''Abu Mazen non ha mai approvato le
modifiche fatte al trattato di Sana'a e all'iniziativa yemenita,
mentre Azzam al-Ahmad, capo della delegazione di al-Fatah, ha firmato
senza avere alcun permesso da parte del presidente''. Poche parole,
che gelano l'entusiasmo suscitato dalla firma dell'intesa tra Fatah e
Hamas, in Yemen, domenica scorsa.
Incomprensibili fraintendimenti.
A parlare, oggi, è stato Nemmer Hammad, consigliere politico
del presidente dell'Autorità Nazionale palestinese Abu Mazen.
In un'intervista concessa a un quotidiano degli Emirati, Hammad ha
aggiunto un tocco di grottesco alla vicenda, dichiarando che
''l'annuncio della firma di questo accordo è stato un errore,
perché il capo delegazione di al-Fatah prima di firmarlo ha
provato più volte a contattare Abu Mazen senza riuscirvi. Ha
quindi firmato senza il suo consenso. Pertanto l'accordo è da
ritenersi non valido, o semmai valido come base per un futuro
negoziato, ma non certo vincolante.
Abu Mazen, se si prende per buona la
ricostruzione di Hammad, non poteva rispondere al telefono perché
impegnato nei colloqui riservati con il vice presidente statunitense
Dick Cheney.
Non è un mistero, anche perché
la posizione è stata ribadita nei giorni scorsi, che né
gli Usa né Israele vedono di buon occhio un reintegro di Hamas
nella vita politica palestinese. Mazen, quindi, dopo un
interessamento interessato per leggere le carte nelle mani di Hamas,
ha compiuto un repentino passo indietro.
Tutto come prima. Passo indietro
che è coinciso con l'autorizzazione concessa dal governo
israliano, all'Autorità Nazionale palestinese, di dispiegare
seicento poliziotti dell'Anp nella città di Jenin, in
Cisgiordania. Una mossa d'immagine, a sostegno di Abu Mazen, per
mostrare il presidente ai palestinesi come l'unico in grado di
ottenere qualcosa nei negoziati con Tel Aviv.
Resta il mistero dell'accordo di
Sana'a, che pareva aver dato inizio a un riavvicinamento tra Hamas e
Fatah. Ancora oggi, nonostante la presa di distanza dell'Anp, il
povero al-Ahmad giurava di aver agito in coordinamento con Abu Mazen.
Ma quali erano i punti dell'accordo che, a questo punto, va
considerato nullo.
I punti principali della bozza d'intesa
sono sette: ristabilimento dell'ordine a Gaza prima della guerra
civile tra palestinesi, accordo per indire nuove elezioni, ripresa
del dialogo sulle posizioni concordate al Cairo nel 2005 e alla Mecca
nel 2007, rispetto della costituzione da parte di entrambi i partiti,
ricostruzione dei servizi di sicurezza palestinesi e liberazione
delle istituzioni palestinesi dalle influenze e conseguenti
discriminazioni da parte dei partiti politici.
Una buona base, appunto. Niente di più.
Eppure Mazen ha detto no, mettendo peraltro in difficoltà il
presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, che proprio oggi volava a
Riad per relazionare al re dell'Arabia Saudita del vertice di
domenica scorsa. Chissà adesso cosa gli racconterà.