Le autorità armene hanno revocato oggi lo stato d'emergenza, imposto il 1 marzo
a séguito degli scontri tra polizia e manifestanti nella capitale Yerevan, che
provocarono la morte di otto persone e il ferimento di altre 200. I blindati hanno
lasciato le strade della capitale, immediatamente sostituiti però da reparti della
polizia in assetto antisommossa.

Circa 1.500 manifestanti hanno provato a sfilare per le strade del centro per
ricordare le vittime del 1 marzo, ma sono stati invitati dalla polizia a fare
ritorno alle proprie case. Frattanto, a livello politico, la crisi sembra essere
risolta, visto che nel nuovo governo dovrebbe entrare anche uno dei partiti che,
nelle scorse settimane, aveva fatto appello alla mobilitazione popolare. Gli scontri
del 1 marzo furono provocati dalle proteste dell'ex-presidente Levon Ter-Petrosyan,
uscito sconfitto dalle elezioni del 19 febbraio ad opera del premier uscente,
Serzh Sarksyan. Il primo accusa il presidente uscente, Robert Kocharyan, di aver
truccato le elezioni per favorire la vittoria di Sarksyan, suo alleato. Gli osservatori
internazionali avevano confermato la correttezza delle consultazioni, attirandosi
le accuse dell'opposizione.