L'ayatollah parla di disobbedienza civile e mobilita tutte le anime dell'Iraq alla protesta contro gli Usa. Puntando alle elezioni di ottobre
La metamorfosi dell'ayatollah radicale
Moqtada al-Sadr da leader militare e religioso a leader politico
sembra inarrestabile. Dopo l'invito alla 'rivolta civile' in tutto
l'Iraq, proprio mentre i suoi miliziani dell'esercito del Mahdi si
trovavano nell'occhio del ciclone dell'operazione militare Carica dei
cavalleggeri', che ha causato centinaia di vittime, Sadr torna a
parlare da non-violento.
Cambio di strategia. Il 9 aprile
prossimo, nella città santa sciita di Najaf, 180 chilometri a
sud di Baghdad, in occasione del quinto anniversario della caduta di
Saddam Hussein, al-Sadr ha organizzato una manifestazione di protesta
contro ''l'occupazione militare straniera'' che dura anch'essa dal
2003. E' atteso un milione di persone. Per la prima volta, dalla
retorica bellicosa di al-Sadr svanisce il riferimento all'identità
sciita del suo movimento, sostituita da un appello interconfessionale
e inter etnico alla mobilitazione civile contro la presenza di truppe
straniere.
''Musulmani sunniti e sciiti, arabi e
curdi sono chiamati a manifestare nella città di Najaf'',
recita il comunicato diffuso dall'ufficio di Sadr, citato
dall'agenzia Aswat al-Iraq. ''Al nostro popolo oppresso,
sunniti, sciiti, arabi e curdi, ai mujaheddin (combattenti), alle
madri coraggiose e agli orfani: è giunto il momento di alzare
la vostra voce in Iraq, contro l'occupante – continua l'appello -
Esprimete il vostro rifiuto attraverso la partecipazione alla
protesta di massa, portando bandiere irachene per promuovere l'unità
dell'Iraq e chiedere l'indipendenza, il 9 aprile, quinto anniversario
dell'occupazione''. Il 9 aprile dello scorso anno Moqtada Sadr aveva
promosso una simile manifestazione, sempre a Najaf, a cui avevano
partecipato diverse centinaia di migliaia di persone, mentre
iniziative simili avevano avuto luogo anche in diverse altre città
dell'Iraq.
Ma l'unicità del movimento e la
scelta della non-violenza come strumento di protesta sono una novità
assoluta per al-Sadr.
Moqtada scende in campo.
L'atteggiamento dell'ayatollah sciita negli ultimi mesi aveva
lasciato tutti sorpresi. Poco prima dell'offensiva dell'esercito
iracheno per riprendere il controllo della città di Bassora,
finita nelle mani dei guerriglieri del Mahdi dopo il passaggio di
consegne dal comando britannico a quello di Baghdad, al-Sadr aveva
dichiarato sciolto l'esercito del Mahdi. Moqtada annunciava di
trasferirsi a Qom, città santa sciita in Iran, per proseguire
i suoi studi, denunciando lui stesso gli abusi nei confronti dei
civili dei quali si erano macchiati alcuni dei suoi uomini. Una sorta
di rinuncia alla violenza che, però, era coincisa con
l'assalto delle truppe irachene a Bassora. Un bagno di sangue, con
almeno 400 morti tra militari iracheni, miliziani del Mahdi e civili.
La ribellione sciita era dilagata anche in altre città del sud
e nei quartieri sciiti di Baghdad. A quel punto, conoscendo il
'curriculum' di Moqtada al-Sadr, tutti si aspettavano la
mobilitazione generale dei suoi guerrieri.
Invece al-Sadr ha scelto il profilo
basso, denunciando l'aggressione subita e gli arresti arbitrari dei
militanti del suo movimento, ma chiamando la popolazione irachena a
una campagna di disobbedienza civile. ''Tutti gli iracheni devono
protestare in tutte le province. Chiudendo i negozi, non andando al
lavoro, organizzando sit-in''. Modalità del tutto nuove,
rispetto al passato.
La sensazione è che la posta in
palio sia quella delle elezioni dell'ottobre prossimo, dove i
sadristi sono convinti di vincere. Il loro sdoganamento dal premier
al-Maliki li mette al riparo dalla rabbia popolare contro un governo
che è ancora percepito come un fantoccio Usa e che non è
riuscito a sistemare il Paese. La svolta moderata potrebbe essere
l'elemento mancante a preparare una grande vittoria elettorale,
benedetta dall'Iran, primo sponsor di Moqtada.