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La decisione. Gli 11 giudici della Corte hanno accolto la richiesta all'unanimità, dividendosi
invece in sette a favore e quattro contro quando si è trattato di votare sull'inclusione
del presidente Gul nella domanda di interdizione. Ora si apre una battaglia legale
che durerà almeno sei mesi, e forse fino a un anno. Il Partito di giustizia e
sviluppo (Akp) avrà trenta giorni per preparare la sua difesa. Alla fine, affinché
la chiusura del partito venga disposta, servirà il voto di sette membri della
Corte
su 11. Dagli anni Sessanta la Corte costituzionale ha bandito oltre 20 partiti.
L'ultima volta, a fine anni Novanta, a essere messo fuorilegge in quanto troppo
islamico fu il Partito del benessere, a cui apparteneva anche l'attuale premier
Erdogan. Come già fecero gli altri movimenti disciolti, i “profughi” di quel partito
si riunirono poi in quello che è l'attuale Akp: un partito “islamico moderato”,
che conserva le sue radici ma ha giurato ripetutamente di accettare il sistema
laico della repubblica turca, e ha portato il Paese sulla strada dell'ingresso
nell'Unione Europea. Una linea premiata dai cittadini, dato che ormai l'Akp è
votato da quasi un turco su due. Se il Partito del benessere godeva del 5 percento
dei consensi, alle ultime elezioni l'Akp ha conquistato il 46,6 percento delle
preferenze.
L'accusa. In un dossier di 162 pagine, il procuratore Abdurrahman Yalcinkaya aveva chiesto
la messa al bando dell'Akp e l'interdizione dei dirigenti per “attività antisecolari”.
Oltre alla legge che recentemente ha abolito il divieto per le donne di indossare
il velo islamico nelle università, l'accusa aveva messo insieme diversi episodi
degli ultimi anni con protagonista l'Akp: dal divieto di vendere alcolici in alcune
città, alla creazione di spazi per sole donne nei luoghi pubblici, fino alla distribuzione
di copie del Corano con il logo del partito islamico. C'è anche l'accusa di avere
indirettamente istigato l'attacco al Consiglio di stato del 16 maggio 2006, quando
un avvocato islamo-nazionalista uccise un giudice e ne ferì altri quattro, da
lui accusati di avere in una sentenza esteso il divieto del velo islamico per
le professoresse anche alle vicinanze degli istituti scolastici.
Le paure della Ue. La decisione di oggi è arrivata nonostante la presa di posizione dell'Unione
Europea, che aveva invitato la Corte a non compromettere il processo di modernizzazione
del Paese. “Spero che i giudici considerino gli interessi a lungo termine della
Turchia... quello di essere un'importante democrazia europea che rispetti tutti
i principi democratici della Ue”, ha detto due giorni fa il commissario per l'Allargamento,
Olli Rehn. L'accoglimento della richiesta non è piaciuto al mondo degli affari,
dato che la Borsa turca oggi perde il 2,5 percento.Alessandro Ursic