03/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nicolas Sarkozy si appella a Hugo Chavez che accetta di intervenire per ottenere dalle Forze armate rivoluzionarie della Colombia la liberazione di Ingrid Betancourt e di quegli ostaggi che hanno problemi di salute. Lo riferisce Caracol, canale di informazioni colombiano, che precisa come Chavez, durante il colloquio telefonico con il presidente francese, si sia reso disponibile "ad andare insieme a lui a prendere Ingrid". Più tardi, in un intervento televisivo a reti unificate, il capo di Stato venezuelano, dopo aver esclamato: "Presidente Sarkozy, vamos al Caguán", ha rivolto un appello al collega colombiano Alvaro Uribe affinché si riprenda il cammino dell'accordo umanitario. Il leader venezuelano ha aggiunto che il suo contatto diretto con il gruppo guerrigliero è Ivan Marquez, colui che viaggio fino a Caracas durante la liberazione di Clara Rojas e degli altri ostaggi liberati grazie all'intervento di Chavez (in tutto sei). Ma, allarmato, ha spiegato che adesso contattarlo significherebbe metterlo in pericolo di vita, perché "abbiamo informazioni secondo cui il governo della Colombia gli sta dando la caccia. C'è bisogno di un certo numero di gesti da parte del governo colombiano e di quello degli Stati Uniti" che "ci permettano di riprendere il cammino della liberazione e, perchè no?, della pace in Colombia". Quindi riferenedosi all'aereo medicalizzato francese attarrato in Colombia col fine di raggiungere Ingrid Betancourt, che ha urgente bisogno di cure, ha detto :"Io l'ho già detto (…) Questo ha bisogno dell'altra parte. E' arrivato un aereo francese, sta in Colombia con alcuni medici, ma le Farc non hanno ancora detto nulla".
 
Ingrid BetancourtLa sorella Astrid. "Per tutti questi sei anni di sequestro di mia sorella, abbiamo avuto dal governo del presidente Uribe un impegno estremamente ambiguo e una dimostrazione di totale mancanza di volontà politica di trattare per la liberazione degli ostaggi. Ciò che noi abbiamo appurato fino ad oggi è, invece, la volontà di arrivare alla liberazione degli ostaggi attraverso un'operazione militare. Ma noi ci siamo sempre opposti perché questo significherebbe la loro morte sicura, così come ci dicono le testimonianze di quelli che sono stati liberati". Astrid Betancourt, ai microfoni di Ecoradio, ha parlato senza mezzi termini del dramma di sua sorella, la ex candidata franco-colombiana alla presidenza della Colombia, in mano alle Farc dal 23 febbraio 2002. "Ciò che chiedo al governo colombiano è dunque di arrivare a una liberazione per trattative e non per via militare", aggiunge Astrid Betancourt, che precisa l'importanza del connubio media-comunità internazionale, grazie al quale "si potrà trovare una soluzione perché oggi le Farc sembrano aver cambiato logica. Le Farc -spiega la sorella di Ingrid - da una parte capiscono che se vogliono presentare un progetto politico devono legittimarsi di nuovo presso la comunità internazionale, da qui la liberazione unilaterale del gennaio scorso impensabile un anno fa, dall'altra parte si rendono conto che dopo 44 anni di lotta armata non hanno ottenuto nessun risultato politico concreto. L'entrata in scena del presidente venezuelano Chavez - conclude la donna - dà garanzie alle stesse Farc solo se rinunciano alla lotta armata e rientrano all'interno del processo politico colombiano". 
 
Operazione umanitaria al via. La Francia ha confermato l'inizio dell'operazione umanitaria in favore di Ingrid Betancourt, la franco-colombiana ex candidata alla presidenza della Repubblica, ostaggio delle Farc dal 22 febbraio 2008, da giorni in gravi condizioni. L'Eliso ha emesso un comunicato in cui ha spiegato che "la missione umanitaria è stata intrapresa dai tre paesi amici" dell'accordo umanitario da tempo inseguito senza successo per le reticenze di Alvaro Uribe "Francia, Svizzera e Spagna, ed è entrata in contatto con le autorità coinvolte".
 
