31/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



In migliaia, vittime della politica e delle scelte sbagliate dei loro padri
scritto per nopi da
Chiara Costanzo
 
Sono in circa 300 mila e da più di 40 anni vivono in una fase di stallo senza poter far niente. Si tratta dei curdi siriani della provincia di Hasakeh, quelli che nel 1962 hanno visto nascere il loro dramma.
 
Era il 23 Agosto quando, senza nessun preavviso, come effetto di un decreto legislativo, fu ordinato un censimento straordinario. Lo scopo ufficiale era di segnalare i curdi fuggiti dalla Turchia durante la seconda guerra mondiale e insediatisi clandestinamente nell’area.
Rappresentanti del governo andarono di porta in porta a verificare che la residenza degli abitanti fosse anteriore al 1945, richiedendo a tal proposito l’atto di proprietà della suolo. Dall’antichità i curdi erano stati contadini per conto di un proprietario, ma in moltissimi nel corso degli anni avevano finito per diventarne effettivi padroni, senza convenire ad una vendita. Davanti all’impossibilità, quindi, di fornire documentazioni scritte, in circa 150 mila si ritrovarono privati della cittadinanza siriana, dichiarati dalle autorità come ajanib, in arabo “stranieri”. Molti altri, invece, deliberatamente evitarono di partecipare al censimento, nascondendosi. Queste persone, dette maktumin, ovvero “nascosti”, pensavano di poter aggirare l’ostacolo, nella prospettiva, oltretutto, di evadere la leva. Non potevano pensare che nel giro di un giorno sarebbero stati cancellati da qualsiasi registro.
 
una donna kurda “Erano convinti che fosse un provvedimento temporaneo e speravano in futuro intervento dello Stato o delle organizzazioni internazionali”. Queste le supposizioni di Şero, 28 anni, maktum (singolare di maktumin) di Hasakeh. Il padre, che all’epoca fuggì per disertare il militare, gli ha trasmesso lo status di “nascosto”. “Era un contadino, non gli interessava di perdere la cittadinanza perchè non si sentiva siriano”, sostiene Şero, “senza documenti personali validi, non si è potuto sposare civilmente con mia madre e quindi noi figli siamo illegittimi e, anzi, non risultiamo da nessuna parte”.
I figli dei maktoumin, infatti, non possono avere la carta di identità come gli ajanib, ma solo un certificato di domicilio rilasciato dal capo quartiere. Questo piccolo particolare costa un grandissimo prezzo. “Mi accettarono nelle scuole pubbliche fino alla fine del liceo, ma senza darmi alcun attestato. Quindi non mi sono potuto iscrivere all’Università”, prosegue Şero il quale attualmente lavora in nero presso un ristorante, ma avrebbe voluto diventare dentista. Non può prendere la patente, né può intestare qualcosa a suo nome perché per lo Stato siriano è come se non esistesse. In sostanza non ha alcun diritto e neanche dei doveri, ma se compiesse un reato finirebbe in carcere e verrebbe considerato un clandestino.
 
un bandierone curdo su una palazzinaQuesta è la triste condizione di Şero, un giovane curdo che non ha partecipato alla fuga di quel tragico giorno, eppure, dopo una generazione, ne paga ancora le conseguenze. “Per consolarmi penso che anch’io non ho fatto il militare e non pago le tasse”, afferma. Ma in cambio non può usufruire dell’assistenza sanitaria, dei sussidi statali e, cosa ancora più seria, non può neanche uscire regolarmente dalla Siria, quindi è vana la speranza di ripiegare verso altri paesi. “Emigrare da clandestino non è semplice: devi avere dei soldi da parte e poi rischi tanto”, mi dice.
La moglie, curda con cittadinanza siriana, risulta ancora nubile. Quando avranno dei bambini, saranno anche loro maktoumin. Ecco perché la loro unione è stata molto contrastata dalla famiglia di lei. “I miei suoceri temono per la qualità di vita che posso offrirle. È per questo stesso motivo che molti uomini maktoumin non riescono a sposarsi”. Tra i curdi, già oppressi e discriminati per il fatto di esserlo, i maktoumin pagano il prezzo più alto. Questa l’amara conclusione di Şero che mi saluta per tornarsene al suo mondo clandestino, fatto solo di informalità, dove, nelle più piccole azioni quotidiane paga, senza colpa, per l’intollerante politica siriana, ma anche per una scelta sbagliata del passato.
Parole chiave: curdi, kurdistan, siria, curdi siriani, kurdistan siriano
Categoria: Diritti
Luogo: Siria