28/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sabato a Damasco il summit dei paesi arabi. Più divisi che mai
Entrano nel vivo i preparativi per il summit arabo del 29 e 30 marzo a Damasco, dove i leader degli stati arabi, e altri in veste di osservatori invitati dalla Lega Araba, invitata a sua volta, si riuniranno per parlare sostanzialmente di tre punti: la crisi istituzionale in Libano, la proposta yemenita di dialogo tra palestinesi e il problema rappresentato dal milione e mezzo di rifugiati iracheni presenti sul suo territorio.

il premier libanese fouad sinioraSummit o passerella? Ieri, al termine della seduta mattutina dei ministri arabi degli Esteri che preparano il vertice, il vice ministro siriano degli Esteri, Faysal al-Miqdad, ha espresso la propria soddisfazione per il livello della rappresentanza e delle discussioni svolte. In realtà, anche se il regime del presidente siriano Assad ostenta soddisfazione, il vertice rischia di risolversi in un'inutile passerella.
Mentre a Damasco si discuterà di Libano, il premier libanese Siniora andrà in onda per un discorso in diretta alla nazione. ''Il premier libanese Fouad Siniora terrà un discorso televisivo poco prima o in contemporanea al summit dei capi di Stato arabi che si terrà a Damasco tra qualche giorno''. L'annuncio l'ha dato martedì scorso Marwan Ahmade, ministro per le Telecomunicazioni libanese. In altre parole Siniora boicotta il vertice di Damasco. ''Sarà un discorso che lascerà il segno più di quanto possa fare il vertice'', ha promesso, o minacciato, il ministro, ''perché denuncerà il ruolo avuto dalla Siria nella crisi politica del Libano''.

il re dell'arabia saudita abdullahTensioni e divisioni. Il Libano, dal 24 novembre scorso, non riesce a eleggere il nuovo presidente della Repubblica. La maggioranza antisiriana e l'opposizione filosiriana si rinfacciano a vicenda, da mesi, la responsabilità dello stallo istituzionale.''Il Libano ha perso un'occasione d'oro per risolvere la sua crisi politico – istituzionale decidendo di boicottare il vertice di Damasco'', ha replicato Walid al-Muallam, ministro degli Esteri siriano, ma il problema resta. Qual'è la credibilità di un vertice che parte dal presupposto di creare una sempre maggiore unità araba nel momento più difficile della storia di questa parte del mondo, se due tra i paesi più importanti si scambiano bordate di questo genere? E non è tutto. Arabia Saudita ed Egitto hanno deciso di abbassare, come mai accaduto prima, il livello della loro rappresentanza al vertice arabo di Damasco. Assenti il re saudita Abdallah e il presidente egiziano Mubarak, sostituiti rispettivamente dal delegato saudita presso la Lega Araba e dal ministro di stato egiziano per gli Affari Parlamentari. L'Egitto, da tempo, è schierato su posizioni pragmatiche rispetto alla questione palestinese e mal tollera il legame di Damasco con Hezbollah in Libano e con Hamas a Gaza che, per il Cairo, blocca il processo di pace. La monarchia saudita ritiene la Siria un sodale dell'Iran nella politica da macro potenza regionale che caratterizza la presidenza Ahmadinejad e la cosa non piace a Riad. Non a caso l'invito all'Iran (che non è un paese arabo ma persiano) non è stato gradito dai sauditi.

il presidente palestinese abu mazenDivisi alla meta. Oltre alle inimicizie geostrategiche, a dividere i convitati al vertice di Damasco c'è anche la stessa agenda, che rispecchia la paralisi politica del mondo arabo, incapace di parlare con una voce sola.
Oltre alle divisioni sul Libano, anche la questione dell'accordo siglato in Yemen tra Hamas e Fatah divide i convitati. L'accordo, poche ore dopo la firma, è stato praticamente sconfessato dal presidente dell'Autorità Nazionale palestinese Abu Mazen, che ha sostenuto di non aver autorizzato la firma dell'intesa. Il presidente yemenita Saleh, con l'appoggio dei sauditi, aveva investito molto nella mediazione e la sua irritazione, come quella dell'Arabia Saudita, per il dietrofront di Mazen è palpabile. Ultimo punto all'ordine del giorno, la questione dei rifugiati iracheni. La Giordania e la Siria hanno pagato, praticamente da sole, il peso di milioni di sfollati che, per forza di cose, hanno messo in crisi due paesi che hanno già i loro problemi. Chiederanno agli altri stati arabi di farsi carico economicamente della tragedia irachena, ma non sarà facile.

Christian Elia

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