27/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Società privata Usa vende all'esercito afgano munizioni vecchie di 40 anni
Il problema cominciò a farsi evidente quando quando il colonnello afgano Amanuddin, nel posto di polizia di Nawa, al confine con il Pakistan, passò in rassegna le munizioni che gli erano state portate. Le scatole di cartone si aprivano da sole per l'usura, e il box recitava 'Made in China', prodotto in Cina, addirittura nel 1966. "Questo è quello che ci danno gli americani per combattere: spazzatura", fu il commento di Amanuddin.
 
ProiettiliUn massaggiatore come vice-presidente. Gli americani hanno equipaggiato l'esercito afgano con armi vecchie di 40 anni, provenienti da arsenali dell'ex Unione Sovietica e fornite alle forze armate Usa dalla 'Aey' una compagnia privata guidata da un ventiduenne. L'incredibile vicenda è stata svelata da un reportage del New York Times dopo che il Dipartimento della Difesa Usa aveva già deciso di sospendere i contratti alla Aey. Una decisione non retroattiva: per questo, il mega-appalto da 300 milioni che la compagnia si è aggiudicata all'inizio dell'anno non verrà revocato. Efraim Diveroli veva 18 anni al momento della stipula del primo contratto, nel 2004. Da allora ha firmato con il Pentagono contratti per oltre un miliardo di dollari. Il vice-presidente della Aey era un massaggiatore, secondo quanto riporta il quotidiano americano.
 
Ventenni rampanti. I nomi di alcuni dei mediatori e delle persone coinvolte nella transazione si trovano in una lista federale di presunti trafficanti di armi. La Aey compra armi dall'Albania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Kazakhistan, Montenegro, Romania e Slovacchia. Alcune delle scorte acquistate in quei Paesi erano state considerate non idonee dalla Nato e dal Dipartimento di Stato americano, e per questo da distruggere a causa della loro inaffidabilità. Ufficiali e funzionari del Dipartimento di Stato Usa, intervistati dai giornalisti del New York Times dietro garanzia che loro identità venisse nascosta, si sono chiesti come abbia potuto una società di ventenni arrivare dal più perfetto anonimato ad essere titolare del più lucroso contratto stipulato in Afghanistan con la Difesa Usa. Quando nel 2006 l'intensità della resistenza afgana divenne preoccupante, la gravità della situazione richiese al Pentagono l'ordinazione di ingenti quantità di munizioni per le truppe afgane. I tipi di munizione, 52 in totale, variavano dai proiettili per fucili, pistole e mitragliatori alle granate, ai razzi, alle spolette per mortaio. In tutto, milioni di cartucce.
 
Munizioni sovieticheLinee guida rigide, scelta 'elastica'. L'esercito afgano ha in prevalenza una dotazione bellica di produzione sovietica, per questo la Aey, una delle 10 compagnie individuate dal Pentagono, corrispondeva ai requisiti. L'offerta nella gara d'appalto, inoltre, risultava inferiore a molte delle altre. Così, Diveroli si aggiudicò la partita. La storia della compagnia, anche se operava in un settore dove le trasformazioni (e i profitti) si realizzano in modo molto repentino, annoverava solo qualche contratto nell'ambito della security e forniture a varie agenzie del governo. Per essere accettata, secondo le linee guida dell'esercito, una compagnia deve essere "responsabile, con una solida base economica, capacità di trasporto, uno 'storico' di buone performance di vendita e un'attività in conformità con le leggi federali che regolano tale tipo di transazioni.
 
Casse di legnoCasse piene di proiettili. L'inchiesta del New York Times ha scavato nel passato personale di Efraim, trovando storie di violenza domestica, liti e violenze contro le fidanzate, una patente contraffatta (che lo faceva più vecchio di quattro anni rispetto alla sua età) e problemi relazionali di vario tipo. Per quanto riguarda la sua compagnia, la Aey acquistò 100 milioni di munizioni dai depositi albanesi senza nessun'altro test balistico che quello di spararne qualche centinaio. I proiettili furono inoltre acquistati da terzi: una compagnia cipriota, che li comprò a 2 centesimi di dollaro l'uno, li rivendette alla Aey a un prezzo assai più alto. La differenza, secondo Kosta Trebicka, un businessman albanese che seguì l'affare per conto di Efraim, fu intascata dalle autorità albanesi, incluso il capo dell'agenzia nazionale per l'export di armamenti, Ylli Pinari, e il ministro della Difesa dell'epoca, Fatmir Mediu. Tra i vari affaristi e mercanti d'armi spunta fuori anche un tale Heinrich Tomet, mercante d'armi svizzero contattato da Diveroli come mediatore, e più volte accusato di trasferimenti illegali di armi da Amnesty International. La Aey manterrà l'ultima fornitura che si è aggiudicata nel marzo scorso: 155 milioni di dollari di munizioni. Nonostante la sospensione dei contratti. E nonostante l'ultima spedizione contenesse proiettili corrosi.

Luca Galassi

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