27/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Si continua a combattere a Bassora, mentre in tutto l'Iraq gli sciiti si ribellano
La battaglia di Bassora continua. Quando la tregua tra l'esercito iracheno e i miliziani vicini all'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr, mediata dagli anziani dei clan locali, sembrava vicina, la violenza è tornata a dilagare.

Bassora in fiamme. A meno di ventiquattro ore dalla scadenza dell'ultimatum imposto dal premier iracheno al-Maliki ai guerriglieri dell'esercito del Mahdi per deporre le armi, continuano i combattimenti nonostante il coprifuoco che grava su Bassora da tre giorni. Secondo fonti mediche locali, sono più di cento le vittime dei tre giorni di scontri in città e centinaia sono i feriti.
Il capo della polizia di Bassora è sfuggito a un attentato: un ordigno nascosto lungo la strada che il funzionario percorreva in auto è stato fatto esplodere al passaggio della sua macchina. Tre delle sue guardie del corpo sono morte. Un commando ha compiuto un attentato contro un tratto dell'oleodotto che trasporta il petrolio fino al Golfo, innescando un vasto incendio in quella che è una delle principali arterie petrolifere dell'Iraq.
I corrispondenti delle agenzie di stampa internazionali descrivono il clima in città come peggiore di quello del 2003, mentre seguaci di al-Sadr si sono estesi alle città meridionali di Kut, Hilla, Diwaniya, Amara e Kerbala, e nei quartieri sciiti di Baghdad.

Lo scontro dilaga. Centinaia di seguaci di Sadr si sono radunati nella strade di Baghdad manifestando per chiedere le dimissioni del premier Nuri al-Maliki. A Hilla, circa cento chilometri a sud di Baghdad, elicotteri militari statunitensi hanno colpito quelli che ritenevano covi di miliziani, uccidendo sessanta persone, e radendo al suolo numerose abitazioni nella città. A riferirne sono stati i media locali: secondo l'agenzia Voices of Iraq l'attacco su Hilla è stato compiuto su richiesta delle autorità irachene, ma fonti vicine alle forze di sicurezza irachene hanno dichiarato che molte delle vittime sono civili.
Violenze anche nella città di Kut, a sud est di Baghdad, dove la notte scorsa infuriavano i combattimenti fra le forze di sicurezza governative e le milizie sciite. Secondo un primo bilancio sarebbero quarantaquattro le vittime dei combattimenti.

Il fantasma di Moqtada. E' difficile che la situazione possa normalizzarsi entro la scadenza dell'ultimatum di domani.
L'elemento più assurdo di questo regolamento di conti tra il governo di Baghdad, appoggiato dagli Usa, e i miliziani del Mahdi è il ruolo assunto da Moqtada. Non c'è più traccia del bellicoso predicatore che, nel 2004, si asserragliò a Najaf resistendo agli assalti delle truppe statunitensi e britanniche incitando alla jihad i suoi seguaci. Poco prima dell'operazione 'riconquista di Bassora' lanciata dal governo Maliki, Moqtada ha abbandonato l'Iraq, ritirandosi a studiare in Iran e dichiarando sciolto l'esercito del Mahdi e indebolendolo proprio prima dell'assalto delle truppe governative. Mossa concordata con Baghdad? Magari in cambio dell'impunità per tutto quello che i suoi uomini hanno fatto nel sud dell'Iraq? Non è dato sapere. Gli uomini di Sadr, con un atteggiamento surreale, ritengono ancora in vigore il cessate il fuoco, nonostante gli scontri dilaghino a macchia d'olio. Al-Sadr ha lanciato un appello alla moderazione e a una campagna di "disobbedienza civile" obbligando scuole, università e negozi a chiudere e ha minacciato di dichiarare una rivolta in tutto il paese se non viene posta fine all'offensiva. Ma la rivolta c'è già.

Christian Elia

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