08/04/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Una compagnia privata chiede all'Onu i diritti sugli idrocarburi nascosti sotto i ghiacci
I russi ci hanno già piantato una bandiera nel sottosuolo, i canadesi hanno ordinato la costruzione di nuove navi rompighiaccio, la Danimarca ha occupato un'isola nella regione e ha effettuato esplorazioni, la Norvegia sogna di estendere le sue già enormi riserve di greggio. Ma ora, sul potenziale tesoro di petrolio e gas nascosto sotto l'Artico arrivano anche gli Stati Uniti, seppure con una compagnia privata. La “Artic Oil & Gas”, società che conta anche un senatore di Washington nel suo circolo direttivo, ha infatti presentato all'Onu una richiesta per agire da “agente di sviluppo” esclusivo della zona, che secondo l'azienda cela nel sottosuolo 400 miliardi di barili di oro nero.

Un'immagine della Nasa che mostra l'attuale stato dei ghiacci sulla regione articaLa rivendicazione. Per la compagnia, pur riconoscendo che i depositi di idrocarburi costituiscono un “patrimonio comune dell'umanità”, la regione artica ha bisogno di un “gestore principale” privato, che possa mettersi a capo di un consorzio internazionale di società petrolifere interessate a spartirsi le risorse in modo equo. Mentre il governo canadese ha già definito “priva di valore legale” l'uscita della “Artic Oil & Gas”, nelle sue ricerche la compagnia si è avvalsa anche degli studi di uno scienziato canadese che ha confermato la presenza di strati rocciosi “estremamente ricchi” di idrocarburi, sotto il ghiaccio artico.

Terra promessa. La corsa alle ricchezze dell'estremo nord si arricchisce così di un nuovo concorrente. Grazie allo scioglimento dei ghiacci provocato dal riscaldamento del pianeta, nei prossimi decenni tutta l'area a nord del Circolo polare artico promette di diventare la nuova terra promessa per le risorse energetiche, e si potrebbero aprire nuove vie di comunicazione navale in spazi finora occupati dai ghiacci. Una stima citata comunemente – anche se in proposito circolano le ipotesi più disparate – calcola che nel sottosuolo artico si trovino un quarto delle riserve mondiali di gas e petrolio non ancora sfruttate, oltre a diamanti, nichel e altri minerali.

Una foto delle isole norvegesi Svalbard. Anche la Norvegia rivendica diritti sulla zona articaConflitti da risolvere. Tutti i Paesi che si affacciano sulla regione artica (Usa, Russia, Canada, Norvegia e Danimarca, grazie alla Groenlandia) reclamano un proprio diritto per una parte più o meno grande dell'area. La spartizione delle ricchezze promette di essere una lotta, anche se solo legale. La Convenzione Onu sul diritto marittimo (Unclos) stabilisce una “zona economica esclusiva” (Eez) per ogni Paese entro 200 miglia nautiche dalla costa. Risulta però più complesso calcolare l'ampiezza della “piattaforma continentale”, ovvero il prolungamento sottomarino della costa, che per la Unclos costituisce la fascia successiva alla Eez di ogni Stato. Come in ogni corsa all'oro, si scontrano interessi contrapposti. Recentemente se n'è accorta anche l'Unione europea, che in un rapporto ha menzionato le “potenziali conseguenze per la stabilità internazionale e gli interessi di sicurezza dell'Europa” a causa dei cambiamenti nelle “dinamiche geo-strategiche della regione”.
 

Alessandro Ursic

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità