21/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Mosca adegua le tariffe del gas: pagare di più per guadagnare di più
Con una mossa a sorpresa, la Russia consolida ulteriormente il proprio controllo sul gas centroasiatico. L'accordo stipulato una settimana fa dalla Gazprom con le compagnie energetiche di Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan prevede un sensibile adeguamento delle tariffe che Mosca paga alle repubbliche centroasiatiche: da 150 a oltre 350 dollari ogni mille metri cubi di gas. 
 
GasdottoContraccolpi. Un'impennata cospicua (rispetto ai 70 dollari del 2006) che avrà seri contraccolpi sui clienti occidentali della Gazprom, Italia compresa. Ma soprattutto, una strategia che rischia di far definitivamente tramontare il progetto di un gasdotto sotto il Mar Caspio (denominato 'Nabucco') concepito per evitare il territorio russo e trasportare direttamente in Europa la materia prima di cui sono ricche le ex-repubbliche sovietiche dell'Asia centrale. La Gazprom prende in contropiede tutti con un'operazione che, dal primo gennaio 2009, giorno in cui entrerà in vigore il nuovo accordo, avrà ripercussioni sui prezzi in tutti i mercati europei.
 
L'Artctic PipelineDipendenza. Per circa un decennio, Mosca, monopolista virtuale nella regione, ha potuto tenere congelati i prezzi grazie ai contratti a lungo termine che hanno legato a doppio filo alla Gazprom le regioni centroasiatiche. La compagnia russa controlla tutti i gasdotti dell'area, eccetto una piccola struttura tra Turkmenistan e Iran e un'altra parzialmente aperta tra Kazakistan e Cina. Questa ulteriore 'fidelizzazione' delle repubbliche della Csi (Comunità degli Stati indipendenti), che costerà nell'immediato alla Gazprom parecchi milioni di dollari, non è tanto il prezzo da pagare per aver 'calmierato' per anni le tariffe in virtù del suo monopolio sulle infrastrutture. E' una precisa strategia che consentirà alla compagnia russa di ricaricare l'attuale esborso sull'Ucraina, che per anni ha beneficiato di un trattamento vantaggioso, e sulla Bielorussia, nazioni verso le quali Mosca esporta più gas di quanto ne importi dalle repubbliche centroasiatiche. L'accordo è uno dei tanti tasselli di un mosaico che vede la Russia sempre più aggressiva e lungimirante, nel consolidare il controllo e gestione delle risorse, a fronte di una Unione Europea divsa, con una politica energetica incapace di pianificare a lungo termine, e per adesso ancora totalmente dipendente dal gas che passa per i 'tubi' russi.

La sede della Gazprom a MoscaL'Opec del gas. Al centro dell'incontro del cancelliere tedesco Angela Merkel con Putin, all'inizio del mese, vi era proprio la discussione riguardante la posizione europea in merito all'Action Plan della Ue. Il piano di sicurezza energetica dell'Unione Europea per diversificare le fonti e le rotte dell'approvigionamento verrà tracciato a fine novembre, e dovrebbe diventare operativo entro il 2009. Un bel po' di tempo, per la Gazprom, per concretizzare i pre-accordi di costruzione dei gasdotti Nord Stream (attraverso il Mar Baltico) e Sud Stream (attraverso il Mar Nero fino al cuore dell'Europa). Infine, a gennaio sono state gettate le basi per la creazione di una 'Opec' del gas, un'organizzazione dei maggiori esportatori all'interno della Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), che qualcuno ritiene possa addirittura scegliere, nelle transazioni economiche, l'euro forte, anzichè l'attuale dollaro. La Russia presenterà lo statuto in occasione del Forum della Comunità Economica Eurosiatica che si terrà a Pietroburgo all'inizio del prossimo aprile. Lo scopo è quello di "creare le condizioni adatte per l'equa distribuzione del reddito derivante dall'esportazione di gas all'interno dei Paesi produttori ed esportatori".

Luca Galassi

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