in occasione del quinto anniversario della conquista di Baghdad da parte delle forze della Coalizione, una serie di manifestazioni in tutto il Paese. I dimostranti, incitati da Moqtada al-Sadr, chiederanno il ritiro delle truppe straniere dall'Iraq ed è prevista una partecipazione massiccia.
In particolare, dopo le centinaia di vittime della battaglia di Bassora del mese scorso tra l'esercito iracheno e l'esercito del Mahdi fedele ad al-Sadr, il governo iracheno ha paura dell'ayatollah radicale che rischia seriamente di vincere le elezioni. Il premier iracheno Nouri al-Maliki, in un'intervista televisiva, ha ammonito i seguaci di Moqtada che sarà loro vietato presentarsi alle prossime elezioni amministrative se non scioglieranno la milizia del Mahdi. Moqtada, seguendo i consigli dei suoi alleati iraniani, continua a predicare lo scioglimento, sicuro di vincere.
Ma basta una provocazione da parte dell'esercito iracheno per scatenare l'inferno. Un inferno nel quale gli Usa si preparano a restare a lungo.

Christian Elia

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