25/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Arabia Saudita stabilisce che 40 mila imam locali dovranno frequentare un corso sul dialogo interreligioso
Scritto per noi da
Martina Ambrosini 
 
Quarantamila imam dovranno seguire prossimamente un corso sul tema della cultura del dialogo interreligioso. Accade in Arabia Saudita, stato islamico le cui leggi prevedono l'osservanza del wahabismo, corrente fondamentalista che prevede il rigido rispetto delle prescrizioni giuridiche e sociali islamiche.

Re Abdullah bin Abdul Aziz in mezzo ai fedeliIn base alle notizie apparse sul quotidiano arabo "al-Sharq al-Awsat", le autorità saudite, in collaborazione con il ministero degli Affari Islamici, avrebbero istituito i corsi speciali sulla "cultura del dialogo e sul valore dei contatti" con l'obiettivo di incoraggiare la moderazione e la tolleranza nei confronti delle altre religioni nella società saudita.

Il progetto, organizzato dal Centro Re Abdelaziz per il dialogo nazionale, fa parte di un programma di modernizzazione  avviato dalla monarchia saudita qualche anno fa, in seguito alla nomina di re Abdelaziz, considerato più moderato del predecessore Abdul Aziz al Saud. Il progetto prevede una rilettura in chiave maggiormente equilibrata dell'Islam tradizionale, definito come "una fede moderata nella dottrina che non accetta estremismi ed esagerazioni, e che accetta il pluralismo tra le scuole e le correnti di pensiero".

La MeccaPiù volte le autorità religiose saudite sono state accusate dalla comunità internazionale e soprattutto dagli Stati Uniti, alleati della monarchia, di fomentare l'estremismo nelle giovani generazioni, incoraggiando i musulmani alla guerra santa e all'odio contro gli infedeli. Circa mille imam sono stati rimossi negli ultimi anni dal loro incarico a causa dell'eccessivo radicalismo, mentre nella società saudita si fa sempre più crescente il bisogno di sicurezza contro le possibili minacce dovute alla presenza della militanza islamica. La stessa famiglia reale ha subito pressioni da Washington perché fossero modificate alcune interpretazioni letterali dei testi religiosi, in modo da arginare una possibile deriva fondamentalista del paese e controllare maggiormente l'operato degli imam più estremisti.

Processione funebreLa nuova iniziativa del governo saudita ha comunque suscitato scetticismo e perplessità: il regime ultraconservatore presente nel paese continua ad avere enorme influenza sulla società civile e le iniziative per una maggiore apertura rappresentano solo provvedimenti di facciata. Simbolico è da considerare l'episodio avvenuto pochi giorni fa, che ha visto protagonisti due scrittori sauditi, nei confronti dei quali è stata indetta una fatwa dallo sceicco Abdel Rahman al-Barak, sostenuta da 20 religiosi  del paese. I due, accusati di blasfemia, avevano pubblicato alcuni editoriali sul quotidiano "al-Riad", nei quali mettevano in discussione il fatto di considerare miscredenti i fedeli di religioni diverse da quella nazionale. Inoltre proponevano di equiparare l'Islam alle altre fedi monoteiste e a sostenevano la possibilità di conversione per i sauditi. Lo loro opinioni hanno provocato la reazione dello sceicco al-Barak, uno tra i più importanti ulema wahabiti del Paese, che ha emesso la fatwa contro di loro, considerandoli "meritevoli di morte" poiché "non accettano di fare marcia indietro sulle idee professate che li rendono degli apostati". Il religioso ha chiesto che i due vengno processati. Tali provvedimenti hanno scatenato l'indignazione degli intellettuali liberali del paese, che da anni si battono contro i religiosi conservatori per ottenere riforme concrete a livello politico e sociale.
 
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