28/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



In sciopero da due settimane, il settore agricolo è invitato dal presidente a sedere al tavolo delle trattative
“Le porte della Casa del Governo sono aperte, ma vi prego di finirla con lo sciopero contro il popolo”. Con queste parole, il presidente argentino Cristina Fernández ha lasciato entrare spiragli di trattativa nel braccio di ferro che da due settimane sta contrapponendo il governo al settore dei produttori agricoli.

cacerolazos 2001, argentinaParalisi. Da giorni, il paese e le grandi arterie di comunicazione sono bloccate da manifestazioni di lavoratori dell'agropecuario arrabbiati per l'imposta sull’export che, nonostante sia stata pensata per redistribuire parte della ricchezza generata dall’esportazione di soia e semi di girasole, è stata interpretata da latifondisti, multinazionali e chiunque, medi o piccoli imprenditori, viva di agricoltura, come una misura che li metterà in ginocchio. Con l'appoggio dell'opposizione, si sono riversati per le strade, provocando il panico e dividendo il paese. Armati di pentole e slogan (tipica maniera di protestare argentina, salita alla ribalta delle cronache nel 2001 quando la gente comune si trovò a dover gridare la propria disperazione per la grave crisi economica e si riversò in strada portando con sé l'utensile che più facesse rumore e attirasse l'attenzione) hanno creato il caos: 400 blocchi stradali in tutto il paese con la conseguenza che la regolare distribuzione degli alimenti è un miraggio. Macellerie vuote, niente latte e il pane scarseggia.

Pro-governo. “Basta. E' lo sciopero dei ricchi. É il paro dei 4x4”, commentano i filo Kirchner, convinti che dietro a tutto questo ci sia il tentativo della destra di destabilizzare il più meridionale dei governi integrazionisti latinoamericani. “Usano le stoviglie, ma non hanno niente a che vedere con i cacerolazos del 2001, questi i soldi li hanno, hanno i loro privilegi, e protestano per mantenerli”, ripetono, ribadendo che l'Argentina è il paese agricolo per eccellenza, con sterminate pianure fertili e una potenzialità agricola enorme, eppure, dato il business redditizio dell'esportazione, spesso è costretta a comprare i prodotti della terra all'estero. A scapito della gente comune. Da qui la misura del governo: lanciare un programma di aumenti delle imposte sull'export agricolo, per favorire il commercio dei prodotti argentini in Argentina. Coinvolti in particolare la soia e i suoi derivati, che godono di alti prezzi nei mercati internazionali e garantiscono entrate per 24mila milioni di dollari annui, dei quali meno della metà sono stati finora tassati.

cacerolazos 2001, argentinaPro-sciopero. Per strada, non c'erano soltanto i grandi proprietari terrieri o i presidenti delle multinazionali. “Di agricoltura vivono anche i piccoli e i medi imprenditori, che sarebbero i primi a restare schiacciati da questa imposta – spiega un tecnico agrario argentino – per questo siamo scesi in piazza. Perché anch'io ne rimarrei schiacciato, indirettamente. Non ho un pezzo di terra, sono un consulente, ma vivo di questo settore e i miei clienti non sono i ricchi, tutt'altro. Il governo deve proteggere le fasce deboli, che esistono anche nel settore agropecuario”. Poi aggiunge: “E la smettano di chiamare lo sciopero dei 4x4, usandolo quale cliché del ricco agricoltore. Per lavorare nei campi non si può che usare il 4x4 e anche i contadini più umili ne possiedono uno”.

cacerolazos 2001, argentinaPasso indietro. Ed è proprio per la presenza della gente umile in questo settore basilare per l'economia argentina, che il governo ha fatto un passo indietro, rispetto alla posizione intransigente ribadita il 24 marzo.
“Voglio chiamare tutti gli argentini al dialogo – ha detto ieri dal Parco Nord di Buenos Aires – ma in particolare mi rivolgo al settore che blocca le strade, che ancora non ha smesso con questa misura di forza. A questi chiedo umilmente che la finiscano con questo sciopero e che si aprano al dialogo”. Ha aggiunto: “E' un buon momento per discutere e dialogare, e farlo con una pistola alla tempia è molto difficile, soprattutto in democrazia”. Infine, l'accenno ai piccoli imprenditori: “Questo governo popolare contemplerà sempre gli interessi dei piccoli produttori. Rappresenteremo l'interesse di tutti”.
 
Prime reazioni. I lavoratori del campo non ci stanno. A quanto pare, le prime reazioni all'invito al dialogo della presidente sono di totale chiusura. La condizione di togliere i blocchi stradali, chiesta da Cristina Fenrandez non è stata accettata, e ancora molte città restano, dunque, nel caos. Le manifestazioni di protesta sono riprese anche stamane.
Il governo argentino ha, comunque, annunciato che creerà una sottosegreteria per la piccola e media impresa per valutare e risolvere i problemi riguardanti quest'area imprenditoriale. Tale decisione è stata presa dopo aver verificato che le pymes (piccola e mediana impresa) non sono state considerate nella misura presa dal governo sull'imposta sulle esportazioni del settore primario.

 

Stella Spinelli

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