31/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Civili musulmani torturati dall'esercito di Bangkok
Musulmani thailandesi del sudIl 19 marzo, soldati dell’esercito thailandese hanno fatto irruzione in casa di un imam di 56 anni, Yapa Koseng, nel villaggio di Ban Kortor, provincia meridionale musulmana di Narathiwat. Lo hanno arrestato assieme a suo figlio e ad altri quattro familiari. Yapa, accusato dai militari di avere legami con i guerriglieri separatisti islamici malesi, è stato portato in una base dell’esercito e rinchiuso in un camion usato come cella di detenzione e interrogatorio.
Due giorni dopo, Yapa era morto. Il suo cadavere era coperto di lividi e bruciature, aveva diverse costole rotte. Ai suoi familiari è stato suggerito di non sporgere denuncia. 
 
MappaIl pugno di ferro del generale Viroj. Il caso è stato invece denunciato e reso pubblico da Human Rights Watch. “L’esercito sta combattendo una ribellione separatista, ma questo non autorizza i militari a compiere abusi”, ha dichiarato Brad Adams, direttore della sezione asiatica di Hrw. “I musulmani del sud vivono nella paura che arrivino i soldati e si portino via gli uomini per torturarli”.
La situazione della popolazione civile nelle tre province meridionali di Narathiwat, Pattani e Yala –, dal 2004 insanguinate da un’insurrezione costata la vita a oltre tremila persone – è drammaticamente peggiorata da quando l’estate scorsa il governo di Bangkok ha ordinato ai 30mila soldati schierati nel sud, al comando del generale Viroj Buacharoon, di rastrellare tutti i villaggi della regione per fare terra bruciata intorno ai pejuang, i miliziani del Fronte Rivoluzionario Nazionale (Brn) – legati ad Al Qaeda secondo la Cia, che per questo collabora con i militari locali.
 
Soldati thai nel sudLeggi speciali e tortura sistematica. In virtù delle leggi speciali thailandesi che prevedono la carcerazione preventiva senza mandato per 37 giorni, e di un regolamento del generale Viroj che vieta visite dei familiari per i primi tre giorni di detenzione, migliaia di musulmani, maschi di tutte le età che hanno l’unica colpa di vivere in zone dove sono attivi i ribelli, sono stati arrestati e torturati dall’esercito. Secondo Hrw, che ha raccolto le testimonianze di molti medici e avvocati di ex detenuti, questi vengono torturati soprattutto nei primi giorni di detenzione nelle basi locali dell’esercito, ma anche successivamente, quando vengono trasferiti alla prigione militare di Ingkhayuthboriharn, nella provincia di Pattani. I sistemi di tortura adottati sono: pestaggi con bastoni e spranghe, elettroshock, strangolamento, affogamento, soffocamento con buste di plastica, nudità forzata, esposizione a temperature estreme.
 
E da ora in poi pieni poteri all’esercito. Questi abusi sui civili costituiscono la principale ‘giustificazione’ agli attacchi dei ribelli contro i militari governativi e contro i civili non musulmani legati al governo: “Un circolo vizioso assurdo e mortale”, denuncia Adamas.  
Una situazione che sembra destinata solo a peggiorare. Il 25 marzo, infatti, il nuovo primo ministro Samak Sundaravej ha conferito al comandante delle forze armate thailandesi, generale Anupong Phaochinda, i pieni poteri per schiacciare la ribellione.  

Enrico Piovesana

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità