New York ha ospitato, nei mesi scorsi, una mostra che ha messo in luce la storia
dimenticata degli ebrei salvati in Albania durante la Seconda Guerra Mondiale:
''
Besa: A Code of Honor/Albanians who Rescued Jews during the Holocaust''.

Il fatto è poco noto, perchè il regime comunista di Enver Hoxha, nei quasi 50
anni di dittatura successivi alla Seconda Guerra Mondiale, ha tenuto nascosti
questi e molti altri documenti, riapparsi poi nel 1990. Una delegazione statunitense,
recatasi in Albania, ha avuto accesso agli archivi degli anni della dittatura
di Hoxha. Joe Dioguardi, rappresentante del Congresso Usa giunto a Tirana, inviò
a Tel Aviv le testimonianze relative agli ebrei salvati e i documenti furono confermati
e ritenuti autentici.
Ora anche l'Albania è stata aggiunta all'elenco dei ''Giusti tra le Nazioni'',
cioè quelle persone o enti che hanno salvato ebrei dall'Olocausto. Anzi l'Albania
ha un primato eccezionale: è l'unico paese che può vantare di aver salvato tutti
gli ebrei presenti nel suo territorio.
Prima della Seconda Guerra Mondiale gli albanesi in Albania erano circa 200 e,
alla fine del conflitto, erano oltre 2000.
Presenze ebraiche nel territorio albanese sono testimoniate fin dai tempi dei
romani.
Perchè poterono salvarsi tutti gli ebrei in Albania? Per l'isolamento di cui
godeva questo paese in un contesto europeo invece fortemente influenzato dall'ideologia
fascista e nazista, ma soprattutto grazie alla cultura albanese, basata su un
codice morale detto kanun e in particolare su una sua parte detta Besa, secondo
la quale è un dovere inderogabile difendere la vita umana di chiunque, anche a
costo della propria.
Il codice kanun, che per vari aspetti determina ancora la cultura albanese, prescrive
una serie di regole di comportamento che, durante le successive invasioni straniere
in Albania, hanno rappresentato l'identità stessa del popolo albanese. Essere
albanese significava, prima ancora che abitare nel territorio albanese o obbedire
al potere politico di quel territorio, rispettare il codice kanun.

Nel corso della storia questo codice si è a volte contrapposto al potere in Albania.
E nei casi di conflitto tra potere politico ufficiale e regole proposte dal kanun,
quest'ultimo veniva prima del rispetto di altre forme di potere.
Il codice kanun ha anche aspetti ormai inaccettabili, come il delitto d'onore
o il dovere di vendicare anche con l'omicidio i torti subiti.
Ma un aspetto positivo e straordinario di questo codice è quello che ha portato
alla salvezza di tutti gli ebrei che si sono rifugiati in Albania per sfuggire
dall'Olocausto: il codice prevede l'obbligo di difendere la vita umana minacciata,
chiunque sia in pericolo, albanese o straniero. Anzi il codice kanun non riconosce
la parola 'straniero': Esistono gli 'ospiti', ma non gli 'stranieri'.
Durante la Seconda Guerra Mondiale gli albanesi hanno nascosto gli ebrei nel
loro territorio, sia per iniziativa privata, sia per scelta delle autorità che
si sono rifiutate di consegnare ai fascisti nel 1939 e ai nazisti nel 1943, le
liste con i nomi degli ebrei presenti nel territorio. Il pericolo di ritorsioni,
specie durante l'occupazione nazista, era molto alto, ma i cittadini albanesi
e le autorità difesero gli ebrei, nascondendoli nelle case, procurando loro documenti
falsi, travestendoli da contadini, spostandoli da un luogo all'altro per sfuggire
alla morte.
Se si pensa che nella regione dei Balcani, su circa 70mila ebrei in pericolo,
solo il 10 percento è sopravvissuto all'Olocausto, la straordinaria importanza
del comportamento dell'Albania in quegli anni risulta ancora più evidente. Anche
gli albanesi del Kosovo, del Montenegro e della Macedonia hanno contribuito alla
salvezza di molti ebrei aiutandoli a rifugiarsi in Albania che era, appunto, durante
la Seconda Guerra Mondiale, il luogo più sicuro in Europa.