Nicolas Sarkozy si appella a Hugo Chavez che accetta di intervenire per ottenere
dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia la liberazione di Ingrid Betancourt
e di quegli ostaggi che hanno problemi di salute. Lo riferisce Caracol, canale
di informazioni colombiano, che precisa come Chavez, durante il colloquio telefonico
con il presidente francese, si sia reso disponibile "ad andare insieme a lui a
prendere Ingrid". Più tardi, in un intervento televisivo a reti unificate, il
capo di Stato venezuelano, dopo aver esclamato: "Presidente Sarkozy, vamos al
Caguán", ha rivolto un appello al collega colombiano Alvaro Uribe affinché si
riprenda il cammino dell'accordo umanitario. Il leader venezuelano ha aggiunto
che il suo contatto diretto con il gruppo guerrigliero è Ivan Marquez, colui che
viaggio fino a Caracas durante la liberazione di Clara Rojas e degli altri ostaggi
liberati grazie all'intervento di Chavez (in tutto sei). Ma, allarmato, ha spiegato
che adesso contattarlo significherebbe metterlo in pericolo di vita, perché "abbiamo
informazioni secondo cui il governo della Colombia gli sta dando la caccia. C'è
bisogno di un certo numero di gesti da parte del governo colombiano e di quello
degli Stati Uniti" che "ci permettano di riprendere il cammino della liberazione
e, perchè no?, della pace in Colombia". Quindi riferenedosi all'aereo medicalizzato
francese attarrato in Colombia col fine di raggiungere Ingrid Betancourt, che
ha urgente bisogno di cure, ha detto :"Io l'ho già detto (…) Questo ha bisogno
dell'altra parte. E' arrivato un aereo francese, sta in Colombia con alcuni medici,
ma le Farc non hanno ancora detto nulla".
La sorella Astrid. "Per tutti questi sei anni di sequestro di mia sorella, abbiamo avuto dal governo
del presidente Uribe un impegno estremamente ambiguo e una dimostrazione di totale
mancanza di volontà politica di trattare per la liberazione degli ostaggi. Ciò
che noi abbiamo appurato fino ad oggi è, invece, la volontà di arrivare alla liberazione
degli ostaggi attraverso un'operazione militare. Ma noi ci siamo sempre opposti
perché questo significherebbe la loro morte sicura, così come ci dicono le testimonianze
di quelli che sono stati liberati". Astrid Betancourt, ai microfoni di Ecoradio,
ha parlato senza mezzi termini del dramma di sua sorella, la ex candidata franco-colombiana
alla presidenza della Colombia, in mano alle Farc dal 23 febbraio 2002. "Ciò che
chiedo al governo colombiano è dunque di arrivare a una liberazione per trattative
e non per via militare", aggiunge Astrid Betancourt, che precisa l'importanza
del connubio media-comunità internazionale, grazie al quale "si potrà trovare
una soluzione perché oggi le Farc sembrano aver cambiato logica. Le Farc -spiega
la sorella di Ingrid - da una parte capiscono che se vogliono presentare un progetto
politico devono legittimarsi di nuovo presso la comunità internazionale, da qui
la liberazione unilaterale del gennaio scorso impensabile un anno fa, dall'altra
parte si rendono conto che dopo 44 anni di lotta armata non hanno ottenuto nessun
risultato politico concreto. L'entrata in scena del presidente venezuelano Chavez
- conclude la donna - dà garanzie alle stesse Farc solo se rinunciano alla lotta
armata e rientrano all'interno del processo politico colombiano".
Operazione umanitaria al via. La Francia ha confermato l'inizio dell'operazione umanitaria in favore di Ingrid
Betancourt, la franco-colombiana ex candidata alla presidenza della Repubblica,
ostaggio delle Farc dal 22 febbraio 2008, da giorni in gravi condizioni. L'Eliso
ha emesso un comunicato in cui ha spiegato che "la missione umanitaria è stata
intrapresa dai tre paesi amici" dell'accordo umanitario da tempo inseguito senza
successo per le reticenze di Alvaro Uribe "Francia, Svizzera e Spagna, ed è entrata
in contatto con le autorità coinvolte".
