26/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Elezioni Usa, tra i democratici spunta l'idea di una "mini-convention" per scegliere subito tra Obama e la Clinton
Fino a qualche tempo fa, negli Usa il partito democratico era sicuro della vittoria alle prossime elezioni presidenziali. Il crollo dei consensi di Bush, la mancanza di un candidato forte tra i repubblicani, il rinnovato entusiasmo della base democratica: tutto faceva pensare che, chiunque fosse stato il candidato, a novembre la Casa Bianca avrebbe cambiato colore. Ma ora che la sfida tra Barack Obama e Hillary Clinton è diventata una guerra di trincea, mentre dall'altra parte John McCain ha tutto il tempo di prepararsi la campagna elettorale, tra i democratici sale il desiderio di risolvere la questione il prima possibile, allocando tutti i voti dei cosiddetti “superdelegati” rimasti in sospeso. Anche con una innovativa “mini-convention” del partito, che anticipi quella fissata per fine agosto.

Hillary Clinton, Barack Obama e John McCainL'idea. La settimana scorsa, per la prima volta un sondaggio ha dato vincente John McCain sia contro Obama sia contro la Clinton. Perciò i democratici si sono spaventati, e qualcuno ha avanzato l'idea di trovare il candidato senza aspettare l'estate. “Mentre voi vi scontrate, McCain sta unendo il partito repubblicano”, ha scritto ai due sfidanti democratici il deputato dell'Oregon Peter DeFazio. “Nelle prossime sei settimane, McCain può sedere tranquillo, gonfiare il petto, compattare la sua base e godersi lo spettacolo, mentre voi vi scannate”. “Se continuiamo di questo passo, possiamo già dare le chiavi della Casa Bianca a McCain”, ha dichiarato un altro deputato del Missouri. Sta circolando così l'idea di una “mini-convention” da tenere subito dopo il 3 giugno, quando si terranno le ultime primarie nel Montana e nel South Dakota. In tale riunione, i superdelegati sarebbero chiamati a una scelta precisa, in modo da non protrarre la diatriba per tutta l'estate.

Barack ObamaLa situazione. Nel laborioso processo delle primarie democratiche, mancano ormai solo dieci Stati e si riprende appena tra un mese, il 22 aprile in Pennsylvania, dove i sondaggi al momento premiano la senatrice di New York. Obama è in vantaggio nella distribuzione dei delegati “impegnati” a votare il loro candidato, 1.404 contro i 1.249 della Clinton. Ma tra i superdelegati – funzionari di partito, governatori, ex presidenti – che si sono già espressi, l'ex first lady guida per 250 a 213; 333 non si sono ancora espressi. Inoltre, in palio rimangono ancora circa 500 delegati da assegnare proporzionalmente con il voto popolare: dato che per raggiungere la nomination matematicamente servono 2.025 delegati, è scontato che nessuno dei due sfidanti raggiungerà quella quota nei dieci Stati rimanenti, anche se solo un cataclisma politico potrebbe produrre un sorpasso della Clinton. La ripartizione dei superdelegati (che possono comunque cambiare idea) sarà fondamentale: e ancora il partito non ha deciso quale dovrebbe essere il criterio per questa scelta. E' opportuno ribaltare la scelta prodotta dal voto popolare? Il superdelegato dovrebbe appoggiare il candidato che ha vinto nel suo Stato o può agire liberamente? Sono solo alcune delle domande a cui i democratici dovranno dare una risposta, mentre i repubblicani intanto si fregano le mani.
 

Alessandro Ursic

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