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Doppio imbarazzo. Già l'estate corsa il Pentagono dovette rivelare che un aereo militare B-52,
in volo dal North Dakota alla Louisiana, portò per mezza America nascoste nella
pancia sei bombe atomiche, all'insaputa dei piloti. Un'inchiesta interna definì
“svogliata” la gestione delle due basi coinvolte, quattro ufficiali furono espulsi
dalla Air Force e il danno di immagine svanì con il tempo. Ma la settimana scorsa
è successo di peggio: Taiwan ha spiegato di essere in possesso da un anno e mezzo
di quattro fusibili per missili nucleari intercontinentali, consegnati dagli Usa
per errore al posto delle semplici batterie per elicottero richieste dall'isola.
Le reazioni. L'incidente, definito “estremamente imbarazzante” da alcuni alti funzionari del
Pentagono, ha fatto impennare la tensione tra Stati Uniti e Cina. Pechino, che
considera Taiwan una provincia ribelle e ha sempre minacciato un'azione militare
se questa dovesse proclamare l'indipendenza, ha espresso il suo “forte dispiacere”
per l'accaduto. Per calmare le acque si è dovuto scomodare il presidente George
Bush, che ha telefonato di persona al suo omologo cinese Hu Jintao. E un diplomatico
statunitense ha chiesto ironicamente cosa avrebbero reagito gli Usa “se la Cina
o la Russia avessero recapitato per errore ricambi per armi nucleari all'Iran”.
L'inventario. Così, nei prossimi due mesi, tutti a schedare armi e ricambi nucleari per numero
seriale. Ce ne sarà, di materiale da contare: si calcola che gli Usa abbiano un
arsenale nucleare di quasi 10.000 testate, di cui 5.735 attive. Secondo gli impegni
già sottoscritti, Washington si è impegnata a ridurre il numero di testate operative
a 2.200 entro il 2012. Ma un po' d'ordine non farà male. Anche perché, come ha
detto il vicepresidente della Task Force statunitense sulla non-proliferazione,
il deputato democratico Edward Maskey, “se la prossima volta del nostro materiale
sensibile dovesse finire nelle mani sbagliate, non si potrà semplicemente rispedirlo
al mittente”.Alessandro Ursic