L'appello del figlio. "Nella giugla colombiana una donna, mia madre, si sta avviando alla morte; ha
l'epatite B e la leishmaniosi e necessita di una trasfusione nelle prossime ore".
Lorenzo Delloye, il figlio minore di Ingrid Betancourt, ha usato queste parole
durante la conferenza stampa di mercoledì 2 aprile a Parigi dove ha lanciato un
"ultimo appello" alle Farc e al presidente colombiano, Alvaro Uribe, perché facilitino
la liberazione e salvino la vita di sua madre. Intanto il ministro degli Esteri
di Parigi, Bernard Kouchner, ha spiegato che la missione umanitaria partirà per
Bogotà "il più presto possibile". "Abbiamo fatto quanto umanamente possibile -
ha dichiarato - Ora non ci resta che aspettare che i nostri inviati e il medico
arrivino a destinazione. Non è semplice", ha avvertito Kouchner.
La proposta della missione medica. Il presidente colombiano Alvaro Uribe, infatti, ieri ha accettato la proposta
fattagli dall'omologo francese Nicolas Sarkozy, durante una conversazione telefonica
alle dodici ora colombiana (le 18 in Italia). "Sta partendo una missione umanitaria
che dovrà interevenire sullo stato di salute dei sequestrati", ha detto Uribe
durante un summit sulla libertà di stampa all'Università del Rosario di Bogotá,
pochi minuti dopo il dialogo con Sarkozy. Poi ha agguinte che appena si sapranno
le coordinate del luogo dove sono tenuto i sequestrati, l'Esercito sospenderà
le operazioni militari nell'area per garantire la sicurezza della missione medica.
Nessuna precisazione da parte del Capo di Stato se le Farc siano o meno d'accordo
ad accettare la commissione umanitaria, di cui fa parte anche la Croce Rossa.
Uribe ha precisato che l'Esercito ha l'ordine di procedere a una "localizzazione
umanitaria", ossia "capire dove sono i sequestrati, localizzaarli, evitare ogni
avanzata dell'operativo militare addestrato al recupero ostaggi e, circondata
la zona, chiamare gli organismi umanitari nazionali e internazionali, affinché
entrino nell'area e tocchino con mano come la guerriglia procede nel liberare
i sequestrati".
Alvaro Uribe è anche intervenuto sulle voci che da giovedì sera si rincorrono
sulle pessime condizioni di salute di Ingrid. Di tutto quello che si è detto recentemente
sulle sue condizioni di salute, secondo il presidente colombiano, non c'è alcuna
prova certa, anche se "partiamo dal presupposto che è malata" e che "bisogna fare
ogni sforzo per liberarla". Uribe, che finora non ha mai concretamente lavorato
per riportare a casa la donna e gli altri 39 ostaggi politici ancora in mano alla
guerriglia, anzi ha sempre posto veti sulle condizioni imposte dalle Farc per
un accordo umanitario che prevedesse lo scambio di prigionieri, ha invece confermato
che è necessario "affrettare la liberazione umanitaria" di Ingrid Betancourt e
degli altri ostaggi. "Quello che so è quello che è noto al paese e che è emerso
grazie alle prove di sopravvivenza, la lettera da lei scritta e dalle testimonianze
di ex ostaggi - ha dichiarato - Circa le notizie più recenti, il governo non ha
avuto conferme. Sia la polizia nazionale sia l'esercito hanno svolto indagini
abbastanza approfondite in varie zone del Guaviare in questi giorni e non si sono
avute conferme". Comunque, ha concluso, il governo si muove dal presupposto che
"lei è malata" e che "bisogna fare ogni sforzo per liberarla".
Appello di Nicolas Sarkozy. Lo stato di salute di Ingrid Betancourt è "allarmante", è "in imminente pericolo
di morte". Queste le parole che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha pronunciato
in un messaggio radiofonico dall'Eliseo.
Accorato l'appello che ne è seguito per la liberazione immediata della donna.
Sarkozy si è rivolto direttamente a Manuel Marulanda, Tirofijo, capo dello Stato
maggiore delle Farc. Un'iniziativa molto importante per l'ostaggio franco-colombiano
ammalato di epatite B e di leishmaniosi.