02/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La vicenda che vede il popolo saharawi in attesa della propria indipendenza da oltre 30 anni pare a una svolta
scritto per noi da
Giulia Norcini
 
La lunga vicenda che vede il popolo saharawi in attesa della propria autodeterminazione da oltre 30 anni pare arrivata a una svolta.

foto di massimo ciniA livello internazionale, in seno alle Nazioni Unite, dopo la risoluzione 1754 dell’aprile scorso sono riprese le trattative bilaterali tra il Marocco e il Fronte Polisario. Conclusosi pochi giorni fa il quarto round di incontri materialmente ancora con un nulla di fatto, la speranza di vedere la soluzione di questa questione continua a vivere. Questi negoziati sono riusciti, dopo un’impasse lunga sette anni, a mettere di nuovo intorno allo stesso tavolo le due parti sotto il segno del rispetto della legalità internazionale. Sebbene il Marocco abbia più volte e prepotentemente osteggiato il lavoro della Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (Minurso), il riaprirsi della trattative aiuta a non far cadere la questione saharawi nella grande fossa comune mondiale delle guerre dimenticate e dei diritti violati.
''La situazione nei territori dell’ex Sahara Spagnolo, attualmente occupati dal Marocco, vede un dispiegamento sempre più massiccio di militari e polizia pronti a reprimere ogni forma di manifestazione a sostegno del popolo saharawi'', spiega Omar Salek, responsabile Diritti Umani nei Territori Occupati del Ministero dei Territori Occupati della Repubblica Araba Saharawi Democratica. Molti saharawi si vedono perseguitati, imprigionati arbitrariamente e, talvolta, torturati. Organizzazioni come Amnesty International, Human Rights Watch e l’Organizzazione Mondiale contro la Tortura hanno più volte denunciato questo ma, purtroppo, la situazione continua ad essere critica.
 
foto di massimo ciniLa forma di intifada pacifica per rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione che hanno intrapreso dal 2005 i giovani saharawi, nati e cresciuti sotto l’occupazione marocchina, si trova messa a dura prova dalla violenta repressione marocchina e nell’assoluto silenzio dei mass media. I grandi interessi che si giocano sul territorio del Sahara Occidentale annebbiano ogni forma di informazione per il grande pubblico: il Marocco si sta delineando come uno dei migliori alleati degli Stati Uniti fuori dalla Nato, le risorse naturali (miniere di fosfati, mare pescosissimo e, non ultimo, petrolio) dei territori occupati sono ormai nelle mire di diverse potenze mondiali. Tutto questo non aiuta assolutamente l’affermazione del diritto internazionale che vorrebbe veder svolgere un referendum per l’autodeterminazione di questo popolo e quindi la conclusione del lungo processo verso l’indipendenza dell’ex Sahara Spagnolo. In questo quadro tutt’altro che roseo, i saharawi in esilio nei campi di rifugiati nel deserto algerino dell’hammada continuano a percorrere convintamente la strada intrapresa 32 anni fa senza perdere la speranza di poter tornare a vivere nella propria terra.
 
foto di massimo cini''Nell’ultima seduta del Congresso della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd) sono state prese, infatti, decisioni importanti '', racconta Omar Mih, rappresentante in Italia della Rasd. È stato dato mandato alla Direzione di continuare a prendere parte alle trattative bilaterali con il Marocco all’insegna del rispetto delle risoluzioni finora emanate dal Consiglio di Sicurezza. Inoltre, come segno evidente della volontà di continuare a percorrere una via pacifica per la soluzione della questione e come sostegno emotivo al lungo esilio, è stata presa la decisione di implementare gli insediamenti già presenti nei territori liberati nelle zone di Bir Lahlou e Tifariti con infrastrutture e organizzando mezzi propri di sussistenza dato che il rientro nella striscia di Patria non occupata comporterebbe il cambiamento di status internazionale da rifugiato e profugo e, di conseguenza, la sospensione degli aiuti internazionali come, ad esempio, quelli dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Oltre il 30 percento del territorio dell’ex Sahara Spagnolo attualmente non è occupato dal Marocco, purtroppo, però, i saharawi non possono pensare a un ripopolamento effettivo di tutta l’area dato che lungo il muro che chiude i territori sotto occupazione marocchina sono dislocate oltre 6milioni di mine e ordigni inesplosi rendendo impossibile la vita là. Questi sparuti raggi di speranza riescono a dare un significato alla dura vita dell’esilio nei campi di Tindouf tanto che negli ultimi mesi sono proliferate associazioni giovanili che nascono spontaneamente dall’autorganizzazione dei ragazzi che, magari, dopo esser tornati degli studi all’estero e non trovando giusti sbocchi alla propria professionalità acquisita, hanno deciso collettivamente di rendersi utili alla propria comunità attivandosi per provare a migliorare la vita nei campi e sostenere la loro causa nazionale. Lungi dal vedere una soluzione vicina e immediata per l’autodeterminazione di questo popolo, i saharawi continuano a percorrere la loro lenta marcia per l’affermazione dei propri diritti verso la meta dell’indipendenza.