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"La posizione dell'America è chiara: sostenere il piano di adesione di Ucraina
e Georgia all'Alleanza Atlantica". Con una mossa assai meno diplomatica di quanto
ci si sarebbe potuto aspettare, il presidente Usa George W. Bush è entrato stamani
a gamba tesa nel clima già teso del vertice Nato che si apre domani a Bucarest.
"Mosca non ha diritto di veto sull'ingresso dei Paesi ex-sovietici", ha ribadito
Bush a Kiev, provocando reazioni a catena nei Paesi del Patto Atlantico e gettando
incertezza sul prossimo incontro con Putin, già programmato a Soci, sul Mar Nero,
immediatamente dopo il vertice Nato. In quella sede, la discussione sarà incentrata
su una delle questioni più sensibili per Mosca: lo scudo che Washington costruirà
in Polonia e Repubblica Ceca. Proprio mentre questa mattina Bush intavolava una
amichevole conversazione con il presidente ucraino Viktor Yushchenko, il vice-ministro
degli Esteri citato dall'agenzia interfax dichiarava che "l'ingresso dell'Ucraina
nella Nato innescherà una crisi profonda nelle relazioni russo-ucraine, cosa che
avrà un impatto negativo sulla sicurezza dell'Europa". Dopo la Francia, che ha
recisamente negato il suo sostegno agli Usa, e la Germania, che per voce di Angela
Merkel ha più volte detto che 'non è il momento giusto', la risposta 'ufficiale'
russa alla sortita di Bush è arrivata a metà mattinata, quando Dmitri Rogozin,
rappresentante russo alla Nato, ha comunicato a Radio Eco di Mosca che, nonostante
il suo Paese non abbia diritto di veto, "il peso politico della Russia è sufficiente
per far sentire la sua opinione".
Confronti e contrasti. Quello che si apre domani a Bucarest sarà senz'altro un vertice ricco di confronti
accesi, incentrati soprattutto sull'accoglimento delle richieste di adesione dei
Paesi dell'Est europeo. L'allargamento vede in lista d'attesa Macedonia, Croazia
e Albania. Durante la tavola rotonda si esaminerà l'iter di 'Membership action
plan' (Map, piano di adesione) di tali Paesi, un processo aperto nel 1999 per
Albania e Croazia e nel 2002 per la Macedonia. Georgia e Ucraina hanno fatto domanda
quest'anno affinchè il loro fascicolo venisse già discusso a Bucarest, ma l'Alleanza
ha preferito lasciare in sospeso la decisione. Con tutta probabilità, però, nonostante
le pressioni di Bush, il Map delle due ex repubbliche sovietiche potrebbe non
cominciare il suo iter in Romania. Secondo molti analisti, negli ultimi due anni
Mosca ha già avuto sufficienti motivi di irritazione, per non manifestare a chiare
lettere la propria contrarietà all'espansione della Nato fino alle porte di casa.
Prima fra queste, il già citato scudo missilistico statunitense in Polonia e Repubblica
Ceca. Oggi il quotidiano ceco 'Hospodarske Noviny' ha rivelato che l'accordo principale
verrà formalizzato proprio durante il vertice. La base radar sarà installata nel
distretto militare di Brdy, a un centinaio di chilometri a sud-ovest di Praga
come parte dello scudo di difesa anti-missilistica degli Stati Uniti in Europa
centrale. Il piano comprende anche 10 missili intercettori in Polonia. Altro motivo
di preoccupazione per Mosca è l'indipendenza del Kosovo, che ha innescato un pericoloso
effetto domino in grado di destabilizzare equilibri già incerti nelle repubbliche
di Abkhazia e Ossezia del Sud, ancora parte della Georgia. Dopo il 17 febbraio,
hanno rivolto un appello alla Russia e agli altri paesi delle Nazioni Unite per
il riconoscimento della loro indipendenza.
Chiudere i rubinetti. Le risposte di Mosca al progressivo surriscaldarsi delle relazioni con Stati
Uniti e Occidente sono state, nel tempo, improntate a un nostalgico sfoggio di
potenza: sospensione del Trattato per la limitazione delle armi non convenzionali,
esercitazioni militari dei bombardieri a lungo raggio sull'Atlantico, minaccia
di puntare i propri missili su Ucraina ed Europa. Ma la ritorsione più efficace,
se le sollecitazioni di Bush avranno buon gioco sull'apertura del Map per Ucraina
e Georgia, potrebbe avere pesanti conseguenze anche per i Paesi europei: la chiusura
dei rubinetti di gas naturale a Kiev causerebbe un contraccolpo su tutta l'Europa
occidentale, dipendente da Mosca nell'approvigionamento di gas e petrolio. Proprio
la carta energetica potrebbe essere l'arma migliore che il Cremlino ha a disposizione
per allontanare il più possibile un incubo: di trovarsi a Kiev, nucleo radiante
della storia e del popolo russo, le armi e gli uomini dell'Alleanza Atlantica.Luca Galassi