Serena Corsi
Mille guaranies, poco piú di dieci centesimi di euro, per lustrare un paio di
scarpe con uno straccio. Prima una, poggiata sullo sgabellino di legno che deve
rimanere pari, non tremare. Poi l’altra: dai cinque ai dieci minuti di lavoro,
inginocchiato o seduto a terra. Eligio ha sedici anni, ne aveva appena dieci quando
cominció a frequentare il Palazzo di Giustizia di Asunción per fare il lavoro
di lustrascarpe , “dalle otto di mattina alle due. Poi vado a giocare a pallone”.
E la scuola? “Finita”.
La storia. Oggi Eligio ha avuto una buona giornata: torna a casa con ventimila guaranies,
circa tre euro. Il Palazzo di Giustizia di Asuncion é un posto privilegiato per
fare il lustrascarpe, non tutti i lustrabotas di Asuncion hanno questo privilegio.
Non solo perché é calpestato ogni giorno da calzature che si vogliono lucide –giudici,
avvocati, gente comune in attesa di una sentenza importante. Ma anche e soprattutto
per un progetto singolare nato dall’idea di José Altamirano, un giudice della
Corte Suprema che da sociologo studió gli effetti della disoccupazione nei quartieri
marginali come i Bañados – i quartieri di baracche sulla sponda del fiume Paraguay
che puntualmente si allagano durante la stagione delle piogge. “Ovvio che il lavoro
minorile é un cancro da estirpare.. Siamo tutti d’accordo” dice Altamirano. “Ma
reagire al fenomeno con la sola repressione é sciocco, oltre che inutile. Finché
programmi sociali seri non ne ridurranno le cause, il meglio che si puó fare é
seguire i ragazzi perché intendano, e difendano, la dignitá di quello che fanno”.
Casacche e strumenti d'ordinanza. Il fulcro del programma é la registrazione come “lustrabotas” nell’ufficio risorse
umane del Palazzo. Chi é registrato ha diritto a una casacca di riconoscimento
e al materiale di lavoro , oltre che a una prima colazione a base di mate cocido e pane e marmellata. Una bella differenza rispetto a quando i lustrabotas venivano
inseguiti e picchiati dalle guardie interne del tribunale: oggi sono lavoratori
come altri che popolano la febbrile attivitá del palazzo. “Abbiamo tentato anche l'accompagnamento psicologico, ma non ha funzionato "
ammette Marta dell’ufficio risorse umane. La registrazione come lustrabotas del Palazzo ha un’unica contropartita: se ne
viene sospesi in caso di furto o di lite con un “collega”. “E alcuni materiali
didattici vengono distribuiti solo a chi dimostra di star ancora frequentando
la scuola”.
Del progetto non esiste nulla di ufficiale: tutto é organizzato, finanziato e
coordinato da un gruppo di giudici e da alcuni volontari dell’ufficio risorse
umane, che nell’ultimo anno hanno anche organizzato incontri fra famiglie e pedagoghi
(si cerca di stabilire un contatto con la famiglia, anche per capire se, come
succede spesso, tutto quello che guadagnano i ragazzi, anziché per sé o per le
spese di casa, viene speso per qualche vizio dei genitori) e un corso di teatro.
Il dibattito è aperto. "Non siamo d'accordo con nessun progetto che sostenga il lavoro minorile"replica
Barbara Balbunea, della segreteria nazionale dell'infanzia e dell'adolescenza.
Secondo i dati del ministero, ottenuti grazie a un'elaborazione di una ONG spagnola,il
lavoro minorile interessa 280 mila bambini,di cui 145 mila lavorano rischiando
la salute o la vita. Eppure in Paraguay esiste una risoluzione ministeriale che
stabilisce i criteri per l'iscrizione al registro dell'adolescente lavoratore
e che vi esclude tutti i mestieri inclusi in una lista nera della OIT (organizzazione
internazionale del lavoro). Piú che essere assolutamente vietato,a livello giuridico
si puó dire che il lavoro infantile sia tenuto il piú possibile sotto controllo
e, in qualche modo, sindacalizzato.
Ma in un paese in cui é molto facile corrompere ispettori ,forze dell'ordine
e giudici, i pochi meccanismi di controllo rimangono molto spesso solo sulla carta.