Da Pristina, gli incidenti della
settimana scorsa a Mitrovica vengono letti come un'azione pianificata
da Belgrado, e volta a saggiare il terreno in vista di una possibile
divisione del Kosovo. L'azione di polizia, però, ha portato
anche a dissapori all'interno della stessa Unmik
Il corpo di Ihor Kynal, il poliziotto
ucraino dell'Unmik morto per le ferite riportate durante gli scontri
di lunedì 17 marzo con i manifestanti serbi, a Mitrovica nord,
è stato rimpatriato. Nel frattempo, secondo le informazioni
provenienti dalla polizia delle Nazioni Unite, venti poliziotti
rimangono in gravi condizioni.
Subito dopo gli incidenti, sia
l'Unmik che la Kfor hanno accusato Belgrado per quanto successo
durante e dopo lo sgombero del tribunale di Mitrovica, che era stato
occupato venerdì 14. “Una delle caratteristiche più
spiacevoli di quanto accaduto venerdì, è il fatto che
questa occupazione è stata tutt'altro che spontanea, e che
donne e bambini sono stati messi in prima linea dai manifestanti”,
ha dichiarato il vice capo missione dell'Unmik, Larry Rossin. “Il
14 un gruppo di circa trecento persone è penetrato
illegalmente all'interno della sede del tribunale, sopraffacendo la
nostra polizia. Un gruppo meno numeroso ha continuato l'occupazione
per tutto il week-end. Abbiamo fatto tutti gli sforzi possibili per
risolvere questa situazione attraverso il dialogo, portato avanti a
tutti i livelli”.
Rossin ha poi detto che in realtà
nessun accordo era stato raggiunto tra lui e il ministro serbo per il
Kosovo Slobodan Samardzic. “So che sono state fatte dichiarazioni
che hanno in qualche modo portato a pensare, implicitamente o
esplicitamente, che fosse stata raggiunta una qualche intesa sul
fatto che noi non ci saremmo mossi prima della sua visita agli
occupanti del tribunale. Ma questo non risponde al vero. Ho detto
chiaramente che avremmo scelto liberamente il momento di intervenire.
Ho fatto presente a Samardzic la cosa in un nostro recente colloquio
al telefono, e lui, durante la conversazione di carattere privato, ha
sostanzialmente confermato la cosa. Le dichiarazioni pubbliche, però,
sono state di tono ben diverso”.
Rossin ha poi accusato il
governo serbo per la presenza di vari ufficiali del ministero degli
Interni di Belgrado (MUP) tra i manifestanti che si sono resi
protagonisti dell'occupazione a Mitrovica. Secondo informazioni
provenienti dall'Unmik, molti dei fermati all'interno del tribunale
avevano tesserini di riconoscimento del MUP.

“Durante gli
scontri, si è chiaramente voluto passare il limite, c'è
stato il tentativo deliberato di uccidere”, ha dichiarato il
generale Xavier Bout de Marnach, comandante delle forze della Kfor in
Kosovo. “Contro le forze dell'Unmik e della Kfor sono stati esplosi
colpi di arma da fuoco, e sono state lanciate bottiglie molotov,
granate e bombe a mano. Non tollereremo altri attacchi simili.
Aggiungo che la Kfor ha risposto in modo moderato ed adeguato, in
accordo con le nostre regole d'ingaggio”.
Ben trenta bombe a
mano ed altrettante bottiglie molotov sarebbero state lanciate dai
dimostranti serbi contro le forze internazionali. Come risultato, 42
poliziotti delle Nazioni Unite, più 22 uomini del contingente
militare della Kfor sono rimasti feriti durante gli scontri.
Una
forte condanna per quanto accaduto a Mitrovica è arrivata
dall'Unione Europea, che attraverso i suoi organi ufficiali ha fatto
sapere di seguire con grande attenzione l'evolversi della situazione.
L'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Ue, Xavier
Solana, ha espresso forte preoccupazione per l'esplosione di violenza
nella città divisa. “Quello di cui abbiamo bisogno, adesso,
è di ristabilire la calma. La violenza non porta da nessuna
parte, e soprattutto non porta benefici a nessuno”.
