Il Guardian rivela un piano di Washington per restare in Iraq sine die e senza condizioni
La
data sul documento, classificato 'segreto e sensibile', è
quella del 7 marzo 2008. Il contenuto giustifica la massima
riservatezza: in parole povere gli Stati Uniti si preparano a restare
in Iraq a tempo indeterminato, supportati dallo stesso governo
iracheno che chiede a Washington di subentrare al mandato delle
Nazioni Unite.
Accordi segreti. Lo rivela il
Guardian, prestigioso quotidiano britannico, entrato in
possesso della bozza di accordo tra il governo di Baghdad e
l'amministrazione Bush. Nel documento si legge che ''gli Stati Uniti
vengono autorizzati a condurre operazioni militari in Iraq e a
detenere individui per ragioni di sicurezza''. Quello che fanno dal
2003, certo, ma senza alcun limite di tempo.
L'accordo utilizza l'aggettivo
'temporaneo' in riferimento alla 'carta bianca' consegnata ai
militari Usa in Iraq, ma non fissa limiti di alcun tipo alle
operazioni statunitensi e, pur chiarendo che gli Stati Uniti non
puntano a mantenere installazioni militari permanenti in Iraq,
sancisce uno stato di emergenza che potrebbe essere permanente nei
fatti. Nessun vincolo è posto agli Usa: numero di uomini
illimitato, libertà totale nella scelta delle armi impiegate,
nessun laccio giuridico alle truppe nei rapporti con il governo
iracheno e con la popolazione locale. Meccanismo, si legge nel
documento, che va ritenuto esteso anche ai militari britannici.
La scadenza per l'entrata in vigore
dell'accordo, sulla carta, è fissata alla fine di luglio di
quest'anno, ma in realtà potrebbe esserci tempo fino alla fine
di dicembre, quando scadrà il mandato delle Nazioni Unite, con
conseguente caduta della foglia di fico delle risoluzioni Onu che
arrivarono solo dopo che le truppe della Coalizione avevano invaso
l'Iraq.
Moqtada alle urne. Le critiche
al progetto non mancano, anche da parte della candidata democratica
alla Casa Bianca Hillary Clinton, ma sono in particolare i partiti
sunniti iracheni e i deputati sciiti vicini ad al-Sadr che promettono
battaglia in Parlamento a Baghdad.
Il clima politico nel Paese, in
previsione delle elezioni di ottobre, è rovente. Domani sono
previste, in occasione del quinto anniversario della conquista di
Baghdad da parte delle forze della Coalizione, una serie di
manifestazioni in tutto il Paese. I dimostranti, incitati da Moqtada
al-Sadr, chiederanno il ritiro delle truppe straniere dall'Iraq ed è
prevista una partecipazione massiccia.
In particolare, dopo le centinaia di
vittime della battaglia di Bassora del mese scorso tra l'esercito
iracheno e l'esercito del Mahdi fedele ad al-Sadr, il governo
iracheno ha paura dell'ayatollah radicale che rischia seriamente di
vincere le elezioni. Il premier iracheno Nouri al-Maliki, in
un'intervista televisiva, ha ammonito i seguaci di Moqtada che sarà
loro vietato presentarsi alle prossime elezioni amministrative se non
scioglieranno la milizia del Mahdi. Moqtada, seguendo i consigli dei
suoi alleati iraniani, continua a predicare lo scioglimento, sicuro
di vincere.
Ma basta una provocazione da parte
dell'esercito iracheno per scatenare l'inferno. Un inferno nel quale
gli Usa si preparano a restare a lungo.