Si continua a combattere a Bassora, mentre in tutto l'Iraq gli sciiti si ribellano
La battaglia di Bassora continua.
Quando la tregua tra l'esercito iracheno e i miliziani vicini
all'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr, mediata dagli anziani dei
clan locali, sembrava vicina, la violenza è tornata a
dilagare.
Bassora in fiamme. A meno di ventiquattro ore dalla
scadenza dell'ultimatum imposto dal premier iracheno al-Maliki ai
guerriglieri dell'esercito del Mahdi per deporre le armi, continuano
i combattimenti nonostante il coprifuoco che grava su Bassora da tre
giorni. Secondo fonti mediche locali, sono più di cento le
vittime dei tre giorni di scontri in città e centinaia sono i
feriti.
Il capo della polizia di Bassora è sfuggito a un
attentato: un ordigno nascosto lungo la strada che il funzionario
percorreva in auto è stato fatto esplodere al passaggio della
sua macchina. Tre delle sue guardie del corpo sono morte. Un
commando ha compiuto un attentato contro un tratto dell'oleodotto che
trasporta il petrolio fino al Golfo, innescando un vasto incendio in
quella che è una delle principali arterie petrolifere
dell'Iraq.
I corrispondenti delle agenzie di stampa
internazionali descrivono il clima in città come peggiore di
quello del 2003, mentre seguaci di al-Sadr si sono estesi alle città
meridionali di Kut, Hilla, Diwaniya, Amara e Kerbala, e nei quartieri
sciiti di Baghdad.
Lo scontro dilaga. Centinaia di seguaci di Sadr si sono
radunati nella strade di Baghdad manifestando per chiedere le
dimissioni del premier Nuri al-Maliki. A Hilla, circa cento
chilometri a sud di Baghdad, elicotteri militari statunitensi hanno
colpito quelli che ritenevano covi di miliziani, uccidendo sessanta
persone, e radendo al suolo numerose abitazioni nella città.
A riferirne sono stati i media locali: secondo l'agenzia
Voices of
Iraq l'attacco su Hilla è stato compiuto su richiesta
delle autorità irachene, ma fonti vicine alle forze di
sicurezza irachene hanno dichiarato che molte delle vittime sono
civili.
Violenze anche nella città di Kut, a sud est di
Baghdad, dove la notte scorsa infuriavano i combattimenti fra le
forze di sicurezza governative e le milizie sciite. Secondo un primo
bilancio sarebbero quarantaquattro le vittime dei combattimenti.
Il fantasma di Moqtada. E' difficile che la situazione
possa normalizzarsi entro la scadenza dell'ultimatum di
domani.
L'elemento più assurdo di questo regolamento di
conti tra il governo di Baghdad, appoggiato dagli Usa, e i miliziani
del Mahdi è il ruolo assunto da Moqtada. Non c'è più
traccia del bellicoso predicatore che, nel 2004, si asserragliò
a
Najaf resistendo agli assalti delle truppe statunitensi e
britanniche incitando alla jihad i suoi seguaci. Poco prima
dell'operazione 'riconquista di Bassora' lanciata dal governo Maliki,
Moqtada ha abbandonato l'Iraq, ritirandosi a studiare in Iran e
dichiarando sciolto l'esercito del Mahdi e indebolendolo proprio
prima dell'assalto delle truppe governative. Mossa concordata con
Baghdad? Magari in cambio dell'impunità per tutto quello che i
suoi uomini hanno fatto nel sud dell'Iraq? Non è dato sapere.
Gli uomini di Sadr, con un atteggiamento surreale, ritengono ancora
in vigore il cessate il fuoco, nonostante gli scontri dilaghino a
macchia d'olio. Al-Sadr ha lanciato un appello alla moderazione e a
una campagna di "disobbedienza civile" obbligando scuole,
università e negozi a chiudere e ha minacciato di dichiarare
una rivolta in tutto il paese se non viene posta fine all'offensiva.
Ma la rivolta c'è già.