18/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La tv di Hizbollah, censurata da Usa e Francia, racconta ancora il conflitto
Ieri ci sono state nuove schermaglie tra l'aviazione israeliana -che ha bombardato un villaggio libanese - e i guerriglieri del movimento Hizbollah che, ore prima, avevano teso un’imboscata a un bulldozer dell'esercito israeliano. A riferire entrambi questi eventi è stata l’emittente satellitare al-Manar, che trasmette da Beirut.
 
Annunciatrice di al Manar
Televisione bandita. Il 14 dicembre la Francia decideva di mettere al bando al Manar, la tv satellitare collegata al partito sciita libanese dell’Hizbollah. Una decisione presa dopo le accuse di propaganda antisemita mosse loro dal Conseil Audiovisuelle Francais  (CSA). Pochi giorni dopo, il 17 dicembre, una decisione dello stesso segno è stata presa anche dagli Usa, che hanno inserito la stazione televisiva nella lista nera delle organizzazioni terroristiche per avere “incitato alle attività terroriste”. Al Manar trasmette in Libano dal 2000, dal ritiro delle truppe israeliane dal sud del Paese e l’affermazione di Hizbollah come partito politico.
Senza essere direttamente un organo di partito, la tv censurata ha spesso celebrato le imprese militari dell’organizzazione spalleggiata da Iran e Siria, avallando con ciò l’idea stessa di resistenza combattente. Oltre a ciò la rete ha in palinsesto alcune fiction che hanno sollevato molte critiche per le tematiche politiche e l'uso di un registro simile alla propaganda antisemita di inizio '900. In una di queste ad esempio, un fantomatico "capo del governo ebraico del mondo" recita queste parole: "Dobbiamo assistere Hitler nello sterminio degli ebrei, perché quelli che vivono in paesi ancora non conquistati da Hilter vadano tutti nella terra promessa"...
 
Dimostrazione in solidarietà con al ManarLa censura è politica. La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ ) ha però descritto la vicenda come un caso di “Censura politica del peggior tipo“ e il suo segretario, Aidan White ha dichiarato che “si tratta di provvedimenti sproporzionati e inadeguati, che non aiuteranno a superare le distanze che dividono ancora i media arabi dal mondo occidentale.”
Al Manar non fa mistero delle proprie opinioni anti sioniste, nonostante ciò molte associazioni per la libertà di stampa hanno protestato contro la sua messa al bando, ritenendo che sia pericoloso mettere sullo stesso piano mezzi di informazione e gruppi terroristi. Martedì scorso il capo di Reporters Sans Frontieres, Robert Menard, si è recato in visita di solidarietà alla sede della televisione e ha criticato il ricorso alle liste nere, invitando Parigi e Washington a non confondere lo sdegno verso le trasmissioni anti israeliane con la vera e propria guerra al terrorismo. Una delle conseguenze negative di questa decisione è stata infatti la chiusura dell’ufficio di al Manar a Washington, ma il problema non è solo questo: ai giornalisti che lavorano per la stazione tv potrebbe essere impedito di entrare negli Stati Uniti o potrebbero essere espulsi. RSF ha anche messo puntato l’indice sul rischio che la decisione possa trasformare il canale arabo in un potenziale obiettivo militare, come accadde con la tv serba durante la guerra in Kosovo e con al Jazeera, bombardata dagli americani a Kabul nel 2001.
In solidarietà con al Manar si sono mobilitati già una cinquantina di fornitori libanesi di televisione via cavo, che hanno deciso di interrompere la trasmissione dei programmi del canale francese TV5.
 
Studio di al Manar
Doppia censura. Da parte delle autorità libanesi, il ministro per l’Informazione Ali Al Firzli ha confermato le voci secondo cui la doppia censura sarebbe dovuta a pressioni israeliane: “Affrettare il termine delle trasmissioni senza dare una seconda possibilità all’emittente - ha dichiarato al Firzli - dimostra l’esistenza di una decisione politica predeterminata”, l’obiettivo sarebbe quello di impedire a una voce indipendente di testimoniare in occidente quello che accade nel Libano meridionale e in Palestina. Secondo il ministro è essenziale essere in grado di distinguere anche tra “informazione” anti sionista e propaganda anti semita.
Intanto al di fuori della Francia e degli Stati Uniti al Manar continua a trasmettere e il suo registro grottesco e ideologizzato continua a riscuotere successo tra la popolazione.

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità