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I fatti. Erano i primi giorni del 1994 quando la rivolta degli indigeni del Chiapas (sud
del Messico), riempiva d'inchiostro le pagine dei quotidiani di tutto il mondo.
Figura centrale di quella rivolta il Sub Comandante Marcos che grazie alla sua
dialettica, alla sua immagine romantica da rivoluzionario d'altri tempi e al suo
carisma, portava a conoscenza della comunità internazionale la lotta degli zapatisti.
Oggi, a 14 anni di distanza, di quel conflitto ormai in pochi parlano.
La presenza militare. Sparse ovunque in Chiapas , soprattutto nei territori limitrofi alle comunità
zapatiste, le caserme militari sono diverse decine. Ognuna addestra militari ad
un compito ben determinato. E negli ultimi mesi proprio da queste caserme sono
partiti i soldati che hanno minato la tranquillità degli indios della zona. "Ci
sono 56 accampamenti militari permanenti all'interno del territorio zapatista".
Racconta preoccupato il direttore del Capise che aggiunge: "Il 90 percento delle
caserme è composto da forze speciali. Un anno fa erano solo il 30 percento. E
come conseguenza è aumentato anche il numero di paramilitari. Si sono moltiplicate
le aggressioni fisiche contro la popolazione zapatista. I gruppi paramilitari
sono quelli che, alla fine dei giochi, guadagnano di più perché le istituzioni
agrarie stanno anche ridistribuendo i terreni coltivabili e li stanno assegnando
alle corporazioni vincolate ai gruppi paramilitari".
La presenza paramilitare. "La presenza dei paramilitari in questo momento è imponente. Noi abbiamo documentato
253 nomi di indigeni che fanno parte dei gruppi paramilitari. Sappiamo tutto di
loro: dove vivono, di quale comunità fanno parte, quando hanno iniziato a far
parte dei paramilitari. Sappiamo bene anche quello che hanno fatto. Non parlare
di quello che succede in Messico in questo momento dove la popolazione indigena
è sempre attaccata è per noi il vero problema. E' un silenzio scandaloso". Ledezma
è in giro per l'Europa proprio per riaccendere la luce intorno alla vicenda Chiapas.
"Il conflitto dovrebbe essere presente sulle prime pagine dei quotidiani di tutto
il mondo - rincara la dose Ledezma - invece quasi mai lo troviamo o se leggiamo
qualcosa è giusto un trafiletto. Quello che esce sulla stampa internazionale rispetto
al nostro conflitto è niente".Alessandro Grandi