Ingrid BetancourtL'appello del figlio. "Nella giugla colombiana una donna, mia madre, si sta avviando alla morte; ha l'epatite B e la leishmaniosi e necessita di una trasfusione nelle prossime ore". Lorenzo Delloye, il figlio minore di Ingrid Betancourt, ha usato queste parole durante la conferenza stampa di mercoledì 2 aprile a Parigi dove ha lanciato un "ultimo appello" alle Farc e al presidente colombiano, Alvaro Uribe, perché facilitino la liberazione e salvino la vita di sua madre. Intanto il ministro degli Esteri di Parigi, Bernard Kouchner, ha spiegato che la missione umanitaria partirà per Bogotà "il più presto possibile". "Abbiamo fatto quanto umanamente possibile - ha dichiarato - Ora non ci resta che aspettare che i nostri inviati e il medico arrivino a destinazione. Non è semplice", ha avvertito Kouchner. 
 
Ingrid BetancourtLa proposta della missione medica. Il presidente colombiano Alvaro Uribe, infatti, ieri ha accettato la proposta fattagli dall'omologo francese Nicolas Sarkozy, durante una conversazione telefonica alle dodici ora colombiana (le 18 in Italia). "Sta partendo una missione umanitaria che dovrà interevenire sullo stato di salute dei sequestrati", ha detto Uribe durante un summit sulla libertà di stampa all'Università del Rosario di Bogotá, pochi minuti dopo il dialogo con Sarkozy. Poi ha agguinte che appena si sapranno le coordinate del luogo dove sono tenuto i sequestrati, l'Esercito sospenderà le operazioni militari nell'area per garantire la sicurezza della missione medica. Nessuna precisazione da parte del Capo di Stato se le Farc siano o meno d'accordo ad accettare la commissione umanitaria, di cui fa parte anche la Croce Rossa. Uribe ha precisato che l'Esercito ha l'ordine di procedere a una "localizzazione umanitaria", ossia "capire dove sono i sequestrati, localizzaarli, evitare ogni avanzata dell'operativo militare addestrato al recupero ostaggi e, circondata la zona, chiamare gli organismi umanitari nazionali e internazionali, affinché entrino nell'area e tocchino con mano come la guerriglia procede nel liberare i sequestrati".
Alvaro Uribe è anche intervenuto sulle voci che da giovedì sera si rincorrono sulle pessime condizioni di salute di Ingrid. Di tutto quello che si è detto recentemente sulle sue condizioni di salute, secondo il presidente colombiano, non c'è alcuna prova certa, anche se "partiamo dal presupposto che è malata" e che "bisogna fare ogni sforzo per liberarla". Uribe, che finora non ha mai concretamente lavorato per riportare a casa la donna e gli altri 39 ostaggi politici ancora in mano alla guerriglia, anzi ha sempre posto veti sulle condizioni imposte dalle Farc per un accordo umanitario che prevedesse lo scambio di prigionieri, ha invece confermato che è necessario "affrettare la liberazione umanitaria" di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi. "Quello che so è quello che è noto al paese e che è emerso grazie alle prove di sopravvivenza, la lettera da lei scritta e dalle testimonianze di ex ostaggi - ha dichiarato - Circa le notizie più recenti, il governo non ha avuto conferme. Sia la polizia nazionale sia l'esercito hanno svolto indagini abbastanza approfondite in varie zone del Guaviare in questi giorni e non si sono avute conferme". Comunque, ha concluso, il governo si muove dal presupposto che "lei è malata" e che "bisogna fare ogni sforzo per liberarla".
  
Appello di Nicolas Sarkozy. Lo stato di salute di Ingrid Betancourt è "allarmante", è "in imminente pericolo di morte". Queste le parole che il presidente francese Nicolas Sarkozy ha pronunciato in un messaggio radiofonico dall'Eliseo.
Accorato l'appello che ne è seguito per la liberazione immediata della donna. Sarkozy si è rivolto direttamente a Manuel Marulanda, Tirofijo, capo dello Stato maggiore delle Farc. Un'iniziativa molto importante per l'ostaggio franco-colombiano ammalato di epatite B e di leishmaniosi.
 
Ingrid Betancourt, le tappe di un'agonia 

Stella Spinelli

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