03/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ayatollah parla di disobbedienza civile e mobilita tutte le anime dell'Iraq alla protesta contro gli Usa. Puntando alle elezioni di ottobre
La metamorfosi dell'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr da leader militare e religioso a leader politico sembra inarrestabile. Dopo l'invito alla 'rivolta civile' in tutto l'Iraq, proprio mentre i suoi miliziani dell'esercito del Mahdi si trovavano nell'occhio del ciclone dell'operazione militare Carica dei cavalleggeri', che ha causato centinaia di vittime, Sadr torna a parlare da non-violento.

Cambio di strategia. Il 9 aprile prossimo, nella città santa sciita di Najaf, 180 chilometri a sud di Baghdad, in occasione del quinto anniversario della caduta di Saddam Hussein, al-Sadr ha organizzato una manifestazione di protesta contro ''l'occupazione militare straniera'' che dura anch'essa dal 2003. E' atteso un milione di persone. Per la prima volta, dalla retorica bellicosa di al-Sadr svanisce il riferimento all'identità sciita del suo movimento, sostituita da un appello interconfessionale e inter etnico alla mobilitazione civile contro la presenza di truppe straniere.
''Musulmani sunniti e sciiti, arabi e curdi sono chiamati a manifestare nella città di Najaf'', recita il comunicato diffuso dall'ufficio di Sadr, citato dall'agenzia Aswat al-Iraq. ''Al nostro popolo oppresso, sunniti, sciiti, arabi e curdi, ai mujaheddin (combattenti), alle madri coraggiose e agli orfani: è giunto il momento di alzare la vostra voce in Iraq, contro l'occupante – continua l'appello - Esprimete il vostro rifiuto attraverso la partecipazione alla protesta di massa, portando bandiere irachene per promuovere l'unità dell'Iraq e chiedere l'indipendenza, il 9 aprile, quinto anniversario dell'occupazione''. Il 9 aprile dello scorso anno Moqtada Sadr aveva promosso una simile manifestazione, sempre a Najaf, a cui avevano partecipato diverse centinaia di migliaia di persone, mentre iniziative simili avevano avuto luogo anche in diverse altre città dell'Iraq.
Ma l'unicità del movimento e la scelta della non-violenza come strumento di protesta sono una novità assoluta per al-Sadr.

Moqtada scende in campo. L'atteggiamento dell'ayatollah sciita negli ultimi mesi aveva lasciato tutti sorpresi. Poco prima dell'offensiva dell'esercito iracheno per riprendere il controllo della città di Bassora, finita nelle mani dei guerriglieri del Mahdi dopo il passaggio di consegne dal comando britannico a quello di Baghdad, al-Sadr aveva dichiarato sciolto l'esercito del Mahdi. Moqtada annunciava di trasferirsi a Qom, città santa sciita in Iran, per proseguire i suoi studi, denunciando lui stesso gli abusi nei confronti dei civili dei quali si erano macchiati alcuni dei suoi uomini. Una sorta di rinuncia alla violenza che, però, era coincisa con l'assalto delle truppe irachene a Bassora. Un bagno di sangue, con almeno 400 morti tra militari iracheni, miliziani del Mahdi e civili. La ribellione sciita era dilagata anche in altre città del sud e nei quartieri sciiti di Baghdad. A quel punto, conoscendo il 'curriculum' di Moqtada al-Sadr, tutti si aspettavano la mobilitazione generale dei suoi guerrieri.
Invece al-Sadr ha scelto il profilo basso, denunciando l'aggressione subita e gli arresti arbitrari dei militanti del suo movimento, ma chiamando la popolazione irachena a una campagna di disobbedienza civile. ''Tutti gli iracheni devono protestare in tutte le province. Chiudendo i negozi, non andando al lavoro, organizzando sit-in''. Modalità del tutto nuove, rispetto al passato.
La sensazione è che la posta in palio sia quella delle elezioni dell'ottobre prossimo, dove i sadristi sono convinti di vincere. Il loro sdoganamento dal premier al-Maliki li mette al riparo dalla rabbia popolare contro un governo che è ancora percepito come un fantoccio Usa e che non è riuscito a sistemare il Paese. La svolta moderata potrebbe essere l'elemento mancante a preparare una grande vittoria elettorale, benedetta dall'Iran, primo sponsor di Moqtada.

Christian Elia

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