stampa
invia
“Un uomo ricercato è stato ucciso in un conflitto a fuoco. Si tratta di un saudita.
Abbiamo arrestato un altro ricercato, ma gli altri sono fuggiti”.
La profezia. Non tutti sono stati colti di sorpresa. Quasi in tempo reale con la prima sparatoria,
sul sito internet dell’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Kuwait, era apparso
un annuncio rivolto a tutti gli Occidentali presenti nel Paese.
Il contesto. Il
Kuwait, da sempre, è un fidato alleato di Washington nella zona. La sua
economia è totalmente basata sul petrolio e, di riflesso, gli affari
con gli Usa sono sempre stati sorretti da una protezione politica
garantita per decenni. La monarchia costituzionale del Kuwait, dove gli
sceicchi al-Sabah sono padroni assoluti, non aveva mai avuto bisogno di
protezione. Fino all’alba del 2 agosto 1990, quando le truppe irachene
di Saddam Hussein invadono il Paese. L’Iraq veniva da quasi dieci anni
di una guerra logorante contro l’Iran, combattuta anche in nome e per
conto degli Stati Uniti, e necessitava di ossigeno fresco per le sue
casse statali allo stremo. Il Kuwait sembrava la vittima perfetta di
una facile e indolore aggressione: un Paese ricchissimo e praticamente
indifeso, con il quale Baghdad poteva vantare un vecchio contenzioso di
confine come pretesto per una guerra. Saddam, probabilmente, contava
sull’indifferenza degli Stati Uniti, compagni di viaggio della lotta al
regime iraniano, ma evidentemente i tempi erano cambiati e, a gennaio
del 1991, sono proprio gli Usa a guidare una coalizione internazionale
che libera il Kuwait e sconfigge l’Iraq. Nei cinque mesi di occupazione
le truppe di Saddam avevano messo a ferro e a fuoco il Kuwait che, dal
giorno della liberazione, ha vissuto con l’ossessione della
ricostruzione e della ricerca di protezione degli Stati Uniti. La
ricostruzione c’è stata, ma adesso sembra che i protettori di
Washington stiano diventando ingombranti. In Kuwait, in una società
islamica conservatrice ma profondamente legata all’Occidente da motivi
di sviluppo economico, non si era mai avvertito il problema del
fondamentalismo. Dal 10 gennaio il problema esiste.Christian Elia