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La Colombia sta vivendo una situazione gravissima. Gli ultimi dati ci descrivono freddamente un paese con 4 milioni di sfollati
interni, oltre 300mila morti, 15mila desaparecidos e il 40 percento di persone sotto la soglia di povertà. Per non parlare della
mancanza di rispetto del diritto alla salute e all'istruzione.
L'altra verità. Le Farc ci sono, combattono, e negli scontri a fuoco con i governativi non guardano
in faccia nessuno, nemmeno i civili; le Farc disseminano mine antiuomo, perché
il fine ultimo, rovesciare il potere costituito, mette cinicamente in conto anche
vittime innocenti; le Farc fucilano dopo processi sommari chiunque sia sospettato
di collaborazionismo, gente comune, padri di famiglia, chiunque mini la causa
rivoluzionaria; le Farc rapiscono chi, a loro modo di vedere, è connivente con
il potere costituito. E le Farc si servono del narcotraffico per finanziare una
guerra caparbia e con poche via d'uscita. Ma le Farc, e lo dicono i colombiani
che ci convivono da decenni, non ammazzano per il piacere di uccidere, non costringono
a sfollare interi villaggi per impadronirsi di terreni ricchi da svendere alle
multinazionali, non uccidono i sindacalisti e chiunque lotti per la difesa dei
diritti umani. A quello ci pensano gli altri. Gli abitanti di quelle sperdute
campagne raramente hanno qualcosa da denunciare contro la guerriglia, è un dato
di fatto. Ma tutti gridano, piangono e si disperano per i crimini silenziosi ed
efferati di militari e, ancor più, di paramilitari. Per la crudeltà dello Stato,
del loro Stato colombiano.
Guerra sporca. I paramilitari sono il braccio armato dello Stato, quello destinato a fare il
lavoro sporco, la guerra sucia ideata per sgomberare il cammino da chi si oppone, chi denuncia, chi lotta per
cambiare le cose. A portarla a termine personaggi senza scrupoli, pagati per uccidere.
L'appello. Ma adesso la società civile colombiana chiede le dimissioni del braccio destro
del presidente Ãlvaro Uribe, José Obdulio Gaviria, che aveva tacciato le centinaia
di associazioni per i diritti umani in piazza il 6 marzo come sostenitrici delle
Farc, quindi filo-terroristi. Ma chi parla, come del resto il 35 percento del
parlamento colombiano, è accusato di essere parte integrante del paramilitarismo
e, quindi, del narcotraffico.Stella Spinelli