01/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush: Ucraina e Georgia 'dentro subito', Mosca s'infuria
Tavola rotonda"La posizione dell'America è chiara: sostenere il piano di adesione di Ucraina e Georgia all'Alleanza Atlantica". Con una mossa assai meno diplomatica di quanto ci si sarebbe potuto aspettare, il presidente Usa George W. Bush è entrato stamani a gamba tesa nel clima già teso del vertice Nato che si apre domani a Bucarest. "Mosca non ha diritto di veto sull'ingresso dei Paesi ex-sovietici", ha ribadito Bush a Kiev, provocando reazioni a catena nei Paesi del Patto Atlantico e gettando incertezza sul prossimo incontro con Putin, già programmato a Soci, sul Mar Nero, immediatamente dopo il vertice Nato. In quella sede, la discussione sarà incentrata su una delle questioni più sensibili per Mosca: lo scudo che Washington costruirà in Polonia e Repubblica Ceca. Proprio mentre questa mattina Bush intavolava una amichevole conversazione con il presidente ucraino Viktor Yushchenko, il vice-ministro degli Esteri citato dall'agenzia interfax dichiarava che "l'ingresso dell'Ucraina nella Nato innescherà una crisi profonda nelle relazioni russo-ucraine, cosa che avrà un impatto negativo sulla sicurezza dell'Europa". Dopo la Francia, che ha recisamente negato il suo sostegno agli Usa, e la Germania, che per voce di Angela Merkel ha più volte detto che 'non è il momento giusto', la risposta 'ufficiale' russa alla sortita di Bush è arrivata a metà mattinata, quando Dmitri Rogozin, rappresentante russo alla Nato, ha comunicato a Radio Eco di Mosca che, nonostante il suo Paese non abbia diritto di veto, "il peso politico della Russia è sufficiente per far sentire la sua opinione".
 
Manifestazione anti-Nato a KievConfronti e contrasti. Quello che si apre domani a Bucarest sarà senz'altro un vertice ricco di confronti accesi, incentrati soprattutto sull'accoglimento delle richieste di adesione dei Paesi dell'Est europeo. L'allargamento vede in lista d'attesa Macedonia, Croazia e Albania. Durante la tavola rotonda si esaminerà l'iter di 'Membership action plan' (Map, piano di adesione) di tali Paesi, un processo aperto nel 1999 per Albania e Croazia e nel 2002 per la Macedonia. Georgia e Ucraina hanno fatto domanda quest'anno affinchè il loro fascicolo venisse già discusso a Bucarest, ma l'Alleanza ha preferito lasciare in sospeso la decisione. Con tutta probabilità, però, nonostante le pressioni di Bush, il Map delle due ex repubbliche sovietiche potrebbe non cominciare il suo iter in Romania. Secondo molti analisti, negli ultimi due anni Mosca ha già avuto sufficienti motivi di irritazione, per non manifestare a chiare lettere la propria contrarietà all'espansione della Nato fino alle porte di casa. Prima fra queste, il già citato scudo missilistico statunitense in Polonia e Repubblica Ceca. Oggi il quotidiano ceco 'Hospodarske Noviny' ha rivelato che l'accordo principale verrà formalizzato proprio durante il vertice. La base radar sarà installata nel distretto militare di Brdy, a un centinaio di chilometri a sud-ovest di Praga come parte dello scudo di difesa anti-missilistica degli Stati Uniti in Europa centrale. Il piano comprende anche 10 missili intercettori in Polonia. Altro motivo di preoccupazione per Mosca è l'indipendenza del Kosovo, che ha innescato un pericoloso effetto domino in grado di destabilizzare equilibri già incerti nelle repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud, ancora parte della Georgia. Dopo il 17 febbraio, hanno rivolto un appello alla Russia e agli altri paesi delle Nazioni Unite per il riconoscimento della loro indipendenza.
 
Parlamento di Bucarest, sede del vertice NatoChiudere i rubinetti. Le risposte di Mosca al progressivo surriscaldarsi delle relazioni con Stati Uniti e Occidente sono state, nel tempo, improntate a un nostalgico sfoggio di potenza: sospensione del Trattato per la limitazione delle armi non convenzionali, esercitazioni militari dei bombardieri a lungo raggio sull'Atlantico, minaccia di puntare i propri missili su Ucraina ed Europa. Ma la ritorsione più efficace, se le sollecitazioni di Bush avranno buon gioco sull'apertura del Map per Ucraina e Georgia, potrebbe avere pesanti conseguenze anche per i Paesi europei: la chiusura dei rubinetti di gas naturale a Kiev causerebbe un contraccolpo su tutta l'Europa occidentale, dipendente da Mosca nell'approvigionamento di gas e petrolio. Proprio la carta energetica potrebbe essere l'arma migliore che il Cremlino ha a disposizione per allontanare il più possibile un incubo: di trovarsi a Kiev, nucleo radiante della storia e del popolo russo, le armi e gli uomini dell'Alleanza Atlantica.

Luca Galassi

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