06/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Usa una serie di spot chiede che l'amministrazione Bush risponda degli errori commessi

Più di mille soldati morti, molti sbagli commessi, bugie sulle armi di distruzione di massa e sui collegamenti tra Saddam e Al Qaida, scandalo delle torture. Eppure, per le tante ombre della guerra in Iraq, nessuno dei pezzi grossi dell’amministrazione Bush ha ancora pagato. Da una settimana una serie di spot televisivi in onda negli Usa chiede proprio questo: che sia fatta giustizia, che i responsabili del fallimento rispondano dei loro errori. E che i cittadini statunitensi ne tengano conto quando arriverà il momento di votare per scegliere il prossimo presidente.

La campagna Hold them accountable 2004 finora è stata diffusa solo nel Wisconsin e in West Virgi nia, due Stati che i sondaggi danno in bilico tra Bush e Kerry. L’iniziativa è opera di una delle tante associazioni nate negli Usa in quest’anno elettorale, la Fight Back Campaign, composta da attivisti del partito democratico ma non questo – specificano – supporter acritici di Kerry, e men che meno impegnati nella sua campagna elettorale.

“Alcuni di noi – si legge sul sito – si sono opposti alla guerra in Iraq dall’inizio; altri sono stati ingannati dalla colin powelltesi dell’amministrazione sulle armi di distruzione di massa ed erano a favore dell’intervento militare. Ma tutti noi crediamo che errori terribili siano stati fatti nella pianificazione, nella conduzione della guerra e subito dopo il conflitto; che nessuno abbia risposto di questi sbagli; e che la testardaggine dell’amministrazione Bush nel non ammettere questi errori e nel non cambiare la sua politica metta a rischio vite americane ogni giorno”.

All’inizio è andato in onda un primo spot – dal titolo “Errori terribili” – in cui sullo sfondo nero sfilavano i nomi dei mille e più militari uccisi in Iraq, e in primo piano comparivano e sfumavano le accuse contro Bush. Da qualche giorno, sempre negli stessi due Stati, viene diffuso un secondo spot intitolato “Citazioni”, che riporta alcune frasi pronunciate dal presidente Bush e dal vicepresidente Cheney nel periodo prec dente l’intervento e durante le operazioni militari. C’è il “credo che saremo accolti in Iraq come liberatori” di Cheney e il “Missione compiuta” di Bush quando annunciò la fine delle maggiori ostilità dopo quaranta giorni di conflitto. In primo piano, il fiume di parole viene accompagnato dal conto delle vittime.

rumsfeldSul sito – dove si può fare una donazione per partecipare alla creazione di nuove pubblicità, in tv e sulla carta stampata – c’è anche spazio per una petizione da sottoporre ai giornalisti che condurranno il dibattito tra i candidati nei due faccia a faccia televisivi ancora da tenersi prima del voto. La richiesta comprende sei domande scomode da fare a Bush, al quale il presidente non ha mai risposto: tra queste, qual è la strategia di uscita dall’Iraq, quanto la guerra sia costata più del previsto, come verranno affrontate le minacce rappresentate dall’Iran e dalla Corea del Nord. Più o meno le domande che metà degli Stati Uniti – e il resto del mondo – si fanno da tempo. (Per vedere i video bisogna aver installato il Real Player)

Alessandro Ursic

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