27/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bolivia, sembra non esserci pace per l'esecutivo guidato da Evo Morales. Anche i trasportatori entrano in sciopero e bloccano le strade
Otto dei 15 consiglieri regionali di Santa Cruz si sono dati appuntamento nella capitale della regione e hanno preso una decisione: non riconoscere l'autorità di Ariel Iriarte, prefetto del dipartimento nominato ad interim da Evo Morales.

I fatti. I consiglieri legati ai partiti d'opposizione hanno definito la gestione del prefetto “illegale”. Non solo: le attività lavorative della prefettura sono bloccate. Da un paio di giorni, infatti, giovani universitari hanno occupato (e tutt'ora vigilano) simbolicamente l'edifico che la ospita, dopo aver cacciato in malo modo Iriarte e alcuni suoi funzionari. E a spiegare come siano andate le cose ci ha pensato uno dei consiglieri “ribelli”, Juan Michel, che durante una conferenza ha raccontato che, davanti al rifiuto di convocare un'assemblea e dopo aver verificato l'appiattimento dei meccanismi lavorativi interni alla prefettura, i consiglieri ribelli hanno preso la decisione di riunirsi da soli.

Analisi. Secondo Michel tutte le attività del prefetto sarebbero state scandagliate a fondo. Per prima cosa sarebbe stata fatta un'analisi giuridica della situazione e da questa sarebbe emerso che il periodo ad interim di Iriarte sarebbe illegale perchè supererebbe i novanta giorni. C'è dell'altro, però. I consiglieri che non riconoscono l'autorità del prefetto segnalano che il fatto giuridico più grave è quello dell'assenza del giuramento: Iriarte non avrebbe giurato davanti a nessuna autorità competente (che in questo caso poteva essere la Corte Suprema). “Iriarte – racconta Michel, che si aspetta un'iniziativa legale contro il prefetto - avrebbe esercitato la sua autorità e avrebbe disposto di beni e privilegi in modo illegale”. Ma, oltre alle vibranti proteste Michel ha chiesto ai responsabili dell'occupazione di sospenderla e permettere che le attività si sviluppino normalmente. Insomma il braccio di ferro fra consiglieri “ribelli”, prefetti voluti da Morales e la popolazione di Santa Cruz (fra le più ricche del Paese) sembra essere appena cominciato.

Un'altra gatta da pelare. Nel frattempo il presidente Morales si deve guardare anche dalle proteste degli autotrasportatori alleati con le industrie produttrici di olio commestibile e soya. Le strade del Paese sembrano paralizzate. Centinaia di lavoratori hanno bloccato le sedi delle dogane di Santa Cruz, Cochabamba, Puerto Suarez e Yacuiba per protestare contro il decreto presidenziale che proibisce temporaneamente di esportare questi prodotti. Migliaia di automobili sono protagonisti dei blocchi stradali. E anche in questo caso il faccia a faccia fra produttori di olio, trasportatori e esecutivo sembra essere solo l'inizio di una lunga trattativa fra le potenti lobby imprenditoriali boliviane e il governo di Morales, che dal giorno in cui è entrato in carica ha visto abbattersi su di sé critiche, polemiche, minacce e manifestazioni.

Alessandro Grandi

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