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E' passata più di una settimana dalle elezioni presidenziali del 29 marzo, ma dei risultati nessuna traccia. La popolazione attende il responso della Commissione elettorale da ormai dieci giorni, ma finora l'unico risultato certo rimane quello della vittoria del Movement for Democratic Change, il partito di opposizione, alle parlamentari. Domani la Corte suprema, che ha accolto oggi un ricorso presentato dal Mdc, potrebbe costringere la Commissione a rendere pubblici i risultati. Mentre lo Zanu-Pf, il partito del presidente Robert Mugabe, già chiede un riconteggio delle schede.
L'Alta Corte pare al momento l'unico soggetto capace di sbloccare lo stallo in
cui è finito il Paese. Finora, la Commissione elettorale ha dichiarato che il
ritardo nella pubblicazione dei risultati era dato dalla difficoltà di scrutinare
le schede di tre elezioni (presidenziali, parlamentari e locali) tenutesi contemporaneamente.
Ma ogni giorno che passa la tesi perde di valore, perché tenere così a lungo il
Paese nell'incertezza sta portando ad altri problemi. Primo fra tutti, il timore
di possibili scontri tra polizia ed esercito da una parte e manifestanti dall'altra.
Finora non si hanno notizie di incidenti o vittime, ma la pazienza della popolazione
non sarà infinita.
Nei giorni immediatamente successivi alle elezioni, si erano sparse voci su un
possibile accordo tra Tsvangirai e Mugabe, che avrebbe permesso a quest'ultimo
di uscire onorevolmente di scena espatriando in un Paese sicuro (si parlava della
Malesia). Ma col passare dei giorni la notizia ha perso peso, sia per le smentite
dei due partiti, sia perché si parla di un Mugabe ostaggio del suo entourage politico e militare, che l'avrebbe costretto a partecipare al ballottaggio per
rimanere al potere a qualunque costo. Così, ora l'opposizione teme che il ritardo
nella pubblicazione dei risultati sia un espediente per guadagnare tempo truccando
l'esito delle consultazioni, e per prepararsi a fare lo stesso al ballottaggio,
in modo da conservare a Mugabe la maggioranza. Voci finora non confermate da prove
certe.Matteo Fagotto