Anche il
segretario di stato americano, Condoleezza Rice, ha invitato le
autorità di Belgrado a esercitare la propria influenza sui
serbi del Kosovo affinché vengano evitati “atti di
provocazione” dopo i recenti fatti di Mitrovica. “Sono molto
preoccupata per quanto è successo in Kosovo in questi giorni”,
avrebbe dichiarato ai media la Rice.
Parole di condanna,
naturalmente, sono arrivate anche dal presidente del Kosovo, Fatmir
Sejdiu. “Questi atti di violenza sono totalmente inaccettabili per
le istituzioni e per il popolo del Kosovo”. Il premier Hashim Thaci
ha poi dichiarato “di essere molto dispiaciuto dal fatto che il
governo serbo non abbia ancora imparato le lezioni del passato,
continuando ad incitare alla violenza per raggiungere i propri
scopi”. “Il Kosovo appartiene a tutti i suoi cittadini. Non c'è
bisogno di violenza né di spargimento di sangue nel nuovo
Kosovo. Fatti come quelli di Mitrovica non devono ripetersi”, ha
poi detto lo stesso Thaci, aggiungendo che l'integrità
territoriale del nuovo stato e inviolabile ed è protetta come
mai prima di oggi.

Da molti, però, i fatti di
Mitrovica sono stati interpretati come un tentativo di precedere
nella direzione della separazione del Kosovo. Il quotidiano Koha
Ditore ha scritto: “secondo fonti internazionali, militari e
civili, secondo alcuni si è arrivati alla conclusione che il
vero confine del Kosovo sarà fissato al fiume Ibar, e che il
nord sarà
de facto sottoposto ad un'autorità
diversa. Fortunatamente Unmik e Kfor hanno agito, mostrando un
approccio diverso ed evitando il peggio”.
In un editoriale per
lo stesso quotidiano, la direttrice Flaka Surroi ha argomentato che i
fatti di Mitrovica non hanno sorpreso nessuno, e che i serbi iniziano
ad indirizzare la violenza che erano abituati ad utilizzare
unicamente contro gli albanesi kosovari verso “coloro che li hanno
coccolati per anni”.
“Mitrovica è rimasta più o
meno la stessa dal 1999, un posto dove la mancata cooperazione dei
serbi con l'amministrazione internazionale in Kosovo è viene
largamente tollerata, e dove i politici di Belgrado continuano a
recarsi in visita grazie al fatto che l'Unmik permette loro di
attraversare il confine mostrando solo la carta d'identità,
anche se dalla dichiarazione di indipendenza è passato più
di un mese”, ha scritto ancora la Surroi.
Un altro
commentatore politico, Blerim Shala del quotidiano Zeri, ha scritto
che, sebbene il governo di Kostunica sia arrivato al capolinea, il
premier serbo è comunque riuscito a guadagnare posizioni nel
suo tentativo di portare il caos in Kosovo. “Non c'è dubbio
che il duo Kostunica-Samardzic sia il vero autore dello scontro
politico totale a cui assistiamo, scontro in cui ogni mezzo viene
considerato legittimo, anche la violenza”. Secondo Shala, negli
ultimi quattro anni, la sicurezza in Kosovo non è mai stata
messa a rischio quanto durante gli ultimi giorni con l'occupazione
illegale del tribunale di Mitrovica.
Nel frattempo, mentre il
corpo di Ihor Kynal viaggiava verso l'Ucraina, dalle autorità
di questo paese sono arrivate pesanti accuse all'Unmik, che non
sarebbe stata in grado di coordinare l'operazione di sgombero, e che
avrebbe atteso quattro ore prima di autorizzare i poliziotti a
prendere le armi per proteggersi dagli attacchi dei manifestanti.
Gli scontri di Mitrovica hanno portato anche a forti tensioni
all'interno della struttura dell'Unmik: l'amministratore
internazionale della regione di Mitrovica, l'americano Gerard
Galluci, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo un diverbio con
Rossin sulla gestione dell'occupazione del tribunale. Secondo
Galluci, l'autorizzazione dell'azione di forza condotta il 17 marzo a
Mitrovica sarebbe stata "irresponsabile", e condotta dietro
l'invito delle autorità di Pristina. Alexander Ivanko,
portavoce dell'Unmik, ha definito la disputa "una affare interno
dell'Unmik". A quanto pare, Galluci sarebbe stato invitato
esplicitamente a ritirare le proprie dimissioni.