Elezioni Usa, tra i democratici spunta l'idea di una "mini-convention" per scegliere subito tra Obama e la Clinton
Fino a qualche tempo fa, negli Usa il partito democratico era sicuro della vittoria
alle prossime elezioni presidenziali. Il crollo dei consensi di Bush, la mancanza
di un candidato forte tra i repubblicani, il rinnovato entusiasmo della base democratica:
tutto faceva pensare che, chiunque fosse stato il candidato, a novembre la Casa
Bianca avrebbe cambiato colore. Ma ora che la sfida tra Barack Obama e Hillary
Clinton è diventata una guerra di trincea, mentre dall'altra parte John McCain
ha tutto il tempo di prepararsi la campagna elettorale, tra i democratici sale
il desiderio di risolvere la questione il prima possibile, allocando tutti i voti
dei cosiddetti “superdelegati” rimasti in sospeso. Anche con una innovativa “mini-convention”
del partito, che anticipi quella fissata per fine agosto.
L'idea. La settimana scorsa, per la prima volta un sondaggio ha dato vincente John McCain
sia contro Obama sia contro la Clinton. Perciò i democratici si sono spaventati,
e qualcuno ha avanzato l'idea di trovare il candidato senza aspettare l'estate.
“Mentre voi vi scontrate, McCain sta unendo il partito repubblicano”, ha scritto
ai due sfidanti democratici il deputato dell'Oregon Peter DeFazio. “Nelle prossime
sei settimane, McCain può sedere tranquillo, gonfiare il petto, compattare la
sua base e godersi lo spettacolo, mentre voi vi scannate”. “Se continuiamo di
questo passo, possiamo già dare le chiavi della Casa Bianca a McCain”, ha dichiarato
un altro deputato del Missouri. Sta circolando così l'idea di una “mini-convention”
da tenere subito dopo il 3 giugno, quando si terranno le ultime primarie nel Montana
e nel South Dakota. In tale riunione, i superdelegati sarebbero chiamati a una
scelta precisa, in modo da non protrarre la diatriba per tutta l'estate.
La situazione. Nel laborioso processo delle primarie democratiche, mancano ormai solo dieci
Stati e si riprende appena tra un mese, il 22 aprile in Pennsylvania, dove i sondaggi
al momento premiano la senatrice di New York. Obama è in vantaggio nella distribuzione
dei delegati “impegnati” a votare il loro candidato, 1.404 contro i 1.249 della
Clinton. Ma tra i superdelegati – funzionari di partito, governatori, ex presidenti
– che si sono già espressi, l'ex
first lady guida per 250 a 213; 333 non si sono ancora espressi. Inoltre, in palio rimangono
ancora circa 500 delegati da assegnare proporzionalmente con il voto popolare:
dato che per raggiungere la nomination matematicamente servono 2.025 delegati,
è scontato che nessuno dei due sfidanti raggiungerà quella quota nei dieci Stati
rimanenti, anche se solo un cataclisma politico potrebbe produrre un sorpasso
della Clinton. La ripartizione dei superdelegati (che possono comunque cambiare
idea) sarà fondamentale: e ancora il partito non ha deciso quale dovrebbe essere
il criterio per questa scelta. E' opportuno ribaltare la scelta prodotta dal voto
popolare? Il superdelegato dovrebbe appoggiare il candidato che ha vinto nel suo
Stato o può agire liberamente? Sono solo alcune delle domande a cui i democratici
dovranno dare una risposta, mentre i repubblicani intanto si fregano le mani.