26/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



''Siamo lontani da una soluzione reciprocamente accettabile. Lo sforzo prosegue''. Con queste parole Giorgios Koumoutsakos, portavoce del ministero degli Esteri greco, ha commentato la fine dell'ennesimo round negoziale, svoltosi a New York sotto l'egida delle Nazioni Unite, tra i governi della Macedonia e della Grecia.

Motivo del contendere il nome della ex repubblica della Jugoslavia, che per i greci rappresenta un furto 'culturale' subito da Atene. Matthew Nimetz, il mediatore speciale nominato dall'Onu per occuparsi della vicenda, ha reso noto di aver avanzato una nuova proposta alle parti che le due delegazioni stanno valutando. Nimetz ha definito un 'compromesso logico' la sua bozza di accordo,
senza però entrare nei particolari.
Secondo alcune indiscrezioni, alla Macedonia sarebbe stato offerto di mutare il suo nome ufficiale in Nuova Repubblica di Macedonia, Alta Macedonia o Repubblica di Macedonia (Skopje), per distinguerla dall'omonima provincia greca . La disputa è nata subito dopo il crollo della ex Jugoslavia, nel 1991. La Macedonia dichiarò la sua indipendenza e scelse il nome, che però la Grecia contestò subito, paventando una futura rivendicazione terriroriale del governo di Skopje sul suo territorio. L'Onu, congelando la disputa sul nome, riconobbe l'indipendenza della Macedonia e le assegnò un seggio con il nome di Former Yugoslav Republic of Macedonia (Fyrom), ma almeno cento paesi la riconobbero con il nome Macedonia.
La Grecia, però, non ha mai accettato la cosa e, al vertice dei ministri degli Esteri dei paesi Nato lo scorso 6 marzo a Bruxelles, ha minacciato di porre il veto all'adesione della Macedonia al Patto Atlantico fino a quando la controversia non sarà risolta.
 
Categoria: Politica, Storia
Luogo: Macedonia