Quarantamila imam dovranno seguire prossimamente un corso sul tema della cultura
del dialogo interreligioso. Accade in Arabia Saudita, stato islamico le cui leggi
prevedono l'osservanza del wahabismo, corrente fondamentalista che prevede il
rigido rispetto delle prescrizioni giuridiche e sociali islamiche.

In base alle notizie apparse sul quotidiano arabo "al-Sharq al-Awsat", le autorità
saudite, in collaborazione con il ministero degli Affari Islamici, avrebbero istituito
i corsi speciali sulla "cultura del dialogo e sul valore dei contatti" con l'obiettivo
di incoraggiare la moderazione e la tolleranza nei confronti delle altre religioni
nella società saudita.
Il progetto, organizzato dal Centro Re Abdelaziz per il dialogo nazionale, fa
parte di un programma di modernizzazione avviato dalla monarchia saudita qualche anno fa, in seguito alla nomina di re
Abdelaziz, considerato più moderato del predecessore Abdul Aziz al Saud. Il progetto
prevede una rilettura in chiave maggiormente equilibrata dell'Islam tradizionale,
definito come "una fede moderata nella dottrina che non accetta estremismi ed
esagerazioni, e che accetta il pluralismo tra le scuole e le correnti di pensiero".

Più volte le autorità religiose saudite sono state accusate dalla comunità internazionale
e soprattutto dagli Stati Uniti, alleati della monarchia, di fomentare l'estremismo
nelle giovani generazioni, incoraggiando i musulmani alla guerra santa e all'odio
contro gli infedeli. Circa mille imam sono stati rimossi negli ultimi anni dal
loro incarico a causa dell'eccessivo radicalismo, mentre nella società saudita
si fa sempre più crescente il bisogno di sicurezza contro le possibili minacce
dovute alla presenza della militanza islamica. La stessa famiglia reale ha subito
pressioni da Washington perché fossero modificate alcune interpretazioni letterali
dei testi religiosi, in modo da arginare una possibile deriva fondamentalista
del paese e controllare maggiormente l'operato degli imam più estremisti.

La nuova iniziativa del governo saudita ha comunque suscitato scetticismo e perplessità:
il regime ultraconservatore presente nel paese continua ad avere enorme influenza
sulla società civile e le iniziative per una maggiore apertura rappresentano solo
provvedimenti di facciata. Simbolico è da considerare l'episodio avvenuto pochi
giorni fa, che ha visto protagonisti due scrittori sauditi, nei confronti dei
quali è stata indetta una fatwa dallo sceicco Abdel Rahman al-Barak, sostenuta
da 20 religiosi del paese. I due, accusati di blasfemia, avevano pubblicato alcuni editoriali
sul quotidiano "al-Riad", nei quali mettevano in discussione il fatto di considerare
miscredenti i fedeli di religioni diverse da quella nazionale. Inoltre proponevano
di equiparare l'Islam alle altre fedi monoteiste e a sostenevano la possibilità
di conversione per i sauditi. Lo loro opinioni hanno provocato la reazione dello
sceicco al-Barak, uno tra i più importanti ulema wahabiti del Paese, che ha emesso
la fatwa contro di loro, considerandoli "meritevoli di morte" poiché "non accettano
di fare marcia indietro sulle idee professate che li rendono degli apostati".
Il religioso ha chiesto che i due vengno processati. Tali provvedimenti hanno
scatenato l'indignazione degli intellettuali liberali del paese, che da anni si
battono contro i religiosi conservatori per ottenere riforme concrete a livello
politico e sociale.