"Praga è inaspettatamente bella. A dire il vero non è facile dire cosa uno si attende dalla città..."

Praga è inaspettatamente bella.
A dire il vero non è facile dire cosa uno si attende dalla
città, ma certo il suo fascino è tale che uno non
potrebbe prevederlo. Tornarci a distanza di un anno, e questa volta
per un periodo un po’ più lungo, è il mondo giusto
per riscoprirla e viverla meglio. All’aeroporto di Ruzyne troviamo
ad accoglierci Petr, un caro amico conosciuto tre anni fa in Erasmus
che oggi ci fa da guida in una città che non ha nulla da
invidiare alle altre capitali europee. In periferia si alternano
palazzi stile sovietico ad altri più moderni tutti vetro e
cemento: automobili di ogni tipo e marca, insieme all’immancabile
McDonald’s ci ricordano che qui tutto è cambiato.
Il passaggio dalla zona esterna di
Praga al centro non lo cogliamo per via della metropolitana che Petr
ci fa prendere per arrivare a casa, ma quando la mattina dopo usciamo
dal tunnel il colpo d’occhio è emozionante: proprio come
ricordavo, alla nostra sinistra l’imponente palazzo che ospita il
museo nazionale, e alla nostra destra piazza San Venceslao che si
estende in tutta la sua lunghezza. Il modo migliore per scoprire una
città è girarla a piedi, percorrerla in ogni sua strada
e vicolo, e noi disponiamo di Petr quale guida impareggiabile.
Mentre ci dirigiamo verso la piazza
della città vecchia, quella che ospita il vecchio orologio
astronomico, non posso a fare a meno di notare le mille insegne che
inondano la via-piazza San Venceslao. Petr mi spiega che la città
sta conoscendo un profondo cambiamento, anche se lui storce il naso
quando gli domando novità sulla vita politica del suo Paese.
La crisi di governo e la difficoltà a creare un esecutivo
stabile sembrano superate, ma mi dice che la Repubblica Ceca, un po’
come le repubbliche dell’ex Urss, sono in mano alle élite
locali, di cui Vackac Klaus e Mirek Topolanek sono rappresentanti.

La città è stupenda: i
diversi stili architettonici – barocco, gotico e palazzi in stile
liberty – la rendono ancora più suggestiva e unica. Le
stradine nascoste che Petr ci svela mostrano una piacevole atmosfera
intima. Ci fermiamo per una pausa in un tipico locale del luogo, che
non ha nulla a che vedere con i ristoranti turistici fatti apposta
per i visitatori. L’anatra con crauti è squisita, e i
bramboraki – tipiche schiacciate di patate – si mandano giù
che è un piacere.
Dopo la doverosa sosta si attraversa
il monumentale ponte Carlo, con le sue trenta statue (non le abbiamo
contate ma ci hanno garantito che sono proprio 30) e le altrettante
bancarelle, e si giunge al castello in cima alla collina sovrastante
Praga: oggi residenza del Presidente della repubblica, una volta
ospitava i re di Boemia. La cattedrale di San Vito – la più
importante della città – nasconde tesori artistici
inimmaginabili, e dalla rocca si gode una vista panoramica
mozzafiato. Il Voltva (Moldava, in italiano), sembra portare linfa
vitale ad un città pulsante in frenetico movimento... Poco più
in là, la famosa finestra da dove vennero defenestrati i due
governatori imperiali e dalla quale iniziò la guerra dei
trent’anni.
Di cose da vedere ce ne sono: noi
abbiamo fatto vedere a Marianna quello che già avevamo
visitato l’anno precedente, quando lei non potè venire. Data
la stanchezza, Petr e Lucilla ci riportano a valle con il tram, il
mezzo pubblico di gran lunga più usato dalla popolazione. Petr
mi spiega che fino a pochi decenni fa, quando l’automobile era una
lusso che non tutti si potevano permettere, il regime comunista aveva
realizzato, ma già a partire dal dopoguerra, una rete
tramviaria che permette di raggiungere ogni angolo della città.
Anche il parco di Vinohrady, uno dei principali polmoni verdi della
città, è raggiungibile col tram, che ferma in mezzo al
viale del parco stesso.

Fare il resoconto di una settimana a
Praga non è facile, perché la città offre molto
e forse più di quanto si possa pensare. Dalla nostra parte la
fortuna di avere una guida come Petr, cui aggiunge Lucilla che
suggerisce posti che l’hanno colpita prima di noi, aiuta e non poco
a conoscere la città in ogni suo posto e in ogni suo angolo.
Il quartiere di Zizkov, con le sue birrerie ogni trenta metri, è
uno dei tanti aspetti – forse uno dei più tipici – di una
città dalle mille facce. Perché Praga non è
quella delle cartoline, o almeno, non solo quella. E’ fatta di
storia e cultura, di cibo, stili, modi di vivere per noi estranei e
forse proprio per questo più affascinanti. Petr mi parla di
una società in evoluzione: la gente non si alza più
alle 6 del mattino per andare al lavoro, le automobili aumentano a
scapito dei tram e il traffico minaccia di investire alcune delle
aree verdi di Praga; i benefici del passaggio al modello occidentale,
a sentire lui, si avvertono solo a Praga. Nel resto del Paese, la
ricchezza non arriva e il benessere continua ad essere nelle mani di
pochi. Ha l’aria preoccupata Petr quando parla della sua terra, e
quando ti senti dire che l’attuale classe dirigente è “
even
worse than communists” allora l’incanto finisce. Poi però,
quando dall’alto vediamo il tramonto che inonda Praga mettendo in
risalto l’imponenza di Ponte Carlo, ci godiamo l’atmosfera e il
paesaggio lasciando alla birra che ci aspetta i discorsi sul passato
e l’avvenire...