Massiccia operazione dell'esercito iracheno a Bassora, contro gli uomini di al-Sadr
L'esercito del Mahdi, la milizia sciita
dell'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr, è l'obiettivo di una
operazione militare cominciata all'alba di oggi a Bassora, nell'Iraq
meridionale.
Il coprifuoco imposto in città
da ieri pomeriggio, a sorpresa, è stato il preludio
all'attacco di circa 30mila soldati dell'esercito iracheno che sono
piombati nel quartiere di al-Tamiyah, baluardo dell'esercito del
Mahdi nella città che ha alcuni tra i principali giacimenti
petroliferi iracheni.
Operazione in grande stile. ''Abbiamo attaccato alle 05:00 (le
03:00 italiane). I combattimenti vedono fronteggiarsi le forze di
sicurezza e l'Esercito del Mahdi (la milizia di Sadr)'', ha
confewrmato in via ufficiale alla stampa internazionale il maggiore
Karim al-Zubaidi, portavoce della polizia di Bassora. Fonti mediche
locali, fin dal mattino, parlano di ''numerosi feriti fra i civili'',
ma mancano al momento cifre confermate rispetto alle vittime.
L'operazione è stata quasi annunciata dal premier iracheno
Nuri al-Maliki che, ieri, si è recato in visita in città,
ribadendo la ferma intenzione del governo di Baghdad di imporre la
sua autorità sulla grande città del sud, dai cui campi
petroliferi proviene la maggior parte delle entrate dell'Iraq.
Un'autorità che, fin dal 2003,
non sono riusciti a imporre i corpi speciali britannici che, per
lungo tempo, hanno provato a schiacciare senza esito l'organizzazione
del Mahdi, ritenuta la principale responsabile delle violenze
intersettarie che hanno insanguinato l'Iraq.
Bassora è vitale per l'Iraq. La
grande città del sud dell'Iraq, dai cui campi petroliferi
proviene la maggior parte delle entrate del Paese, è teatro di
una lotta di potere fra diverse formazioni sciite da quando a metà
dicembre le truppe britanniche ne hanno ceduto il controllo alle
forze di sicurezza irachene. Lo stesso al-Maliki, come ha fatto
sapere lo stesso governo di Baghdad, si trova in città per
guidare di persona le operazioni militari.
Attacco politico, o no? ''Resisteremo nei confronti di
quest'operazione politica condotta dal governo contro di noi: quella
di oggi è un'operazione politica contro il nostro movimento,
mascherata dall'intervento in favore della sicurezza'', ha dichiarato
lo sceicco Ahmad Al-Ali, leader della corrente sadrista in città.
Se il motivo dell'attacco è
chiaro, lo è meno la scelta del momento per attuarlo. Proprio
nei giorni scorsi, infatti, l'ayatollah Moqtada al-Sadr aveva fatto
sapere di essersi ritirato nella città iraniana di Qom, sacra
per gli sciiti, per dedicarsi allo studio della teologia.
L'ayatollah, per anni fiero oppositore della presenza di truppe
straniere in Iraq, pareva stranamente dimesso nel suo ultimo sermone,
nel quale scioglieva in pratica lo stesso esercito del Mahdi.
Alla luce di quanto accaduto oggi si
potrebbe dedurre che il governo di Baghdad abbia voluto lanciare
l'offensiva proprio ora perché il movimento appare indebolito,
ma magari era consigliabile un'opzione diplomatica, visto che i
seguaci di al-Sadr rappresentano anche un nutrito gruppo
parlamentare. Oppure la mossa è meno inattesa del previsto e
la fuga di Moqtada è in realtà frutto di un accordo con
il governo Maliki da parte dell'ayatollah radicale.
Una sorta di lasciapassare per la
libertà, con l'esercito che elimina le ultime sacche di
resistenza tra i sadristi.
Troppo presto per sapere, ma intanto la
battaglia infuria e, come sempre, non risparmierà i civili.