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I numeri. Secondo la ricerca, dal 2003 a oggi i soldati in servizio attivo che hanno servito
in Iraq sono 513.000. Di questi, 197.000 sono stati inviati al fronte più di una
volta, e 53.000 per almeno tre turni. Di questi ultimi, il 27 percento soffre
di sindrome da stress post-traumatico (Ptsd), una percentuale che scende al 18
percento per i militari mandati al fronte in due occasioni, e al 12 percento per
quelli che in Iraq ci sono stati una volta sola. Proprio questa settimana il generale
David Petraeus, massima autorità militare Usa in Iraq, dirà al Congresso che non
raccomanda un'ulteriore diminuzione delle truppe nel Paese, oltre a quelle già
previste fino a luglio, che porteranno la presenza statunitense in Iraq a circa
140.000 militari.
Le preoccupazioni del Pentagono. In un incontro preliminare con il presidente Bush tenuto lo scorso marzo, il
Joint Chiefs of Staff – l'organo che riunisce i comandi dei servizi di ciascun
ramo delle forze armate statunitensi – ha espresso tutta la sua preoccupazione
per il livello di stress raggiunto dai militari. Nella ricerca del Pentagono,
si conclude che “i soldati che ritornano da turni multipli al fronte segnalano
un morale basso, più problemi mentali e legati allo stress”. In particolare, i
soldati al terzo o al quarto turno in Iraq “sono a rischio particolare di riportare
problemi di salute mentale”. Per cercare di migliorare la situazione, le forze
armate stanno pensando di accorciare i turni di dispiegamento in Iraq di tre mesi,
portandoli a un anno, e di aumentare i periodi di pausa tra uno e l'altro, estendendoli
dagli attuali 12.Alessandro Ursic