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Fast-church. Il Club dei filantropi ortodossi, una organizzazione no-profit fondata nel 2003,
ha lanciato il progetto di una chiesa prefabbricata che può essere costruita in
appena 24 ore. La prima verrà edificata nella città siberiana di Kemerovo il 6
aprile prossimo. Fa parte di un progetto di dieci istituti di culto che verranno
disseminati in tutto il Paese, secondo le intenzioni del direttore del club, Vasili
Smirnov. Qualcuno potrà ironizzare sull'iniziativa delle chiese 'fast-food', ma
secondo i pope ortodossi esse soddisfano una necessità urgente: dotare di luoghi
di culto alcuni distretti abitativi costruiti in epoca sovietica. Negli anni del
comunismo vennero lanciati piani ambiziosi di edilizia residenziale, con torreggianti
palazzi-scatoloni e anonime distese di case popolari. Ma senza chiese: nell'ateismo
imperante di quegli anni, i luoghi destinati alla preghiera erano confinati nei
centri storici delle città, risalenti all'epoca zarista.
Più economiche. La proposta del club dei 'filantropi', composto da politici e imprenditori
di chiara fede ortodossa, è di realizzare strutture in legno facili da montare,
che possano ospitare dai 150 ai 200 fedeli. Il costo della costruzione sarebbe
di un decimo rispetto ad altri progetti analoghi, assicurano gli ideatori. Inoltre,
poichè è un prefabbricato, i tempi sui permessi sarebbero notevolmente più celeri
rispetto alla farraginosa burocrazia necessaria per le licenze, a maggior ragione
se si tratta di chiese in muratura. La gerarchia ecclesiale ha approvato l'iniziativa
di Smirnov, sostenendo - per bocca di padre Vigilyansky, portavoce della Chiesa
ortodossa - "che nella sola Mosca andrebbero costruite almeno 200 chiese".
Derive estremiste. La proposta del club dei filantropi ortodossi non è che una delle varianti di
un revival religioso che in Russia sta prendendo sempre più piede. Dal momento
dell’ascesa al potere di Putin si è verificata una nuova ondata di nazionalismo,
e la retorica anti-occidentale dell'ex presidente ha alimentato una frenetica
riscoperta dei simboli, delle istituzioni e della cultura slava. In questo rinascimento
identitario è stata la chiesa ortodossa a farsi veicolo della coscienza e dell’orgoglio
nazionale. Ma ciò che preoccupa, più del nuovo - e sospetto - afflato spirituale
della Russia post-comunista, è il livello di saldatura della confessione religiosa
con elementi nazionalisti radicali, anche di tipo fascista. Nella Russia odierna,
il patriarca Alexei II ha avuto, e sta tutt'ora avendo, grandi difficoltà nel
confrontarsi con la parte più conservatrice dell'ortodossia, storicamente anti-semita
e ferocemente anti-musulmana. Secondo molti, per evitare fratture all'interno
del Patriarcato, Alexei non avrebbe limitato adeguatamente le spinte dei settori
conservatori, consentendo così all'estremismo e alle forze politiche anti-democratiche
di trovare nella Chiesa un terreno fertile dove far prosperare un'atmosfera di
esclusione e di intolleranza.
Luca Galassi