25/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Abu Mazen dichiara nulla l'accordo di Sana'a con Hamas, consigliato da Cheney
''Abu Mazen non ha mai approvato le modifiche fatte al trattato di Sana'a e all'iniziativa yemenita, mentre Azzam al-Ahmad, capo della delegazione di al-Fatah, ha firmato senza avere alcun permesso da parte del presidente''. Poche parole, che gelano l'entusiasmo suscitato dalla firma dell'intesa tra Fatah e Hamas, in Yemen, domenica scorsa.

abbas e cheneyIncomprensibili fraintendimenti. A parlare, oggi, è stato Nemmer Hammad, consigliere politico del presidente dell'Autorità Nazionale palestinese Abu Mazen. In un'intervista concessa a un quotidiano degli Emirati, Hammad ha aggiunto un tocco di grottesco alla vicenda, dichiarando che ''l'annuncio della firma di questo accordo è stato un errore, perché il capo delegazione di al-Fatah prima di firmarlo ha provato più volte a contattare Abu Mazen senza riuscirvi. Ha quindi firmato senza il suo consenso. Pertanto l'accordo è da ritenersi non valido, o semmai valido come base per un futuro negoziato, ma non certo vincolante.
Abu Mazen, se si prende per buona la ricostruzione di Hammad, non poteva rispondere al telefono perché impegnato nei colloqui riservati con il vice presidente statunitense Dick Cheney.
Non è un mistero, anche perché la posizione è stata ribadita nei giorni scorsi, che né gli Usa né Israele vedono di buon occhio un reintegro di Hamas nella vita politica palestinese. Mazen, quindi, dopo un interessamento interessato per leggere le carte nelle mani di Hamas, ha compiuto un repentino passo indietro.

Abu Marzouk, di Hamas, e al-Ahmed, di fatah, siglano l'accordo di sana'aTutto come prima. Passo indietro che è coinciso con l'autorizzazione concessa dal governo israliano, all'Autorità Nazionale palestinese, di dispiegare seicento poliziotti dell'Anp nella città di Jenin, in Cisgiordania. Una mossa d'immagine, a sostegno di Abu Mazen, per mostrare il presidente ai palestinesi come l'unico in grado di ottenere qualcosa nei negoziati con Tel Aviv.
Resta il mistero dell'accordo di Sana'a, che pareva aver dato inizio a un riavvicinamento tra Hamas e Fatah. Ancora oggi, nonostante la presa di distanza dell'Anp, il povero al-Ahmad giurava di aver agito in coordinamento con Abu Mazen. Ma quali erano i punti dell'accordo che, a questo punto, va considerato nullo.
I punti principali della bozza d'intesa sono sette: ristabilimento dell'ordine a Gaza prima della guerra civile tra palestinesi, accordo per indire nuove elezioni, ripresa del dialogo sulle posizioni concordate al Cairo nel 2005 e alla Mecca nel 2007, rispetto della costituzione da parte di entrambi i partiti, ricostruzione dei servizi di sicurezza palestinesi e liberazione delle istituzioni palestinesi dalle influenze e conseguenti discriminazioni da parte dei partiti politici.
Una buona base, appunto. Niente di più. Eppure Mazen ha detto no, mettendo peraltro in difficoltà il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, che proprio oggi volava a Riad per relazionare al re dell'Arabia Saudita del vertice di domenica scorsa. Chissà adesso cosa gli racconterà. 

Christian Elia

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