20/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuove regole di ingaggio dell'esercito israeliano per evitare i rapimenti
Dovete evitare i tentativi di sequestro di altri soldati israeliani ad ogni costo, anche se ciò dovesse costare la vita agli ostaggi. È l'ordine che l'esercito israeliano ha impartito ai suoi militari, lo riferiscono alcuni riservisti al quotidiano israeliano Jerusalem Post. Stando alle fonti, l'ordine è stato diffuso durante un briefing alla base di Tzehilim, rivolto ai militari che dovranno pattugliare il valico di Kerem Shalom, al confine con la Striscia di Gaza.

Sparare a vista. La nuova disposizione, che va a modificare le normali regole dell'ingaggio di Tsahal, è in vigore da due settimane, ma il portavoce dell'esercito non conferma, sostenendo che non è loro abitudine divulgare gli ordini operativi. Giovedì 20 marzo, i soldati israeliani hanno ucciso un contadino palestinese di 61 anni, che si trovava nei pressi della linea di confine. Anche la sua uccisione, le cui modalità si sono ripetute diverse volte nei miesi passati, fa parte di una scelta strategica israeliana per limitare le perdite. L'esercito israeliano teme che i miliziani palestinesi possano piantare bombe vicino al confine, e per evitarlo ordina loro di sparare a vista contro chiunque si avvicini, anziani contadini compresi. Ora le regole di ingaggio sono state ulteriormente inasprite, e i soldati avranno un motivo in più per sparare senza timore delle responsabilità. “Attaccare, raggiungere l'obiettivo e non avere paura” è questo l'ordine per i soldati israeliani che dovessero trovarsi in situazioni simili a quelle vissute nel giugno 2006, quando il caporale Gilad Shalit venne rapito da Hamas, e nel luglio dello stesso anno, quando Eldad Regev e Ehud Goldwasser vennero catturati da Hezbollah.

Shalit. Pare che le nuove regole di ingaggio siano state imposte per evitare il ripetersi di situazioni come quelle, che ancora oggi, a due anni di distanza, non si sono risolte. I tre rapimenti sono avvenuti in modo abbastanza simile, tramite attacchi blitz di miliziani pochi metri oltre il confine. Nel caso di Shalit, i sequetratori sbucarono da un tunnel vicino alla torretta di osservazione che lui presidiava, prendendolo di sorpresa. Se i suoi commilitoni avessero applicato le nuove norme, oggi Shalit potrebbe essere morto, ma almeno Israele non avrebbe il vincolo della trattativa aperta con Hamas, con la mediazione dell'Egitto. La sua liberazione è nell'aria da tempo e c'è anche un accordo di massima sulle concessioni: Hamas chiede la liberazione di un migliaio di detenuti palestinesi, in maggioranza donne e minori, ma gli eventi degli ultimi mesi lasciano pensare che Israele preferirebbe adottare nei confronti del gruppo islamico una linea più intransigente, senza condizioni.

Goldwasser e Regev. Quanto a Goldwasser e Regev, i due rapiti da Hezbollah, il loro sequestro ha dato il via alla seconda guerra in Libano, ma, come in seguito ha ammesso lo stesso premier Olmert, l'attacco contro Hezbollah era pianificato da tempo. Quindi la cattura dei due si è rivelata un pretesto per iniziare la guerra. Una vera e propria trattativa per la loro liberazione non è mai nemmeno cominciata, perché da parte del partito di Dio non sono mai state fornite informazioni sulle loro condizioni di salute. Ufficiosamente di diceva che i due erano feriti. Recentemente però, mentre il premier Olmert si trovava in visita in Germania, il settimanale Der Spiegel ha rivelato che l'intelligence israeliana ritiene che i due siano morti. Il governo di Olmert starebbe valutando l'ipotesi di dichiararlo esplicitamente, forse anche per avere le mani libere rispetto a un nuovo conflitto, tutt'altro che improbabile, contro Hezbollah in Libano.
 

Naoki Tomasini

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