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Un massaggiatore come vice-presidente. Gli americani hanno equipaggiato l'esercito afgano con armi vecchie di 40 anni,
provenienti da arsenali dell'ex Unione Sovietica e fornite alle forze armate Usa
dalla 'Aey' una compagnia privata guidata da un ventiduenne. L'incredibile vicenda
è stata svelata da un reportage del New York Times dopo che il Dipartimento della
Difesa Usa aveva già deciso di sospendere i contratti alla Aey. Una decisione
non retroattiva: per questo, il mega-appalto da 300 milioni che la compagnia si
è aggiudicata all'inizio dell'anno non verrà revocato. Efraim Diveroli veva 18
anni al momento della stipula del primo contratto, nel 2004. Da allora ha firmato
con il Pentagono contratti per oltre un miliardo di dollari. Il vice-presidente
della Aey era un massaggiatore, secondo quanto riporta il quotidiano americano.
Linee guida rigide, scelta 'elastica'. L'esercito afgano ha in prevalenza una dotazione bellica di produzione sovietica,
per questo la Aey, una delle 10 compagnie individuate dal Pentagono, corrispondeva
ai requisiti. L'offerta nella gara d'appalto, inoltre, risultava inferiore a molte
delle altre. Così, Diveroli si aggiudicò la partita. La storia della compagnia,
anche se operava in un settore dove le trasformazioni (e i profitti) si realizzano
in modo molto repentino, annoverava solo qualche contratto nell'ambito della security
e forniture a varie agenzie del governo. Per essere accettata, secondo le linee
guida dell'esercito, una compagnia deve essere "responsabile, con una solida base
economica, capacità di trasporto, uno 'storico' di buone performance di vendita
e un'attività in conformità con le leggi federali che regolano tale tipo di transazioni.
Casse piene di proiettili. L'inchiesta del New York Times ha scavato nel passato personale di Efraim,
trovando storie di violenza domestica, liti e violenze contro le fidanzate, una
patente contraffatta (che lo faceva più vecchio di quattro anni rispetto alla
sua età) e problemi relazionali di vario tipo. Per quanto riguarda la sua compagnia,
la Aey acquistò 100 milioni di munizioni dai depositi albanesi senza nessun'altro
test balistico che quello di spararne qualche centinaio. I proiettili furono inoltre
acquistati da terzi: una compagnia cipriota, che li comprò a 2 centesimi di dollaro
l'uno, li rivendette alla Aey a un prezzo assai più alto. La differenza, secondo
Kosta Trebicka, un businessman albanese che seguì l'affare per conto di Efraim,
fu intascata dalle autorità albanesi, incluso il capo dell'agenzia nazionale per
l'export di armamenti, Ylli Pinari, e il ministro della Difesa dell'epoca, Fatmir
Mediu. Tra i vari affaristi e mercanti d'armi spunta fuori anche un tale Heinrich
Tomet, mercante d'armi svizzero contattato da Diveroli come mediatore, e più volte
accusato di trasferimenti illegali di armi da Amnesty International. La Aey manterrà
l'ultima fornitura che si è aggiudicata nel marzo scorso: 155 milioni di dollari
di munizioni. Nonostante la sospensione dei contratti. E nonostante l'ultima spedizione
contenesse proiettili corrosi.Luca Galassi