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Le provocazioni della Corea del Sud. Appena insediato, Lee ha annunciato che la Corea del Sud abbandonerà la politica
degli aiuti umanitari ‘incondizionati’ ai cugini comunisti del Nord, subordinandoli
al rispetto dei diritti umani e alla restituzione dei prigionieri di guerra.
Le dure reazioni della Corea del Nord. Immediata e massiccia la reazione di Pyongyang alle provocazioni di Seul. Il
27 marzo la Corea del Nord ha espulso i lavoratori sudcoreani che lavorano nella
zona industriale comune. Il 28 ha sparato in mare dei missili a corta gittata,
dicendosi pronta a “spazzar via ogni nave sudcoreana che violasse i confini”.
Il 29 ha emesso un divieto di ingresso nel Paese ai rappresentanti del governo
di Seul. Il 31 un ufficiale dell’esercito nordcoreano ha dichiarato: “Risponderemo
a un attacco di Seul riducendo la Corea del Sud in cenere”. Il 1° aprile Pyongyang
ha accusato Lee Myung-bak di essere un “sicofante”, un calunniatore al servizio
degli Stati Uniti che vuole provocare una guerra.
Le elezioni a Seul non miglioreranno la situazione. Nei giorni scorsi, la Corea del Nord ha chiesto le scuse ufficiali di Seul per
le bellicose dichiarazioni del nuovo comandante delle forze armate sudcoreane.
Le scuse non sono arrivate, in compenso il ministro della Difesa di Seul ha intimato
a Pyongyang di “porre immediatamente fine” alla sua retorica aggressiva “che fa
aumentare la tensione e mette a rischio la pace nella penisola coreana”Enrico Piovesana
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