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Sparare a vista. La nuova
disposizione, che va a modificare le normali regole dell'ingaggio di
Tsahal, è in vigore da due settimane, ma il portavoce
dell'esercito non conferma, sostenendo che non è loro
abitudine divulgare gli ordini operativi. Giovedì 20 marzo, i
soldati israeliani hanno ucciso un contadino palestinese di 61 anni,
che si trovava nei pressi della linea di confine. Anche la sua
uccisione, le cui modalità si sono ripetute diverse volte nei
miesi passati, fa parte di una scelta strategica israeliana per
limitare le perdite. L'esercito israeliano teme che i miliziani
palestinesi possano piantare bombe vicino al confine, e per evitarlo
ordina loro di sparare a vista contro chiunque si avvicini, anziani
contadini compresi. Ora le regole di ingaggio sono state
ulteriormente inasprite, e i soldati avranno un motivo in più
per sparare senza timore delle responsabilità. “Attaccare,
raggiungere l'obiettivo e non avere paura” è questo l'ordine
per i soldati israeliani che dovessero trovarsi in situazioni simili
a quelle vissute nel giugno 2006, quando il caporale Gilad Shalit
venne rapito da Hamas, e nel luglio dello stesso anno, quando Eldad
Regev e Ehud Goldwasser vennero catturati da Hezbollah.
Shalit. Pare che le nuove regole
di ingaggio siano state imposte per evitare il ripetersi di
situazioni come quelle, che ancora oggi, a due anni di distanza, non
si sono risolte. I tre rapimenti sono avvenuti in modo abbastanza
simile, tramite attacchi blitz di miliziani pochi metri oltre il
confine. Nel caso di Shalit, i sequetratori sbucarono da un tunnel
vicino alla torretta di osservazione che lui presidiava, prendendolo
di sorpresa. Se i suoi commilitoni avessero applicato le nuove norme,
oggi Shalit potrebbe essere morto, ma almeno Israele non avrebbe il
vincolo della trattativa aperta con Hamas, con la mediazione
dell'Egitto. La sua liberazione è nell'aria da tempo e c'è
anche un accordo di massima sulle concessioni: Hamas chiede la
liberazione di un migliaio di detenuti palestinesi, in maggioranza
donne e minori, ma gli eventi degli ultimi mesi lasciano pensare che
Israele preferirebbe adottare nei confronti del gruppo islamico una
linea più intransigente, senza condizioni.
Goldwasser e Regev. Quanto a
Goldwasser e Regev, i due rapiti da Hezbollah, il loro sequestro ha
dato il via alla seconda guerra in Libano, ma, come in seguito ha
ammesso lo stesso premier Olmert, l'attacco contro Hezbollah era
pianificato da tempo. Quindi la cattura dei due si è rivelata
un pretesto per iniziare la guerra. Una vera e propria trattativa per
la loro liberazione non è mai nemmeno cominciata, perché
da parte del partito di Dio non sono mai state fornite informazioni
sulle loro condizioni di salute. Ufficiosamente di diceva che i due
erano feriti. Recentemente però, mentre il premier Olmert si
trovava in visita in Germania, il settimanale Der Spiegel ha rivelato
che l'intelligence israeliana ritiene che i due siano morti. Il
governo di Olmert starebbe valutando l'ipotesi di dichiararlo
esplicitamente, forse anche per avere le mani libere rispetto a un
nuovo conflitto, tutt'altro che improbabile, contro Hezbollah in
Libano. Naoki Tomasini
Parole chiave: Shalit, Regev e Goldwasser, regole di ingaggio