21/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



In Cecenia torna il calcio e si ricostruisce. Ma la guerra non si ferma
Tifosi di GroznyVenerdì scorso, per la prima volta dopo sei anni, il Terek FC, la squadra di calcio di Grozny, è tornata a disputare una partita nella capitale cecena. E’ stata battuta 3 a 0 dal Krylya Sovetov, una squadra russa. Ma per i ceceni è stata ugualmente una festa. Soprattutto per il presidente della formazione, che è anche presidente della Cecenia: il putiniano Ramzan Kadyrov non ha mancato di presentare questo evento come l’ennesima dimostrazione del ritorno alla normalità nella repubblica cecena dopo oltre tredici anni di guerra.
 
Il nuovo centro di GroznyA Grozny è boom edilizio. Una impressione rafforzata dal boom della ricostruzione che da oltre un anno interessa Grozny (anche lo stadio dove si è giocata la partita è nuovo di zecca).
Il centro della città, fino a pochi anni fa una desolata distesa di macerie attraversate fangose, oggi è quasi irriconoscibile, con file di edifici bianchi candidi che si affacciano su viali appena asfaltati.
Il business della ricostruzione è controllato – come tutto in Cecenia – dal clan mafioso del presidente Kadyrov, il quale ha capito che l'ediliza e i lavori pubblici rendono più dei sequestri di persona e del traffico d’armi e di petrolio.
 
Guerrigliero cecenoMa fuori città la guerra continua. Nonostante Kadyrov e Putin continuino a sforzarsi di dimostrare che la guerra in Cecenia è finita, il conflitto continua. Dopo una breve pausa invernale, infatti, i combattimenti tra separatisti islamici e truppe russo-cecene sono già ripresi. Mercoledì sera, sei soldati russi, quattro soldati ceceni, tre ribelli e almeno un civile sono rimasti uccisi in una violenta battaglia scoppiata in un villaggio nella zona di Urus-Martan, una ventina di chilometri a sud di Grozny. Già domenica scorsa, tre ribelli erano rimasti uccisi in un lungo scontro a fuoco sulle montagne di Vedenò.
E se la situazione in Cecenia non accenna a migliorare, nelle vicine repubbliche dell’Inguscezia e del Daghestan non fa che peggiorare.
 
Forze russe in DaghestanScontri anche in Inguscezia e Daghestan. Venerdì scorso, mentre a Grozny il Terek prendeva tre gol, poche decine di chilometri più a est, nel distretto daghestano di Buniak le forze militari russe e locali hanno combattuto per sette ore contro un nutrito gruppo di ribelli islamici locali. Per avere la meglio sui guerriglieri, i federali hanno bombardato le postazioni nemiche con artiglieria ed elicotteri, uccidendo almeno cinque ribelli. Sei soldati, quattro russi e due daghestani, sono rimasti uccisi nello scontro.
Le cose non vanno meglio in Inguscezia, dove il 12 marzo l’esercito russo ha avviato un’operazione antiterrorismo nella zona di Troitskaya, una decina di chilometri a est di Nazran, rastrellando i villaggi casa per casa alla ricerca di ribelli e ingaggiando diversi scontri a fuoco, costati la vita ad almeno un guerrigliero.  

Enrico Piovesana

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