05/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Non esistono terreni incoltivabili, siamo noi uomini che non sappiamo capirli
Scritto per noi da
Lucia Maccagnola

Tamera,Colos,Portogallo. 21 febbraio 2008, ore 11:00. Come fossero parte di un variopinto bouquet di fiori, circa venti persone , sei nazionalità diverse, si sono oggi riunite per scoprire l' incredibile progetto di Permacultura (dall' inglese agricoltura-permanente) ideato da Sepp Holzer noto come l'agricoltore ribelle.
“Siete sconvolti nel vedere cosa abbiamo realizzato, vero?” con questa domanda il ribelle ha aperto il suo discorso. Davanti agli occhi dei visitatori incuriositi un enorme lago si estende.
 
Un progetto nato, come Sepp evidenzia, dalla necessità di questa terra. “La natura ci parla, dobbiamo solo imparare a leggere il libro della natura”- continua- “Sono arrivato qui la prima volta ed ho visto questa terra così secca, arida. Una terra la cui acqua non fa altro che scivolare via velocemente.” Secondo Holzer non esistono terreni incoltivabili, siamo noi uomini che non sappiamo capirli, abbiamo perso la capacità di collaborare con la natura.
“Voglio creare un sistema olistico nel quale sia possibile creare una relazione simbiotica tra piante uomini ed animali. Un ambiente nel quale la natura sia autosufficiente.” continua in un divertente dialetto austriaco che fa sorridere tutti.
Come però riuscire a creare un sistema che ci permetta di vivere in autosufficienza? L' idea di Holzer è chiara: una visione olistica è la risposta. “Creare un ecosistema nel quale la vegetazione è rigogliosa, gli animali sono genuini, dunque gli uomini sono sani.” Un punto chiave nella filosofia di Sepp Holzer è il rapporto con la Terra:” Dobbiamo trattarla come una madre, come una persona, come noi vorremmo essere trattati!”- continua- “Per anni abbiamo sfruttato la Terra attraverso coltivazioni intensive incentrate prevalentemente sulla monocoltura. Abbiamo raggiunto ora un livello nel quale la Terra non riesce più a darci ciò che pretendiamo perché abbiamo chiesto troppo. I prodotti sono di bassa qualità dunque la nostra salute direttamente ne risente. Il cibo è la nostra prima medicina”. Valorizzando la biodiversità diviene possibile avviare un progetto di autosufficienza a livello alimentare ed economico. Concetti che sono in chiaro contrasto con la globalizzazione e la vendita massificata dei prodotti.
 
Il lavoro che Sepp conduce non ha però solo valenze politiche ed ecologiche bensì anche terapeutiche. “Il giardino è una terapia . Il contatto con la terra è fondamentale in un processo curativo, per questo ogni anglo deve essere accessibile a bambini , adulti, anziani e disabili.
“Per generazioni future sarà fondamentale aumentare il contatto con la natura, specie in fase puerile” suggerisce Sepp, “ Perché solo attraverso un vero contatto con la terra gli adulti di domani saranno in grado di adattarsi a diverse situazioni in ogni tempo e luogo. Essere autonomi ovunque essi siano.”

 

Angelo Miotto

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