Gli Stati Uniti non hanno perso tempo. A poche ore dalla nomina del nuovo premier
pachistano Yousaf Raza Gilani, il vicesegretario di Stato John Negroponte e l'assistente
del segretario di Stato, Richard Boucher sono sbarcati a Islamabad per impartire
le direttive di Washington al nuovo governo del dopo-Musharraf in tema di “lotta
al terrorismo”. Una visita che ha suscitato dure reazioni nel Paese, sempre più
insofferente verso l’ingerenza di Washington.
“Giù le mani dal Pakistan, zio Sam”. Nelle principali città pachistane migliaia di persone sono scese in piazza dando
alle fiamme bandiere stelle e strisce e scandendo slogan antiamericani. I principali
quotidiani nazionali hanno pubblicato editoriali durissimi, come quello titolato
“Giù le mani dal Pakistan, zio Sam”, apparso martedì su
The News.
Oltre a Gilani, Negroponte ha voluto incontrare i leader dei due partiti di governo
– il vedovo della Bhutto e Nawaz Sharif – e il capo delle forze armate, generale
Ashfaq Parvez Kayani, per chiarire l’assoluta contrarietà degli Stati Uniti a
ogni negoziato con i talebani nelle Aree Tribali (Fata) e nelle Province di Frontiera
(Nwfp) e ribadire la necessità di intensificare la campagna militare contro di
loro. “Non capisco come si possa dialogare con gente che vuole distruggere il
nostro stile di vita”, ha detto Negroponte recandosi in visita in una caserma
dei Frontier Corps pachistani nelle Aree Tribali, armati e addestrati dagli Usa.
Il nuovo Pakistan tenta la carta del dialogo. Se il neopremier pachistano ha mostrato totale deferenza verso Negroponte (Gilani
si rivolgeva a lui chiamandolo “sua eccellenza”), il suo alleato di governo Nawaz
Sharif ha invece voluto sottolineare che il Pakistan non gradisce ingerenze. “Gli
ho detto chiaramente – ha dichiarato alla stampa Sharif – che il
one-man show di Musharraf è finito, e che ora sarà il nuovo parlamento a decidere quale sia
il migliore approccio verso l’estremismo islamico”.
La Lega Musulmana Pachistana (Pml) di Sharif – che avrà otto ministri nel nuovo
esecutivo ed è molto influente nell’esercito e nei potenti servizi segreti – ma
anche molti del Partito del Popolo Pachistano dei Bhutto e di Gilani sono decisi
a voltare pagina rispetto alla politica filoamericana di Musharraf, tentando la
via del dialogo con i gruppi talebani e qaedisti con la mediazione delle tribù
pashtun.
Ma Washington non vuole rischiare: se il generale Kayani non eseguirà subito
gli ordini di Negroponte, il Pentagono - che per ora si limita ai
raid aerei - ha già pronti i piani per un intervento diretto, seppur limitato, in Pakistan.