08/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Un sondaggio tra gli universitari svela che il Libano è stanco dello stato confessionale
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
Un tempo tutti i mali del Libano venivano dalla Siria. Oggi, una volta che i servizi segreti siriani sono stati smantellati e le truppe siriane hanno lasciato il paese è la tayfiyya e cioè il confessionalismo, che è la base del sistema politico libanese, istituzionalizzato dal Patto nazionale del 1943, a generare instabilità nel paese.

american university a beirutSecondo un ultimo sondaggio, svolto in tutte le università libanesi, l’87 percento dei giovani libanesi sono contrari al sistema confessionale e l’83 percento vuole abolirlo.
''E’ un dato che non sorprende'', spiega il Prof. Pascal Munan, direttore del dipartimento di Scienze e Comunicazioni all'università Saint-Joseph , ''l’eliminazione del sistema confessionale è diventato uno scopo nazionale, ma per arrivare a questo bisogna cambiare molte cose tra cui la legge elettorale, l'educazione dei giovani, la riforma di testi scolastici, uno statuto civile personale e nuovi partiti politici che siano lontani dalla rappresentazione della comunità”, conclude.
 
Diverso è il parere di Ghassan Hajjar, giornalista di An-Nahar: ''E' una storia vecchia, in Libano nessuno ha mai voluto il sistema confessionale. E' come un malato che ha una malattia e lo vuole risolvere, ma allo stesso tempo ha paura di morire durante o dopo l’operazione. I libanesi mentono molto, tutti dicono che non vogliono questo sistema che vogliono essere laici ma ognuno di loro vuole che i diritti della loro 'comunità' siano tutelati. E’ questo il vero problema''.
''Il nostro sogno è di avere una patria ma non sappiamo come'', dice Arabi al-Andari, responsabile dell’Unione dei ragazzi democratici, ala della sinistra libanese, all’Università Libanese, la tayfiyya è arriva al suo termine esploderà un giorno o l’altro. Ma non vogliamo che gli Stati Uniti vengano qui a dirci quale modello dobbiamo attuare per vivere in pace, è una soluzione che deve essere trovata tra i libanesi''.
''In Libano la democrazia non può funzionare, né la democrazia né il federalismo'', dice Georges, uno studente dell’Università Americana di Beirut, ''dobbiamo trovare un 'sistema' adatto alla nostra realtà, ma come fare se siamo senza presidente da 5 mesi e senza governo da quasi 2 anni?''.
E' in momenti di crisi come questo che l’opzione federalismo, quella del taksim,divisione, si fa avanti. Quella stessa opzione sponsorizzata un tempo dall'elite cristiana maronita del Paese che sperava di creare un suo Marunistan, uno Stato per i maroniti.
 
''Penso che il modello svizzero potrebbe salvare il Libano'', dice Tania Muhanna, giornalista del canale Lbci, ''non vedo altre soluzioni''.
''Non sono per niente d’accordo, dice il prof. Pascal Munan, ''noi non siamo né la Svizzera né il Belgio e la differenza tra le nostre comunità è di tipo religioso non è né di lingua né di cultura. Se federalismo vuol dire fare del Libano dei cantoni di cristiani, sciiti e sunniti questo non lo voglio, perché chi è laico, come me, dove andrà?'', continua Munan.
''Non capisco - ripete Arabi - mentre gli altri si uniscono perché noi dovremmo dividerci, il Libano è già un paese piccolo''.
''Noi oggi, in Libano, già viviamo nel federalismo; è quella linea che ci divide dall’altro, e quello che ci fa dire 'noi e loro'. Se volete prendere questo Stato e dividerlo come un pezzo di formaggio non resterà nulla del Libano'', dice il prof. Fuad Khoury, docente di economia.
''Ora i problemi vengono dal nostro sistema confessionale, ma mi chiedo dove è il rinnovamento della classe politica?'', dice Rita, studentessa dell’università Libanese.
''I politologi parlano del Libano come una democratia tawfiqiyye, democrazia consensuale, ma oggi viviamo in una dictatura tawfiqiyya, una dittatura consensuale'', ripete Randa, una studentessa dell’Università Saint-Joseph, ''di quale democrazia parlano, quando le famiglie Joumblatt, Gemayel, e ora Hariri si perseguono all’infinito?''.
La vera primavera forse dovrebbe consistere in un rinnovamento dell'elite politica attuale, dove capi milizie, capi feudatari e ora anche business man continuano a governare un Paese .
Quel 'noi' e quel 'loro' oggi comincia ad essere sempre più definito e non stupisce se il 65,5 percento dei giovani intervistati si aspetta un'altra guerra nel Paese.
Categoria: Guerra, Politica, Religione
Luogo: Libano