
Ultimo giorno di campagna elettorale oggi in Nepal in vista del voto di giovedì
10 aprile, quando quasi 18 milioni di nepalesi saranno chiamati alle urne per
eleggere l'Assemblea Costituente che dovrà riscrivere la Costituzione del nuovo
Nepal repubblicano dopo dieci anni di guerra civile tra governo e maoisti, terminata
nel 2006 e costata più di 13mila morti. La monarchia è stata abolita alla fine
del 2007, dopo l'ingresso dei maoisti di Prachanda nel governo provvisorio di
coalizione. Ma sul voto di giovedì gravano due pesanti incognite. L'ala più radicale
dei maoisti, che per tutta la campagna elettorale ha minacciato e intimidito la
popolazione affinché votasse per il loro partito, ha minacciato di riprendere
la lotta armata in caso di sconfitta elettorale. Prachanda ha accusato le forze
monarchiche di fomentare disordini per rinviare il voto. A questo si aggiunge
il boicottaggio del voto da parte della minoranza indipendentista madhese di lingua
hindi che vive nelle pianure del Terai e che ultimamente ha organizzato violente
proteste e scioperi che hanno paralizzato il Paese. I gruppi armati che chiedono
l’indipendenza del Terai sono sostenuti da alcuni settori del governo indiano,
decisi a boicottare la transizione nepalese in quanto vista come possibile esempio
da seguire per la guerriglia maoista attiva in India.
Le Nazioni Unite hanno chiesto a tutti i partiti di fermare gli scontri e di
creare un clima favorevole in vista del voto di giovedì.