''Siamo lontani da una soluzione
reciprocamente accettabile. Lo sforzo prosegue''. Con queste parole
Giorgios Koumoutsakos, portavoce del ministero degli Esteri greco,
ha commentato la fine dell'ennesimo round negoziale, svoltosi a New
York sotto l'egida delle Nazioni Unite, tra i governi della Macedonia
e della Grecia.

Motivo del contendere il nome della ex
repubblica della Jugoslavia, che per i greci rappresenta un furto
'culturale' subito da Atene. Matthew Nimetz, il mediatore speciale
nominato dall'Onu per occuparsi della vicenda, ha reso noto di aver
avanzato una nuova proposta alle parti che le due delegazioni stanno
valutando. Nimetz ha definito un 'compromesso logico' la sua bozza di
accordo,
senza però entrare nei
particolari.
Secondo alcune indiscrezioni, alla
Macedonia sarebbe stato offerto di mutare il suo nome ufficiale in
Nuova Repubblica di Macedonia, Alta Macedonia o Repubblica di
Macedonia (Skopje), per distinguerla dall'omonima provincia greca .
La disputa è nata subito dopo il crollo della ex Jugoslavia,
nel 1991. La Macedonia dichiarò la sua indipendenza e scelse
il nome, che però la Grecia contestò subito, paventando
una futura rivendicazione terriroriale del governo di Skopje sul suo
territorio. L'Onu, congelando la disputa sul nome, riconobbe
l'indipendenza della Macedonia e le assegnò un seggio con il
nome di Former Yugoslav Republic of Macedonia (Fyrom), ma almeno
cento paesi la riconobbero con il nome Macedonia.
La Grecia, però, non ha mai
accettato la cosa e, al vertice dei ministri degli Esteri dei paesi
Nato lo scorso 6 marzo a Bruxelles, ha minacciato di porre il veto
all'adesione della Macedonia al Patto Atlantico fino a quando la
controversia non sarà risolta.