05/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



"Praga è inaspettatamente bella. A dire il vero non è facile dire cosa uno si attende dalla città..."
Scritto per noi da
Emanuele Bonini 

foto emanuele boniniPraga è inaspettatamente bella. A dire il vero non è facile dire cosa uno si attende dalla città, ma certo il suo fascino è tale che uno non potrebbe prevederlo. Tornarci a distanza di un anno, e questa volta per un periodo un po’ più lungo, è il mondo giusto per riscoprirla e viverla meglio. All’aeroporto di Ruzyne troviamo ad accoglierci Petr, un caro amico conosciuto tre anni fa in Erasmus che oggi ci fa da guida in una città che non ha nulla da invidiare alle altre capitali europee. In periferia si alternano palazzi stile sovietico ad altri più moderni tutti vetro e cemento: automobili di ogni tipo e marca, insieme all’immancabile McDonald’s ci ricordano che qui tutto è cambiato.
Il passaggio dalla zona esterna di Praga al centro non lo cogliamo per via della metropolitana che Petr ci fa prendere per arrivare a casa, ma quando la mattina dopo usciamo dal tunnel il colpo d’occhio è emozionante: proprio come ricordavo, alla nostra sinistra l’imponente palazzo che ospita il museo nazionale, e alla nostra destra piazza San Venceslao che si estende in tutta la sua lunghezza. Il modo migliore per scoprire una città è girarla a piedi, percorrerla in ogni sua strada e vicolo, e noi disponiamo di Petr quale guida impareggiabile.
Mentre ci dirigiamo verso la piazza della città vecchia, quella che ospita il vecchio orologio astronomico, non posso a fare a meno di notare le mille insegne che inondano la via-piazza San Venceslao. Petr mi spiega che la città sta conoscendo un profondo cambiamento, anche se lui storce il naso quando gli domando novità sulla vita politica del suo Paese. La crisi di governo e la difficoltà a creare un esecutivo stabile sembrano superate, ma mi dice che la Repubblica Ceca, un po’ come le repubbliche dell’ex Urss, sono in mano alle élite locali, di cui Vackac Klaus e Mirek Topolanek sono rappresentanti.
 
foto emanuele bonini La città è stupenda: i diversi stili architettonici – barocco, gotico e palazzi in stile liberty – la rendono ancora più suggestiva e unica. Le stradine nascoste che Petr ci svela mostrano una piacevole atmosfera intima. Ci fermiamo per una pausa in un tipico locale del luogo, che non ha nulla a che vedere con i ristoranti turistici fatti apposta per i visitatori. L’anatra con crauti è squisita, e i bramboraki – tipiche schiacciate di patate – si mandano giù che è un piacere.
Dopo la doverosa sosta si attraversa il monumentale ponte Carlo, con le sue trenta statue (non le abbiamo contate ma ci hanno garantito che sono proprio 30) e le altrettante bancarelle, e si giunge al castello in cima alla collina sovrastante Praga: oggi residenza del Presidente della repubblica, una volta ospitava i re di Boemia. La cattedrale di San Vito – la più importante della città – nasconde tesori artistici inimmaginabili, e dalla rocca si gode una vista panoramica mozzafiato. Il Voltva (Moldava, in italiano), sembra portare linfa vitale ad un città pulsante in frenetico movimento... Poco più in là, la famosa finestra da dove vennero defenestrati i due governatori imperiali e dalla quale iniziò la guerra dei trent’anni.
Di cose da vedere ce ne sono: noi abbiamo fatto vedere a Marianna quello che già avevamo visitato l’anno precedente, quando lei non potè venire. Data la stanchezza, Petr e Lucilla ci riportano a valle con il tram, il mezzo pubblico di gran lunga più usato dalla popolazione. Petr mi spiega che fino a pochi decenni fa, quando l’automobile era una lusso che non tutti si potevano permettere, il regime comunista aveva realizzato, ma già a partire dal dopoguerra, una rete tramviaria che permette di raggiungere ogni angolo della città. Anche il parco di Vinohrady, uno dei principali polmoni verdi della città, è raggiungibile col tram, che ferma in mezzo al viale del parco stesso.
 
foto emanuele bonini Fare il resoconto di una settimana a Praga non è facile, perché la città offre molto e forse più di quanto si possa pensare. Dalla nostra parte la fortuna di avere una guida come Petr, cui aggiunge Lucilla che suggerisce posti che l’hanno colpita prima di noi, aiuta e non poco a conoscere la città in ogni suo posto e in ogni suo angolo. Il quartiere di Zizkov, con le sue birrerie ogni trenta metri, è uno dei tanti aspetti – forse uno dei più tipici – di una città dalle mille facce. Perché Praga non è quella delle cartoline, o almeno, non solo quella. E’ fatta di storia e cultura, di cibo, stili, modi di vivere per noi estranei e forse proprio per questo più affascinanti. Petr mi parla di una società in evoluzione: la gente non si alza più alle 6 del mattino per andare al lavoro, le automobili aumentano a scapito dei tram e il traffico minaccia di investire alcune delle aree verdi di Praga; i benefici del passaggio al modello occidentale, a sentire lui, si avvertono solo a Praga. Nel resto del Paese, la ricchezza non arriva e il benessere continua ad essere nelle mani di pochi. Ha l’aria preoccupata Petr quando parla della sua terra, e quando ti senti dire che l’attuale classe dirigente è “even worse than communists” allora l’incanto finisce. Poi però, quando dall’alto vediamo il tramonto che inonda Praga mettendo in risalto l’imponenza di Ponte Carlo, ci godiamo l’atmosfera e il paesaggio lasciando alla birra che ci aspetta i discorsi sul passato e l’avvenire...

 
Parole chiave: emanuele bonini, praga
Categoria: Costume
Luogo: europa