stampa
invia
Contraccolpi. Un'impennata cospicua (rispetto ai 70 dollari del 2006) che avrà seri contraccolpi
sui clienti occidentali della Gazprom, Italia compresa. Ma soprattutto, una strategia
che rischia di far definitivamente tramontare il progetto di un gasdotto sotto
il Mar Caspio (denominato 'Nabucco') concepito per evitare il territorio russo
e trasportare direttamente in Europa la materia prima di cui sono ricche le ex-repubbliche
sovietiche dell'Asia centrale. La Gazprom prende in contropiede tutti con un'operazione
che, dal primo gennaio 2009, giorno in cui entrerà in vigore il nuovo accordo,
avrà ripercussioni sui prezzi in tutti i mercati europei.
Dipendenza. Per circa un decennio, Mosca, monopolista virtuale nella regione, ha potuto
tenere congelati i prezzi grazie ai contratti a lungo termine che hanno legato
a doppio filo alla Gazprom le regioni centroasiatiche. La compagnia russa controlla
tutti i gasdotti dell'area, eccetto una piccola struttura tra Turkmenistan e Iran
e un'altra parzialmente aperta tra Kazakistan e Cina. Questa ulteriore 'fidelizzazione'
delle repubbliche della Csi (Comunità degli Stati indipendenti), che costerà nell'immediato
alla Gazprom parecchi milioni di dollari, non è tanto il prezzo da pagare per
aver 'calmierato' per anni le tariffe in virtù del suo monopolio sulle infrastrutture.
E' una precisa strategia che consentirà alla compagnia russa di ricaricare l'attuale
esborso sull'Ucraina, che per anni ha beneficiato di un trattamento vantaggioso,
e sulla Bielorussia, nazioni verso le quali Mosca esporta più gas di quanto ne
importi dalle repubbliche centroasiatiche. L'accordo è uno dei tanti tasselli
di un mosaico che vede la Russia sempre più aggressiva e lungimirante, nel consolidare
il controllo e gestione delle risorse, a fronte di una Unione Europea divsa, con
una politica energetica incapace di pianificare a lungo termine, e per adesso
ancora totalmente dipendente dal gas che passa per i 'tubi' russi.
L'Opec del gas. Al centro dell'incontro del cancelliere tedesco Angela Merkel con Putin, all'inizio
del mese, vi era proprio la discussione riguardante la posizione europea in merito
all'Action Plan della Ue. Il piano di sicurezza energetica dell'Unione Europea
per diversificare le fonti e le rotte dell'approvigionamento verrà tracciato a
fine novembre, e dovrebbe diventare operativo entro il 2009. Un bel po' di tempo,
per la Gazprom, per concretizzare i pre-accordi di costruzione dei gasdotti Nord
Stream (attraverso il Mar Baltico) e Sud Stream (attraverso il Mar Nero fino al
cuore dell'Europa). Infine, a gennaio sono state gettate le basi per la creazione
di una 'Opec' del gas, un'organizzazione dei maggiori esportatori all'interno
della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), che qualcuno ritiene possa addirittura
scegliere, nelle transazioni economiche, l'euro forte, anzichè l'attuale dollaro.
La Russia presenterà lo statuto in occasione del Forum della Comunità Economica
Eurosiatica che si terrà a Pietroburgo all'inizio del prossimo aprile. Lo scopo
è quello di "creare le condizioni adatte per l'equa distribuzione del reddito
derivante dall'esportazione di gas all'interno dei Paesi produttori ed esportatori".
Luca Galassi